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La riflessione dello storico Paolo Buchignani: “Gaza, la tragedia dei due estremismi”

Il docente: “I bombardamenti israeliani sui civili sono crimini contro l’umanità”

Gaza: la tragedia dei due estremismi“. Inizia così la riflessione di Paolo Buchignani, storico e studioso del ‘900, già docente di storia contemporanea all’università per stranieri di Reggio Calabria e socio ordinario dell’Accademia lucchese di scienze, lettere e arti.

Hamas è una formazione politica terroristica, che ha compiuto un’orrenda strage di civili inermi – prosegue -. Lo ha fatto non per favorire i palestinesi, che usa come scudi umani a Gaza, ma per impedire un disgelo fra Israele e alcuni paesi arabi: disgelo che avrebbe potuto avvicinare la possibilità di far nascere, finalmente e auspicabilmente, uno Stato palestinese, e quindi servire davvero la causa di quel popolo arabo senza patria, condannato da oltre settant’anni a vivere in condizioni intollerabili. Hamas non si propone questo obiettivo (due popoli, due stati, l’unico realistico), ma l’annientamento di Israele, (allontanando, di fatto, la soluzione del problema), e la destabilizzazione di tutto il Medio Oriente a favore di Stati canaglia come l’Iran e la Russia, probabili mandanti di quanto accaduto il 7 ottobre (Putin ha interesse a impegnare l’Occidente su di un altro teatro di guerra in modo da ridurne il sostegno all’Ucraina)”.

“Israele è una democrazia, che, però, il governo di estrema destra di Netanyahu, già da tempo, sta cercando di trasformare in una autocrazia – continua Buchignani -. Parallelamente, lo stesso governo, ha assunto una condotta sempre più oppressiva e discriminatoria verso i palestinesi (fatti oggetto, addirittura, in Cisgiordania, di una sorta di pulizia etnica ad opera dei coloni israeliani sostenuti dall’esercito), favorendone la radicalizzazione a favore di Hamas; il quale, dunque, trae alimento dall’estremismo del governo di Tel Aviv. Insomma, il movimento terrorista e l’aspirante dittatore Netanyahu si alimentano a vicenda, creando una spirale di odio che di certo non favorisce la pacifica convivenza fra i due popoli. Il capo del governo israeliano, poi, oltre ad essere fortemente indiziato di gravi episodi di corruzione, ha clamorosamente fallito nel proteggere i suoi cittadini dall’attacco terroristico del 7 ottobre. In seguito al quale, anziché operare con un lavoro di intelligence per colpire Hamas, ha invaso la striscia di Gaza, sperando, col mostrare i muscoli, di salvare la sua disastrata carriera politica. A Gaza, capi e militanti di Hamas sono mischiati alla popolazione, sono insediati in scuole, ospedali, civili abitazioni; dunque è impossibile colpirli senza massacrare migliaia di persone innocenti, come, di fatto, è avvenuto e sta avvenendo (siamo già oltre le 11.000 vittime, compresi almeno 4000 bambini) e come certo Netanyahu ben sapeva: ma cosa conta tutto questo e anche la vita dei 240 ostaggi nelle mani dei terroristi, di fronte al suo tentativo (improbabile, credo) di sopravvivere politicamente?”.

I bombardamenti israeliani sui civili sono crimini contro l’umanità, anche se privi dell’intenzionalità di quelli commessi dalla parte avversa. E poi, quali saranno i risultati conseguiti da questa scellerata invasione di Gaza? Hamas non sarà annientato, perché – prosegue Buchignani – i suoi capi e molti militanti non si trovano lì (sono nel Qatar, in Cisgiordania e altrove); anzi, questa azione militare israeliana rischia di rafforzare politicamente il movimento terrorista, conferendogli la corona del martirio, e di indebolire l’autorità palestinese moderata, l’unico possibile interlocutore per un’intesa necessaria sui due popoli e due Stati. Questa medesima azione, inoltre, rischia di scatenare nel mondo una pericolosa ondata di antisemitismo (con conseguenti rigurgiti neo-nazisti), di cui già si vedono le avvisaglie. Getta discredito sulle democrazie (essendo Israele una democrazia, almeno per ora) e quindi favorisce il diffondersi di un pericoloso relativismo (l’idea errata che le democrazie non sono migliori delle dittature, perché anch’esse violano i diritti umani), avvantaggiando, di conseguenza, le autocrazie. Potenzia e diffonde nel mondo quell’avversione all’Occidente democratico, già largamente presente e sostenuta dai regimi autocratici. Potrebbe favorire, negli Stati Uniti, l’indebolimento di Biden e l’infausto ritorno di Trump. Infine, e non certo da ultimo per importanza, questa invasione di Gaza alimenta enormemente le tensioni internazionali con conseguenze imprevedibili”.