L'appello
|Dai centri antiviolenza una lettera ai candidati alle regionali: “Nostro lavoro da rafforzare e sostenere”
Fra i firmatari anche il Cav Luna di Lucca e la Casa delle Donne di VIareggio: “Si investa anche in prevenzione primaria”
Lettera dei centri antiviolenza della Toscana ai candidati per le regionali. Fra i firmatari anche il Centro Antiviolenza Luna e la Casa delle Donne.
“Dal 2009 – si legge nella missiva – il coordinamento Tosca rappresenta 14 Centri antiviolenza in Toscana, 18 case rifugio, 11 case di seconda accoglienza e una struttura di pronta emergenza. Ogni anno nei nostri Centri accogliamo circa 3120 donne, fornendo servizi specialistici di alta qualità professionale. L’intento del coordinamento è quello di rappresentare per le istituzioni un interlocutore unico rispetto a tanti territori regionali. I centri che ne fanno parte si confrontano, fanno formazione e trovano nella rete un luogo per costruire linguaggi comuni nelle politiche di contrasto alla violenza sulle donne. I centri in Tosca sono gestiti da enti del terzo settore (Eta) formati da donne che affrontano il tema della violenza maschile secondo l’ottica della differenza di genere, collocando le radici di tale violenza nella storica, e purtroppo ancora attuale, disparità tra uomini e donne nei diversi ambiti sociali. Tale ottica sta alla base della metodologia adottata da cui prende avvio la costruzione dei percorsi di uscita dalla violenza, in particolare costituisce aspetto fondamentale della relazione tra donne. I percorsi di fuoriuscita si concretizzano in azioni mirate alla protezione, alla sicurezza, all’autonomia, e all’empowerment”.
“I Centri antiviolenza rappresentano realtà altamente specializzate – dicono dal cooordinamento – con operatrici formate attraverso percorsi specifici e continui di aggiornamento professionale. La nostra metodologia, basata sull’approccio di genere e sulla relazione tra donne, si è consolidata in oltre tre decenni di esperienza sul campo e rappresenta una competenza unica nel panorama dei servizi socio-sanitari e che garantisce la maggior riuscita dei percorsi. La Regione Toscana, seguendo le linee dell’Intesa Stato-Regioni, ha istituito un Elenco nel quale iscrivere i Centri che per professionalità e criteri rispondono ai requisiti. È fondamentale che questo riconoscimento formale si traduca in un effettivo riconoscimento del nostro ruolo di soggetti qualificati e competenti, con i quali le istituzioni devono necessariamente confrontarsi per l’elaborazione di politiche efficaci di contrasto alla violenza di genere”.
“I Cav – ricordano le associazioni – collaborano con le istituzioni a livello locale e regionale per le azioni di contrasto alla violenza, gestiscono linee di aiuto telefonico locali collegate al numero nazionale 1522, case rifugio e case di seconda accoglienza e operano a vari livelli dalle scuole al contesto pubblico con azioni di prevenzione per contrastare i pregiudizi, la violenza e la cultura di prevaricazione nella quale la violenza di genere prospera. Il nostro lavoro rappresenta un investimento sociale di importanza strategica: se rafforzato e sostenuto contribuisce attraverso i nostri servizi a offrire protezione e sicurezza alle donne e loro minori in situazioni di grave pericolo, prevenire costi sociali ed economici enormi legati alle conseguenze della violenza (sanitari, giudiziari, sociali), contribuire alla prevenzione primaria attraverso l’educazione nelle scuole e la sensibilizzazione sociale attraverso la sensibilizzazione sociale in vari ambiti adulti. supportare il reinserimento sociale e lavorativo delle donne, favorendo la loro autonomia economica; investire in formazione e aggiornamenti ad operatori/trici dei vari servizi – rinforzare i protocolli e le collaborazioni tra i Cav e vari servizi coinvolti nei percorsi di uscita dalla violenza”.
