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Dalla Regione nuove norme per le cave in Toscana: obiettivo ridurre l’impatto delle attività estrattive

Una quota dei ricavi derivanti dalle concessioni per la potabilizzazione delle acque. Almeno il 50% del materiale sarà lavorato in Toscana

Il consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una serie di provvedimenti che ridisegnano la disciplina delle attività estrattive e introducono nuove disposizioni in materia di cave e servizio idrico integrato. Le modifiche interessano le leggi regionali 35/2015 (attività estrattive) e n. 69/2011 (servizio idrico integrato), oltre all’aggiornamento degli obiettivi di produzione sostenibile del Piano regionale cave (Prc) e a una proposta di legge nazionale sul distretto apuo-versiliese.

Le novità approvate: tutela delle acque e vincoli sulla filiera locale

La nuova legge, frutto dell’unificazione di due proposte della giunta regionale, interviene su aspetti diversi della normativa esistente.
Come spiegato dalla presidente della commissione ambiente, Lucia De Robertis (Pd), il primo blocco di modifiche introduce misure a tutela delle risorse idriche per ridurre l’impatto delle attività estrattive. Viene applicato il principio “chi inquina paga”, destinando una quota dei ricavi derivanti dalle concessioni alla copertura dei maggiori costi sostenuti dai gestori del Servizio idrico integrato per la potabilizzazione delle acque, in particolare nel distretto apuo-versiliese.

Il secondo intervento normativo riguarda i comprensori che hanno superato i volumi autorizzati prima dell’adozione del Prc. In tali aree sarà possibile individuare nuove zone estrattive, a condizione che siano rispettati i limiti delle autorizzazioni già rilasciate e aggiornati gli strumenti urbanistici comunali.

Accanto a queste misure, il Partito Democratico ha promosso alcuni emendamenti significativi. Innanzitutto l’obbligo di lavorazione locale: almeno il 50% del materiale lapideo ornamentale estratto dovrà essere lavorato in Toscana, per favorire la filiera corta e la ricaduta economica sul territorio. Utilizzo del materiale detritico: sarà consentito in deroga ai limiti di produzione sostenibile, ma solo entro il 31 dicembre 2027 e per opere pubbliche o di pubblica utilità. Proroga di 10 anni per l’adeguamento dei siti estrattivi alle nuove regole, per garantire una transizione graduale.

Il dibattito in aula: contrasti su concorrenza e sostenibilità

Le opposizioni hanno sollevato critiche sul vincolo del 50 per cento per la lavorazione locale. Alessandro Capecchi (FdI) lo ha definito “in contrasto con la libera concorrenza” e poco sostenibile per il sistema produttivo. Preoccupazioni condivise dalla Lega, che ha parlato di “aggressione politica” alle imprese e di “aumento ingiustificato dei contributi”. Il Pd ha difeso la scelta come parte di una strategia industriale che concilia sviluppo economico e tutela ambientale. Valentina Mercanti (Pd) ha sottolineato che il settore vale oltre 1,2 miliardi di euro, mentre Vincenzo Ceccarelli (Pd) ha ricordato il lungo percorso di confronto e la necessità di omogeneità normativa.
Italia Viva ha votato a favore, ma ha espresso preoccupazioni sui possibili effetti sui mercati esteri, dove i principali importatori del marmo toscano restano India, Cina ed Emirati Arabi.

Variante al Piano cave: +5% ai limiti di escavazione

Il Consiglio ha approvato anche la variante numero 1 al Piano regionale cave, che prevede un aumento del 5% dei volumi escavabili per i materiali industriali, pari a circa 7,5 milioni di metri cubi. La misura, ha spiegato De Robertis, risponde a fabbisogni di mercato e interessa 12 comprensori produttivi, senza toccare i bacini marmiferi delle Alpi Apuane.
Critico Capecchi (FdI), che ha contestato la procedura semplificata “senza Vas e osservazioni” e il metodo di calcolo adottato. La presidente De Robertis ha ribattuto che tutto si è svolto nel rispetto delle regole, con pareri conformi degli uffici.

Proposta di legge nazionale per il distretto apuo-versiliese

Infine, l’Assemblea toscana ha approvato una proposta di legge da trasmettere al parlamento per disciplinare la ricerca, la coltivazione e l’attività estrattiva nel distretto apuo-versiliese, alla luce della sentenza della Corte costituzionale 228/2016 sui cosiddetti “beni estimati”.

L’obiettivo è attribuire al legislatore statale la definizione della natura pubblica di tali beni, come già tentato con un testo approvato dal consiglio regionale nel 2018.