Il dibattito
|Tagli ai fondi per le strade provinciali, scoppia la polemica politica
Centrosinistra contro il ministro Salvini: “Sono per il ponte sulllo Stretto”. Potenti (Lega): “Diffondono falsità”
“Per la Toscana i tagli sarebbero un colpo micidiale alla viabilità provinciale: 58 milioni di euro in meno in cinque anni per le strade, un vulnus impossibile da colmare con le risorse a disposizione di Province e Comuni. Così si mette a rischio la sicurezza e la mobilità quotidiana di migliaia di toscani”. A dirlo è Andrea Marrucci, presidente di Ali Toscana – Autonomie locali italiane, commentando le notizie sui tagli ai fondi per la manutenzione per le strade provinciali e le dichiarazioni del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini.
“Non è accettabile che i fondi destinati ai territori – dice Marrucci – diventino la cassa da cui attingere per altre opere. Il governo fa un errore se mette di fatto in contrapposizione progetti specifici e manutenzione del quotidiano. In tante aree della nostra regione, la viabilità provinciale è l’unica via di accesso”.
“Non si può fare cassa sempre sugli enti locali: questi tagli, oltre che una minaccia per la sicurezza della viabilità provinciale, in molti casi già precaria, sono anche un colpo micidiale alle già provate casse delle Province. Si mette a rischio la sicurezza di una rete provinciale già stressata, si fanno saltare tante manutenzioni straordinarie, alcune già in corso, con un metodo che è anche poco rispettoso dei rapporti tra vari livelli istituzionali dello Stato. Il ministro Salvini dice che il Ponte sullo Stretto non c’entra nulla – conclude il presidente di Ali Toscana – ma purtroppo conferma i tagli. Per questo serve un ripensamento nell’interesse dei cittadini, pensando alla sicurezza stradale e al diritto alla mobilità di tutti”.
I numeri li dà il Pd regionale: “Dopo i definanziamenti per la Tirrenica e le mancate risorse per la messa in sicurezza ed il completamento di infrastrutture viarie fondamentali come la Cassia, la Due Mari, la Siena – Firenze, sulle strade della Toscana si abbatte nuovamente la scure del governo Meloni: il ministero delle infrastrutture e trasporti ha disposto infatti una riduzione complessiva del 70 per cento di stanziamenti già assegnati pari a quasi 34 milioni di euro per il biennio 2025-2026“. È quanto dichiara una nota congiunta di Emiliano Fossi, deputato e segretario Dem della Toscana, Marco Simiani capogruppo Pd in commissione ambiente di Montecitorio, Dario Parrini, vicepresidente della commissione affari costituzionali e Francesco Gazzetti responsabile Pd Toscana Infrastrutture, sugli effetti del decreto ministeriale di ripartizione. “I tagli – dicono – riguardano quindi tutte le province: 3.227.834 euro ad Arezzo; 6.790.710 euro a Firenze; 3.913.121 euro a Grosseto; 2.243.181 euro a Livorno; 3.880.234 euro a Lucca; 2.033.076 euro a Massa Carrara; 3.974.006 euro a Pisa; 2.722.666 euro a Pistoia; 1.443.948 euro a Prato e 3.735.761 euro a Siena. Si tratta di riduzioni devastanti che andranno sicuramente a incidere sulla corretta percorribilità di strade utilizzate ogni giorno da migliaia di veicoli. Su questi tagli è stata presentata una interrogazione parlamentare del Partito Democratico sia alla Camera che al Senato. I cittadini devono sapere se è questa la sicurezza stradale che il ministro Salvini vorrebbe garantire alle nostre comunità”.
Una polemica che viene rilanciata anche dalla politica lucchese: “Riteniamo vergognoso – è il commento di Rifondazione Comunista – che il governo Meloni tagli 1,7 miliardi per la manutenzione di 120mila chilometri di strade provinciali mentre si aumentano per il 2025 le spese militari di 10 miliardi e si prevedono ulteriori incrementi fino al 5% del Pil. Sono state tagliate risorse che riguardano investimenti degli anni 2025 e 2026 con una riduzione del 70% dei fondi, con gravissime ripercussioni sulla viabilità e dunque sulla sicurezza di cittadine e cittadini. La riduzione, come denunciano i presidenti delle province italiane, si attesta al 50 per cento su tutti i fondi fino al 2029 e a quasi la stessa percentuale per le risorse che erano state assegnate alle Province dal 2030 al 2036”.
“Evidentemente – dice il Prc – Giorgia Meloni pensa che i nuovi carri armati e mezzi corazzati che ha deciso di acquistare non avranno problemi di circolazione su strade sconnesse e piene di buche. Dobbiamo ricordare che il governo ha annunciato l’acquisto dalla tedesca Rheinmetall di 1.050 mezzi cingolati Lynx (16 miliardi di euro) e di 380 carri armati (oltre 20 miliardi di euro). La sicurezza stradale di milioni di italiane e italiani è meno importante degli ordini di Trump e della lobby delle armi di cui è diretta espressione il ministro Crosetto”.
“Va segnalato che non si lesinano miliardi per il Ponte sullo Stretto caro al ministro Salvini – conclude il partito – La logica è evidente: destinare i fondi alle grandi opere (in questo caso di dubbia utilità) e ignorare completamente tutti quegli interventi di manutenzione e mantenimento del territorio, che avvantaggerebbero anche le piccole imprese locali. Diventa sempre più evidente che l’abolizione del voto per le Province, posta in essere dal centro-sinistra, serviva a depotenziare il loro peso politico per consentire tagli della spesa pubblica. Come Partito della Rifondazione Comunista chiediamo l’immediato stop all’aumento delle spese militari ed il rifinanziamento degli enti territoriali”.
