Il voto
|Referendum, niente quorum. In Toscana l’affluenza più alta ma sotto il 50 per cento
I quesiti su lavoro e cittadinanza non avranno efficacia abrogativa delle norme. In Lucchesia alto l’astensionismo
Come ampiamente previsto, dai sondaggi e dalle dichiarazioni di astensione di gran parte dei partiti di centrodestra, i referendum su cittadinanza e lavoro non hanno raggiunto il quorum del 50 per cento più uno dei votanti.
Anche se vincerà il sì nello scrutinio dei quesiti, come è scontato per tutti e cinque, il voto non avrà l’effetto abrogativo delle norme riguardanti licenziamenti, sicurezza sul lavoro e norme per la cittadinanza.
Il dato nazionale si attesta intorno al 30 per cento e in nessuna regione si supera il 50 per cento degli aventi diritto. A guidare la fila la Toscana dove si è sfiorato il 40 per cento. Ma, almeno negli effetti, è stato tutto inutile.
In provincia di Lucca l’affluenza si è attestata sul 33,52 per cento. Sopra il 40 per cento i dati a Camporgiano (40,13) e a San Romano Garfagnana (40,38). Sopra la media provinciale Castelnuovo (37,72), Lucca (36,01) e Viareggio (36,28). Il dato più basso a Vagli di Sotto (24,38) seguita da Bagni di Lucca (24,94).



I commenti
“Il 70 per cento degli italiani hanno bocciato la sinistra italiana, il campo largo, la politicizzazione del sindacato Cgil, il tentativo di arruolare nuovi votanti fra gli extracomunitari. A Lucca ancora peggio, nonostante una mobilitazione mai vista, una serie di prese di posizione discutibili, fra i quali agghiaccianti post popolati di bare per creare sensi di colpa”. Lo dice Vittorio Fantozzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio regionale della Toscana.
“I cittadini hanno capito bene di cosa si trattasse – conclude – se ne sono stati lontani e nonostante la sinistra e la Cgil abbiano fatto di tutto per spingere le persone alle urne, la scelta è assolutamente chiara e non discutibile. Dobbiamo augurarci che questo sonoro fallimento faccia capire alla sinistra lucchese che l’opposizione sguaiata, aggressiva, ossessiva non è condivisa dai cittadini e si passi a una fase sicuramente più costruttiva”.
“Il mancato raggiungimento del quorum è una ferita per tutti, non solo per le forze sindacali, politiche e civiche che hanno promosso i referendum. Ogni volta che la partecipazione è bassa si pone un problema democratico. Per questo il centrodestra fa malissimo a festeggiare, dimostrando scarso senso delle istituzioni: governare un Paese significa preoccuparsi della sua salute democratica”. A dirlo è Valentina Mercanti, consigliera regionale e presidente dell’assemblea del Partito Democratico della Toscana, commentando i risultati dei cinque referendum dell’8 e 9 giugno.
“A livello di partecipazione – dice Mercanti – spicca il risultato della Toscana: buonissima affluenza e nettissima prevalenza dei Sì. È la conferma di una cultura democratica viva, capace di mobilitarsi quando si parla di lavoro, diritti, dignità, e del grande impegno profuso dal Pd regionale: di tutte le sue anime, ci tengo a sottolinearlo. Di questo come toscani dobbiamo essere orgogliosi”.
“Ma naturalmente c’è poco da cullarsi nella retorica della ‘Toscana isola felice’ – continua la presidente del Pd Toscana – perché la dinamica del voto nazionale conferma una preoccupante disaffezione alla partecipazione e perché i temi di fondo relativi al mondo del lavoro restano tutti sul tappeto. Non possiamo infatti dimenticare che esiste un’intera fascia del mondo del lavoro che resta esclusa da ogni tutela: partite Iva, lavoratori autonomi, professionisti che ogni giorno affrontano costi in crescita, zero garanzie, precarietà strutturale. Si tratta di tanti toscani che lavorano tanto, ma guadagnano sempre meno. Come Pd – dice Mercanti – dobbiamo ripartire da qui”.
“Le donne e i giovani, in questo contesto, sono i più penalizzati. Hanno redditi più bassi, tutele più deboli, carriere più frammentate, per non parlare delle aspettative previdenziali. Se non rimettiamo al centro della nostra azione politica quotidiana questa ingiustizia – sottolinea la presidente del Pd Toscana – non c’è futuro possibile. Serve un nuovo patto sociale, che riconosca e protegga chi lavora fuori dai vecchi schemi”.
“Trasformare questa consapevolezza in azione politica è il compito che abbiamo davanti. Non possiamo più rimandare. Il lavoro non può continuare a essere l’anello debole dell’Italia”, conclude Mercanti.
“Auspicavamo ad un risultato più consistente, ma i 15 milioni di cittadine e cittadini che si sono recati alle urne sono un risultato importante di fronte ad un governo che ha fatto di tutto per boicottare l’adesione al referendum e che ha silenziato ogni forma di informazione, soprattutto nei canali pubblici. Siamo comunque soddisfatti del fatto che in Toscana abbiano votato tantissime persone, sfiorando del 40 per cento l’affluenza, portando la nostra regione ad essere una di quelle dove c’è stata più partecipazione. Questo dato riconosce il lavoro fatto sul territorio dal Pd Toscana con la Cgil e le altre forze politiche che si sono mobilitate in maniera capillare per informare le elettrici e gli elettori. Ne usciamo convinti della responsabilità e dell’impegno che dovremo avere per portare avanti le giuste battaglie specialmente in vista delle prossime elezioni regionali”, così in una nota il segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
Così Rossano Rossi (segretario generale Cgil Toscana) sull’esito del voto: “C’è grande rammarico per il mancato raggiungimento del quorum, ma dai referendum di oggi esce comunque un segnale politico forte. I temi che abbiamo posto – il lavoro, i diritti, l’accesso alla cittadinanza – restano centrali nella nostra attività. Hanno trovato sostegno in uno schieramento sociale ampio, che ha saputo allargare l’attenzione e costruire nuove convergenze. Milioni di persone votando hanno espresso il bisogno di più diritti su lavoro e cittadinanza, nonostante le mille difficoltà di questa campagna, silenziata dai grandi media mentre le forze politiche di maggioranza invitavano all’astensionismo. In Toscana il voto conferma quanto sia stata importante l’attività sul campo svolta in queste settimane e il lavoro collegiale con i vari compagni di viaggio e la rete della Via Maestra. È stata una campagna molto bella, una grande attivazione di energie, una mobilitazione capillare che ha coinvolto territori, persone, realtà associative e sociali. È stata anche una risposta, pur se parziale, alla crisi democratica. A tutte e tutti coloro che si sono spesi in questa campagna va il nostro grazie. Il percorso non finisce qui, c’è una grande base da cui ripartire. Il lavoro resta una priorità e continueremo a batterci perché sia al centro delle scelte del Paese”


