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Pasquinelli (Lega) e il 7 ottobre: “Non c’è alternativa alla pace che non ci può essere senza reale giustizia”

Il consigliere regionale e capogruppo in Provincia: “Ricordare il pogrom di due anni fa non sia motivo di odio e divisione”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione di Armando Pasquinelli, consigliere comunale e capogruppo in Provincia della Lega in occasione del 7 ottobre, la data che ricorda il blitz di Hamas in territorio israeliano.

Esattamente due anni fa, si verificò un imprevisto, violento ed efferato attacco contro lo stato di Israele nei villaggi del sud, ad opera di circa 1500 terroristi di Hamas che causò 1400 morti, tra i quali numerosi bambini, stupri e nefandezze che solo gli esseri umani sono in grado di pensare e portare a termine. Furono presi anche 250 ostaggi dei quali, ad oggi, pare ne restino vivi circa 28. Fu è bene dirlo, una incursione militare in piena regola, programmata ed attuata per infliggere un duro colpo alla credibilità delle difese dello Stato ebraico ed un successo delle variegate entità terroristiche che per comodità definiamo con un unico termine, Hamas. Un pogrom in piena regola nel solco di un odio atavico e persistente nei confronti degli ebrei, intesi come coloro che professano la religione di Abramo, che risale ad assai prima della nascita di Israele, come il termine di origine russa ben significa: una violenta sollevazione contro le comunità ebraiche che, provocava per solito massacri e saccheggi, in sintesi la distruzione totale di intere comunità.
Oggi, quanto accaduto appena due anni fa, nella opinione pubblica appare obnubilato tanto dalla reazione inevitabile dell’esercito israeliano quanto da un rinascente e mai veramente superato antisemitismo che pervade larghi strati della nostra opinione pubblica senza distinzione di sesso e di stato sociale, cosicchè tanto l’estrema destra quanto l’estrema sinistra sono unite in questa particolare forma di odio e discriminazione verso l’ebreo che a me pare una autentica follia.
Spesso costoro mettono in un unico calderone religione, sionismo, Stato e governo di Israele compiendo di fatto una equazione tra fatti e realtà tra di loro del tutto diverse. Lo Stato di Israele, nato nella Terra Promessa alla fine della seconda guerra mondiale dopo il disastroso protettorato inglese sulla Palestina, ha visto fin dalla sua nascita una serie di conflitti con i paesi arabi circumvicini che hanno reso l’intera regione ben lontana dal raggiungimento dell’obiettivo due popoli due stati così come raccomandato dall’Onu.
Ancora oggi per chiunque risulterebbe difficile se non impossibile mettersi ad un tavolo di trattativa con chi parte dal presupposto del tuo annientamento.
Eppure non c’è alternativa alla pace che è bene ricordare che non potrà esistere senza una reale giustizia.
Il mio partito, la Lega, da sempre è stata dalla parte dello Stato di Israele e per accordi internazionali e situazioni geopolitiche che chiunque sia al governo non può non prendere in esame, quest’ultimo è l’avamposto del nostro sistema di vita occidentale el’ultimo sistema di democrazia liberale per tutto il medio oriente ed il lontano oriente fino al Canada ed agli Usa.
Non sono considerazioni peregrine, sono dati di fatto che chi fa politica a qualsiasi livello non può ignorare e che, ovviamente determinano scelte di campo necessitate si ma basate su principi e valori che non sono negoziabili per la nostra storia recente e passata.
La prima lancia scagliata dai nemici contro l’Europa andrà dritta nel ventre di Israele ed è questa già di per se stessa una ragione sufficiente per capire da che parte stare senza se e senza ma.
Ma proprio in virtù dei nostri valori e della tutela dei diritti della persona umana non possiamo che essere parte attiva del processo di pace proposto nel Piano ‘Trump’ invitando lo Stato di Israele ad essere fermo contro i nemici ma giusto con i civili palestinesi che tanto hanno sofferto e soffrono per le azioni di guerra su Gaza, in parte per la verità, concausate dalle tattiche di guerra dei vari gruppi di Hamas che nascondendosi in scuole ed ospedali della martoriata città hanno moltiplicato i morti tra la propria gente.
In breve, ricordare il pogrom di due anni fa per il quale si esprime piena solidarietà allo Stato di Israele, non deve essere motivo di ulteriore odio e divisione ma uno slancio per risolvere quello che la guerra non riesce mai a fare: riconoscersi nella medesima natura umana e nella forza del diritto che, però, deve presupporre veri uomini e donne di buona volontà per una composizione dei vari interessi che sia equilibrata, quindi giusta.