la questione
|Acqua, Cecchetti e Giglioli: “Se deroga tecnica deve essere, che sia dai tempi brevissimi”
“Il processo di ripubblicizzazione dei sistemi idrici deve essere perseguito, gestito, monitorato a livello regionale e con una iniziativa forte dei Comuni”
“Se deroga tecnica deve essere, che sia una deroga dai tempi brevissimi, limitati alle decisioni che auspichiamo serrati di Ait e della giustizia amministrativa”. Lo dicono i candidati alle regionali Francesco Cecchetti e Valeria Giglioli, intervenendo sulla questione acqua.
“Ogni qual volta – dicono – si approcci al tema dei servizi idrici integrati si dovrebbe ricordare che in Italia abbiamo avuto un referendum nel 2011 in cui 26 milioni di cittadini italiani hanno espresso con chiarezza il principio secondo il quale sull’acqua non si può fare profitto, abrogando una norma relativa alla tariffa dell’acqua nel punto in cui prevedeva l’adeguata remunerazione del capitale investito. L’eliminazione di questo passaggio avrebbe dovuto impedire che i gestori facessero profitti vendendo l’acqua pubblica e vedessero garantita solo la copertura integrale dei costi.
Sappiamo invece come è andata a finire: in un quadro in cui società private quotate in borsa sono saldamente presenti nelle società di gestione e l’attore pubblico – in veste di ente locale, azionista delle società o ente regolatore – continua a indossare gli abiti (e i comportamenti) del privato, le tariffe a carico degli utenti sono generalmente aumentate negli ultimi quindici anni ben oltre l’aumento del costo della vita, sono stati ridotti gli investimenti rispetto ai margini operativi, sono peggiorati gli indici di perdita idrica, si sono più volte verificati ‘curiosi’ scostamenti tra le previsioni dei piani economico finanziari predisposti dagli enti locali e i bilanci dei gestori. Ovviamente questa deriva non è stata ovunque dello stesso tenore, ma la dinamica generale si può dire ben consolidata.
È in questo scenario che deve essere affrontata la questione del servizio idrico integrato lucchese. Siamo convinti che i servizi pubblici integrati (tutti) debbano essere ripubblicizzati e i privati debbano essere liquidati. Le multiutility quotate in borsa sono una vera e propria sciagura. La ripubblicazione del servizio idrico integrato è l’unico modo per garantire ovunque e per tutti ‘il diritto essenziale all’acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici’, come sancito dalle Nazioni unite. In questo senso, il passaggio di Geal in Gaia al 31 dicembre 2025 – come previsto dal Testo unico dell’ambiente – è un elemento assolutamente positivo.
Il processo di ripubblicizzazione dei sistemi idrici, tuttavia, deve essere perseguito, gestito, monitorato a livello regionale e con una iniziativa forte dei Comuni, secondo regole precise e nel rispetto degli esiti del referendum del 2011. Troviamo miope e poco lungimirante sia la posizione di chi pensa all’acqua pubblica come ‘proprietà’ di qualcuno, da gestire in autonomia, nel ‘piccolo cortile di casa’ sia la posizione di chi pretende di ridisegnare i confini degli Ato in base alle attuali presenze dei privati e in base agli attuali orientamenti dei soggetti pubblici in campo per dare spazio a nuove, discutibili compagini societarie che pare siano concepite più per garantire posizioni di rendita ai proponenti che per garantire gli interessi degli utenti. La ricomposizione degli Ato non è certo un tabù, anzi, come è noto, Sinistra Italiana chiede da tempo un ricongiungimento dei comuni della Piana sotto uno stesso ambito. Pur tuttavia, il problema della gestione delle risorse idriche in Toscana è un problema di governance, non un problema di definizione geografica degli Ato. Il tema dovrebbe essere come liberarsi in Toscana dalla presenza dei privati nelle società di gestione. Per far questo serve un piano chiaro che riveda profondamente le regole di governance. Serve una nuova visione (e nuove norme).
Come ha chiarito pochi giorni fa Eugenio Baronti, responsabile ambiente di Sinistra Italiana toscana, l’atteggiamento di ostruzionismo strumentale dell’amministrazione di Lucca rispetto alle previsioni di fusione di Geal in Gaia danneggia soprattutto ai cittadini lucchesi, ‘intrappolati’ in una compagine societaria giocoforza impossibilitata ad effettuare gli investimenti necessari a manutenere ed estendere le reti (investimenti che la dimensione e la solidità economico finanziaria di Gaia invece garantirebbe). L’ipotesi di una deroga ‘tecnica’ alla concessione di Geal, dovuta al contenzioso presso il Tar, aperto dal Comune di Lucca verso l’Autorità idrica toscana e Gaia purtroppo rischia di allungare ancor di più i tempi di questo ‘limbo’ pericoloso per le tasche, le necessità, i diritti e le aspettative dei lucchesi. Solo Acea – il socio privato di GEAL – trae beneficio da questa situazione”.


