Scuola, la denuncia di una precaria: “L’odio sui social arriva anche dai professori”

Il commento di un'insegnante dopo aver letto numerose offese rivolte ai politici: "Così rischiamo di perdere il supporto anche di chi ci ha sempre voluto aiutare"

Sui social è un susseguirsi di offese nei confronti di tutta la classe politica, nessuno escluso. Sotto ogni articolo che parla di scuola, in particolare in questo periodo pre-elettorale, le parole utilizzate dagli insegnanti contro i politici di ogni schieramento, vengono scagliate come sassi. Le riflessioni spesso insensate e di basso spessore denotano una scarsa informazione e sono un intreccio di odio, ignoranza e livore. E questa sarebbe la fotografia dell’attuale categoria insegnanti?”.

Si sfoga così l’insegnante ancora precaria Francesca De Martin, dispiaciuta per il comportamento dei colleghi che ritiene “vergognoso e inaccettabile”: “La cosa che più mi rattrista – prosegue – non è soltanto vedere una totale disaffezione alla vita politica ma anche l’insulto utilizzato al posto di un’opinione argomentata. I politici non sono tutti uguali, anche all’interno dello stesso partito, tra un esponente e l’altro, ci sono differenze abissali, sia dal punto di vista comportamentale che caratteriale. Con i modi poco gentili, attraverso i quali, i docenti si esprimono sempre più spesso, rischiamo di perdere il supporto anche di chi non si è mai sottratto ad ascoltare e ad accogliere le nostre richieste di aiuto”.

“La scuola è in macerie e la colpa di questa rovina non è imputabile a una sola persona o a un partito soltanto, una parte di responsabilità in tutto questo, ce l’hanno anche i sindacati e la nostra categoria, colpevole di non essere mai stata in grado di camminare unita per il riconoscimento e la tutela dei propri diritti – commenta – Ogni docente grida per se stesso: per ottenere il posto fisso vicino a casa, per l’abolizione del vincolo, per l’aumento stipendiale, per le graduatorie a esaurimento, è una richiesta continua e costante quasi ossessiva e vessatoria, come se gli esponenti politici avessero la bacchetta magica per far risorgere in pochi minuti la scuola pubblica dalle ceneri e per accontentare tutti gli insegnanti di ogni categoria, come se ogni richiesta fosse attuabile e ci spettasse di diritto”.

“Dovremmo capire che cosa chiedere, come farlo e prima di farlo, ritornare ad amare e a credere nella politica – continua l’insegnante – Cosa volete dimostrare quando ‘gridate’ su Facebook che non voterete nessuno se poi andate a scrivere sulle pagine degli esponenti politici più attivi sui social una richiesta o l’altra? Coerenza e anche un esame di coscienza. Siamo sicuri che ognuno di noi meriti il posto in una classe? Abbiamo tutti la preparazione e la vocazione per l’insegnamento oppure la scuola è diventata il ‘rifugio dei poveri’ perché in Italia non è possibile lavorare in altri settori? Al concorso ordinario per la scuola primaria ho incontrato candidati laureati in geologia, filosofia, archeologia, tutti con una laurea importante in mano e in fila per la scuola primaria. Ora mi chiedo: se tutte queste persone avessero avuto la possibilità di lavorare nel proprio settore, avrebbero mai scelto di lavorare in una scuola primaria?”.

Onestamente sono perplessa – conclude – e lo vedo dai comportamenti che molti docenti adottano in classe e nei confronti dei bambini più ribelli. Triste è anche sventolare la laurea con aria di superiorità e utilizzare la parola ossimoro solo per insultare un determinato partito”

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