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Disagio giovanile e baby gang, mozione di Fantozzi (FdI) in consiglio regionale

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, “Il fenomeno è grave. Serve un cambio di passo dalla Regione Toscana”

“Ormai è un bollettino di guerra, con la moltiplicazione degli episodi di violenza di matrice giovanile, che affianca e si sovrappone a quella già esistente, creando nuovi fronti e ulteriori preoccupazioni”. Con questi presupposti Vittorio Fantozzi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale della Toscana, ha presentato una mozione sul disagio giovanile, sulla proliferazione delle baby gang, firmato anche da Sandra Bianchini.

“Sembravano appartenere a qualcosa di lontano da noi e, complice l’imitazione di questi modelli malati, anche a livello musicale, si stanno moltiplicando gli episodi di cronaca che li vedono protagonisti – aggiunge Fantozzi -. L’aspetto più grave è quello della nutrita presenza di gruppi armati, decisi a fare valere la propria supremazia, anche nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. Ci sono degli studi sconvolgenti, dai quali emerge che addirittura il 40% degli studenti fra i 15 e i 19 anni ha preso parte a episodi di violenza nel corso del 2023,  mentre sul territorio nazionale una stima molto attendibile fissa in 2500 il numero di baby gang attive”.

“La Toscana – continua il capogruppo di Fratelli d’Italia – non è certo immune e la Procura Generale della Corte di Appello ha messo in evidenza che nel 2023 ben 360 ragazzi fra i 14 e i 17 anni sono stati denunciati per furti e rapine. Il fenomeno è dunque preoccupante e anche se la Regione Toscana ha messo in atto alcune iniziative di prevenzione, come Giovanisi o i Progetti Educativi Zonali, il fenomeno necessita di un contrasto ancora più approfondito e efficace. Dal Governo nazionale sono arrivate importanti risposte e progetti, lo stesso da alcuni comuni, ma, con questa mozione, chiediamo un cambio di passo alla Regione Toscana”.

“È necessario strutturare la valutazione di questo fenomeno sociale attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti e i soggetti interessati, potenziare gli sportelli psicologici scolastici, sostenere i progetti comunali e del territorio, lavorare sulla diffusione di modelli positivi con la contestuale creazione di una cultura di prevenzione, potenziare le iniziative in essere e portare la questione nella Conferenza Stato-Regioni, per istituzionalizzare ulteriormente il problema e cercare nuove contromisure”.