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Salario minimo, il governo impugna la legge regionale toscana: insorge il centrosinistra

I parlamentari toscani del Pd: “Si vogliono affossare le riforme della giunta Giani”. Avs: “Meloni ancora una volta forte con i deboli”

Il governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale Toscana 30 del 18 giugno, che introduce nei bandi pubblici un sistema di premialità per le imprese che applicano un salario minimo di almeno 9 euro lordi l’ora. Secondo l’esecutivo, la norma eccede le competenze della Regione e rischia di interferire con il principio nazionale di coordinamento delle politiche salariali, che spetta esclusivamente allo Stato.

Il testo, approvato all’unanimità dal Ccnsiglio regionale, prevedeva che negli appalti ad alta intensità di manodopera fossero riconosciuti bonus alle aziende che rispettano il parametro dei 9 euro, con l’obiettivo – spiegavano i promotori Pd, M5S ed Europa Verde – di contrastare il dumping contrattuale e garantire retribuzioni dignitose. Tuttavia, fin dall’inizio, non erano mancate le critiche: alcune sigle sindacali avevano giudicato quella soglia «indignitosa», sottolineando la sproporzione rispetto ai compensi della politica.

Ora la parola passa alla Consulta, che entro 60 giorni dovrà stabilire se la Regione abbia sconfinato nelle competenze statali, pur intervenendo in un ambito limitato ai contratti pubblici. La decisione del Governo ha innescato una dura reazione politica, soprattutto dalle opposizioni. “È molto grave”,  ha dichiarato Fabrizio Ricci (Avs), che accusa l’esecutivo di temere il salario minimo “perché rappresenta una svolta culturale che mette al centro la dignità del lavoro”.

Durissimo anche Nicola Fratoianni, leader di Avs: “Se fosse stata una legge a favore delle banche, il governo non avrebbe fatto una piega. Invece, davanti a una norma che tutela i più deboli, la destra si è subito mossa per bloccarla. È più forte di loro: sono nemici dei lavoratori, della gente che fatica ad arrivare a fine mese”.

Dal Partito democratico è arrivata una nota congiunta dei parlamentari toscani, che accusano l’esecutivo di voler «”ffossare le riforme della giunta Giani” dopo aver già impugnato la norma regionale sul fine vita: “Siamo sconcertati da un Governo immobile e fuori dalla realtà, che usa il potere per punire chi prova a governare nell’interesse delle comunità”.

Lo scontro, ora, è anche politico: da un lato la Toscana rivendica il diritto di premiare il lavoro dignitoso, dall’altro il governo difende l’uniformità del sistema retributivo nazionale.