Parla anche il coportavoce di Europa Verde Lucca, Eros Tetti: “Il taglio deciso dal governo di oltre un miliardo e mezzo destinato alle strade provinciali, per dirottare le risorse sul Ponte sullo Stretto, è una scelta miope e pericolosa. Significa colpire duramente i territori già più fragili del Paese, quelli montani, rurali e interni, come gran parte della Toscana – dice – Il nostro territorio ha bisogno di infrastrutture sicure, capillari, sostenibili, non di opere faraoniche che drenano risorse pubbliche e alimentano squilibri territoriali. Nelle aree interne toscane, già segnate da isolamento e spopolamento, questo taglio rischia di bloccare cantieri fondamentali per la messa in sicurezza e la manutenzione delle strade esistenti, con pesanti conseguenze per la sicurezza dei cittadini, la tenuta sociale e il diritto alla mobilità”.
“Europa Verde Toscana sostiene con forza la necessità di una pianificazione equa e lungimirante, che metta al centro le connessioni locali, la resilienza climatica, e il sostegno alle comunità decentrate – conclude – Serve una visione che non sacrifichi i territori sull’altare della propaganda infrastrutturale. La vera modernità non sta nel cemento, ma in un sistema di mobilità efficiente, ecologico e giusto, capace di servire davvero le persone. Sosteniamo l’iniziativa del gruppo consiliare Pd in Toscana e chiediamo che anche il governo regionale alzi la voce: non si può accettare in silenzio un taglio del 70 per cento alle risorse per le strade provinciali. In gioco c’è la coesione territoriale, la sicurezza idrogeologica e il futuro di chi vive fuori dai grandi centri”.
Di diverso segno l’intervento del senatore della Lega, Manfredi Potenti: “Assistiamo ancora una volta da parte del Pd alla mistificazione della verità a scopo strumentale e propagandistico. Come chiarito ufficialmente dal Mit non esiste alcun collegamento tra la rimodulazione dei fondi provinciali e il finanziamento del Ponte sullo Stretto. Nessun trasferimento di fondi in tal senso. Si tratta di una, l’ennesima, fake news che l’opposizione sta usando a fini puramente politici.Anzi, il ministro Salvini si è già attivato per risolvere nella prossima manovra di bilancio la problematica dei fondi destinati alle Province. Per cui l’opposizione non solo non è utile a risolvere il problema, ma dà alla cittadinanza false informazioni, scatenando polemiche divisive che non servono al paese”.
Dello stesso parere l’onorevole Chiara Tenerini di Forza Italia: “Non c’è stato alcun taglio del 70% per la Toscana, come strumentalmente sostiene il Partito Democratico. Siamo di fronte a una classica operazione di mistificazione politica, giocata sui titoli e non sui fatti. Si tratta di una rimodulazione tecnica nell’ambito di un piano pluriennale decennale (2025-2034) di manutenzione delle strade provinciali. Le risorse non sono state tagliate, ma ridistribuite su una scala temporale più lunga e razionale. Il motivo? Nei tre anni precedenti, una quota molto consistente dei fondi è rimasta inutilizzata perché le Province – molte delle quali amministrate proprio dal centrosinistra – non hanno realizzato né rendicontato gli interventi previsti. Siamo seri: non si possono piangere lacrime di coccodrillo per fondi che non si è stati nemmeno in grado di spendere. Il governo Meloni sta portando ordine e responsabilità nella gestione delle infrastrutture locali, premiando chi è in grado di programmare e intervenire davvero. E comunque è già previsto un confronto operativo con le Province per monitorare i reali fabbisogni e calibrare al meglio gli interventi futuri. Meno polemiche e più cantieri aperti: è questo l’unico obiettivo che conta”.
A protestare, però, sono anche i costruttori dell’Ance: “Più che legittima la preoccupazione delle amministrazioni locali per l’annunciato taglio dei trasferimenti alle province per le manutenzione stradali; anche noi, come sistema imprese, siamo già allertati. Si sta infatti profilando la concreta possibilità che non vengano contrattualizzati appalti già aggiudicati, con conseguenti gravi incertezze per le imprese coinvolte. Altri operatori ancora, inseriti in un contesto di accordo – quadro (ovvero un contratto pluriennale per svolgere commesse che di anno in anno attribuisce risorse in relazione ai lavori da svolgere nel medesimo cantiere), temono per la prosecuzione dell’appalto stesso, data l’incertezza che impera in questo momento.
“È evidente che il settore dell’edilizia sia in subbuglio; ma lo dovrebbero essere anche i territori, attraversati da un sistema stradale che sta mostrando la propria fragilità e bisogno di manutenzione. Se la decisione assunta dal governo sarà confermata, le risorse per il 2025 e il 2026 saranno ridotte del 70%, con una diminuzione media del 50% fino al 2029, bloccando di fatto cantieri già programmati e interventi urgenti. Sappiamo che gli enti locali si stanno muovendo con il governo per chiedere una rivalutazione di questa gravissima posizione, e, per parte nostra, non possiamo che condividere tutta l’avversione verso un provvedimento assurdo di cui credo che nessuno sia in grado di prevedere le ricadute finali“.