“Negli anni abbiamo – spiegano dal coordinamento – lavorato con la Regione Toscana in un’ottica di collaborazione su differenti tavoli, sicuramente abbiamo avuto interlocutrici/ori che si ponevano in ascolto e che consentivano ai Cav di poter portare idee e suggerimenti, non sempre si sono potute affrontare questioni delicate con tempistiche adeguate a quelle che si auspicherebbe per la difficoltà dei temi che tocchiamo. Nel 2024 in tutti i territori della regione si è aperta una progettazione per promuovere laboratori nelle scuole al fine di contrastare la cultura della violenza e promuovere il rispetto nelle relazioni, il riconoscimento dell’altro e decostruire gli stereotipi, la progettazione andrà avanti per gli anni scolastici 2025/26 e 2026/27 nel momento in cui il nuovo Piano a firma del Ministro Valditara entrerà in azione senza riportare mai la problematica del contrasto alla violenza di genere escludendo di fatto la scuola come istituzione fondamentale per la formazione delle nuove generazioni”.
“Chiediamo ai candidati e alle candidate al ruolo di presidente della nostra Regione quali azioni intendono mettere in campo per sostegno politico e istituzionale che metta al centro il riconoscimento dei Cav come enti privilegiati di confronto della Regione sulle politiche di contrasto alla violenza e parallelamente che il fenomeno vengo riconosciuto e inserito come prioritario e trasversale nelle politiche regionali. Abbiamo necessità di portare avanti un’azione coordinata, organizzata e costante su questi temi, rafforzando quanto già messo in campo con determinazione e strutturando sempre maggiori luoghi di confronto democratico tra Istituzioni e Cav, così come delineato dalla convenzione di Istanbul. Garantire il sostegno ai Cav che rispettano i criteri di legge, come vuole l’Intesa Stato-Regioni, comprendendo che, se è vero che tutta la società civile deve fare sua la lotta alla violenza di genere, è altrettanto vero che non ci si può improvvisare nel lavoro di supporto a chi intraprende un percorso di fuoriuscita dalla violenza Riconfermare e potenziare le misure di sostegno al reinserimento lavorativo, considerando l’empowerment elemento essenziale del percorso di fuoriuscita dalla violenza, e mantenendo le misure adottate da Arti nell’ultimo triennio a sostegno del reinserimento lavorativo e di conciliazione delle donne seguite dai Centri Antiviolenza Investire nella prevenzione primaria attraverso il sostegno ai programmi educativi nelle scuole, indipendentemente dagli orientamenti ministeriali, riconoscendo la scuola come istituzione fondamentale per la formazione delle nuove generazioni Investire nella prevenzione primaria in ambito adulto favorendo percorsi di destrutturazione degli stereotipi di genere nei vari ambiti sociali e lavorativi partendo da quelli pubblici. Creare meccanismi di monitoraggio e valutazione dell’efficacia delle politiche regionali di contrasto alla violenza di genere, coinvolgendo i Cav come soggetti competenti nella valutazione dei risultati. Sostegno economico adeguato e pluriennale che consenta la prosecuzione e l’ampliamento di finanziamenti che permettano programmazione, stabilità e riconoscimento adeguato delle competenze professionali delle operatrici, supportino la formazione continua e l’aggiornamento professionale consentano investimenti per l’ampliamento dei servizi e il miglioramento delle strutture”.
“Il fenomeno della violenza di genere è trasversale – concludono i centri – non conosce colore politico, provenienza geografica, status economico o sociale. Tutte e tutti dobbiamo prenderci carico di questa situazione e come centri antiviolenza ci aspettiamo che la politica faccia la sua parte camminando al nostro fianco e al fianco delle donne. Noi continueremo a fare la nostra parte con professionalità, competenza e dedizione, mantenendo alta la qualità dei nostri servizi e innovando costantemente le nostre metodologie. Chiediamo alle istituzioni di fare altrettanto, riconoscendo il valore del nostro lavoro e investendo in modo strutturale nella lotta alla violenza di genere. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani che richiede risposte immediate, competenti e coordinate. I Centri Antiviolenza toscani sono pronti a continuare questo lavoro essenziale, ma hanno bisogno del sostegno concreto delle istituzioni per poter garantire a tutte le donne che ne hanno bisogno un percorso di uscita dalla violenza e di riconquista della propria autonomia”·


