L'intervento
|Partecipazione, Claudio Pardini Cattani: “Si ritorni alle circoscrizioni per arginare l’astensionismo”
La riflessione dell’architetto, già consigliere in Oltreserchio: “Perso un presidio politico, amministrativo e democratico”
Sul tema della partecipazione, ritornato al centro del dibattito politico cittadino, interviene l’architetto Claudio Pardini Cattani.
“È del 1990, con la legge 142 – dice – il primo, rilevante intervento in materia di decentramento amministrativo che ha dei riflessi importanti in materia di partecipazione. Tale legge riconosce infatti, per la prima volta agli Enti locali, un’autonomia statutaria e regolamentare e ridefinisce l’assetto dei rispettivi organi. La legge, per i Comuni al di sopra dei 100mila abitanti, prevedeva obbligatoriamente la ripartizione del proprio territorio in circoscrizioni, mentre per i Comuni con popolazione compresa tra i 30mila e i 100mila abitanti se ne prevedeva la facoltà. Mentre i Comuni sotto i 30mila abitanti ne erano del tutto preclusi. Al comma 5, si prevedeva che i consigli circoscrizionali fossero eletti necessariamente a suffragio diretto, adottando il sistema elettorale vigente per il consiglio comunale, e si confermava la riserva in capo ai medesimi per l’elezione del presidente. In base a tale legge Lucca era abilitata ad istituire i consigli di circoscrizione. Successivamente la legge 27 marzo 2010, numero 42 (governo Berlusconi IV) ha poi stabilito che nei comuni con meno di 250mila abitanti non si potessero più eleggere i consigli circoscrizionali, e che le funzioni di questi consigli fossero assorbite dal Comune”.
“A seguito della modifica della legge, Lucca, rientrando tra i Comuni con popolazione minore di 250mila abitanti – dice Pardini Cattani – dovette sciogliere i consigli di circoscrizione. Ciò ha prodotto molti e gravi guasti, in quanto vennero a mancare tutta una serie di funzioni essenziali che i consigli di circoscrizione espletavano e in particolare tre dimensioni importanti, di cui ne costituivano i relativi presidi: il presidio politico, il presidio amministrativo, il presidio democratico. Il presidio politico si realizzava attraverso una rappresentanza politica vicina al territorio, a contatto diretto con i cittadini. Realizzava una vicinanza delle istituzioni al cittadino con tutti gli evidenti vantaggi. Il presidio amministrativo garantiva alcuni servizi essenziali, attraverso l’allocazione di servizi comunali e di vigilanza urbana, che restituivano in loco prestazioni ai cittadini evitando di doversi recare in municipio e sicurezza e controllo del territorio. Evidenti i vantaggi per una popolazione sempre più anziana, per una migliore accessibilità, per un minor impatto inquinante. Il presidio democratico in quanto il rapporto diretto con i cittadini restituiva fiducia nelle Istituzioni, nella rappresentanza politica, e costituiva un importante fattore di coesione sociale che si rifletteva anche nell’elevata partecipazione alle urne”.
“Quel periodo, che io ho vissuto come consigliere nella circoscrizione 5 Oltreserchio, lo ricordo come un periodo fecondo – spiega – Un periodo di intensa partecipazione, di dialogo, di approfondimento delle problematiche del territorio, di messa in cantiere di interventi per la loro risoluzione, di rapporti diretti con i cittadini. Chiuse le circoscrizioni si è assistito al fallimento delle alternative partecipative, nonostante l’approvazione di una legge regionale che si prefiggeva percorsi partecipativi (che a Lucca sono stati negati), e nonostante l’approvazione di modifiche statutarie, nel merito, rimaste inapplicate, sepolte nei cassetti. Il mio augurio è che la politica si attivi, attraverso una modifica di legge, con abbassamento della soglia di popolazione richiesta per l’istituzione dei consigli di circoscrizione, in modo che anche Comuni come Lucca possano essere messi nella condizione di recuperare questo livello istituzionale, in modo da garantire di nuovo quei tre presidi democratici prima citati che, tra l’altro, a mio avviso, potrebbero contrastare il progressivo aumento dell’astensionismo elettorale che sta portando ad uno svuotamento democratico e ad un’affermazione di un potere oligarchico incapace di rappresentare gli interessi dei cittadini e dei territori”.


