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Di Vito mostra l’accordo tra Palazzo Orsetti e due dei quattro ai quali erano stati chiesti i danni: “Basta un like per venire puniti”

“Il Comune chiede ai cittadini dieci mila euro in caso di dissenso: di San Concordio non si potrà più parlare se non aderendo alla versione dei fatti del Pd”. A pochi giorni dal ballottaggio le vicende legali della frazione tornano così al centro della campagna elettorale. Questa mattina (20 giugno) il candidato consigliere di Forza Italia-Udc in quota SìAmo Lucca Alessandro di Vito, grazie alle istanze di accesso agli atti presentate dal gruppo consiliare, ha infatti reso noto quanto contenuto nell’atto di transazione tra il Comune di Lucca e due dei quattro dei cittadini di San Concordio ai quali l’amministrazione aveva presentato la richiesta di risarcimento per danni causati all’immagine dell’ente dopo l’esposto depositato dai privati per presunti abusi commessi nella realizzazione dei Quartieri social.

Transazione basata sostanzialmente su una lettera di scuse che i privati avrebbero dovuto sottoscrivere per reintegrare il danno patito dall’ente. Ma è proprio questo testo a essere finito nel mirino dei consiglieri di opposizione: tra i punti della dichiarazione firmata dai cittadini, oltre alle scuse nei confronti del sindaco, vicesindaco e dei dipendenti e al ritiro di quanto affermato sulla stampa in diversi articoli inerenti alla vicenda, ne figurerebbe uno in cui i privati sottoscrivono che “la richiesta di risarcimento danno avanzata dal Comune di Lucca non è da ritenersi tesa a reprimere il dissenso, contrariamente a quanto sostenuto, sui mezzi d’informazione, e in particolare nell’ambito degli articoli apparsi su Lucca in diretta, dal consigliere Massimiliano Bindocci, dal consigliere Remo Santini, dal Comitato sanità Lucca, Difendere Lucca, Lista Civile, Movimento 5 stelle, Rete dei comitati, Salviamo la manifattura, SìAmo Lucca, Uniti per la manifattura e il cittadino Paolo Pieri”.

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Punto che si lega alla clausola numero 5 del contratto di transazione dove sarebbe scritto che, qualora “in qualsiasi forma” i due cittadini si dovessero dissociare dalla lettera di scuse – e quindi aderire alle interpretazioni dei fatti dei soggetti sopra elencati – dovrebbero versare 10 mila euro a titolo di penale.

“Anche un like su Facebook tra anni può costare ai cittadini 10 mila euro: significa che il Comune non ammette neanche che sia possibile cambiare opinione. Tutto questo è inaccettabile e non può che essere censurabile, da un punto di vista giuridico prima ancora che politico – tuona Di Vito insieme al candidato consigliere di Forza Italia Massimo Pieri, da Elvio Cecchini di Lista Civile e dai consiglieri uscenti Massimiliano Bindocci e Fabio Barsanti -. E non si venga a dire che questa misura era necessaria per ripianare il danno subito dall’amministrazione
civica, visto che la vera misura riparatoria del danno all’immagine sarebbe, al più potuto consistere nella pubblicazione della lettera di scuse dato che il contratto di transazione prevede che il testo di scuse venga ‘consegnato dal Comune di Lucca in forma integrale agli organi di stampa a ristoro del pregiudizio reputazionale subito’ ma la lettera non è nemmeno mai stata pubblicata. Senza considerare che l’impegno di spesa del Comune per l’intera operazione stimato in 29 mila euro, 5 mila dei quali sono già stati spesi”.

Una lettera che, in campagna elettorale, assume anche un significato politico amplificato dalle polemiche di questi giorni relative all’allargamento della coalizione di centrodestra.

Se c’è un’allerta democrazia questa arriva dal Partito democratico – ribadisce Barsanti -: da una parte ci sono le chiacchiere e le condanne, dall’altra un’opposizione seria dimostrata da fatti e dalle mozioni presentate in questi anni, spesso approvate dalla maggioranza. Il resto sono solo pistole scariche che manifestano un atteggiamento nervoso da parte di un Pd sempre più isolato anche dalla sinistra perché non si può sostenere chi, in preda a una bulimia di potere, cerca di reprimere il dissenso. È successo con me nel 2018 quando fui querelato da Cantini, è successo a Remo Santini con Raspini e in ultimo a Bindocci: questo modo di agire deve essere un monito per la democrazia”.

Poi l’appello e l’impegno in caso di vittoria il 26 giugno. “Spero che Raspini dichiari pubblicamente che questo materiale sarà stracciato – concludono Pieri, Di Vito, Barsanti e Cecchini – che lui personalmente si dissoci da questa vicenda e che pubblichi il testo della lettera di scuse. Ora però basta con questo modo di agire: domenica è l’occasione per virare verso la partecipazione e la libertà di espressione e finirla con questo delirio amministrativo”.