dopo il voto
|“Candidature lontane da personalismi e logiche di potere”: la ricetta per la città di Lucca è un grande noi
“Il 60% dei lucchesi non è andato a votare. Un segnale politico e civile profondo. È un grido silenzioso, ma potentissimo”
“Il 12 e 13 ottobre gli elettori hanno inviato un messaggio: il centrosinistra unito a Lucca può vincere, ma per farlo deve essere capace di parlare non solo a chi già vota progressista, ma anche a chi oggi sceglie di non votare. Un centrosinistra capace di concedere spazio ai cittadini – non alle correnti – credendo nel valore del noi. Perché il futuro della città non si decide nei vertici di partito, ma insieme ai cittadini che ogni giorno la vivono, la amano e la costruiscono”. A urne ormai “fredde”, il commento – che è anche un invito – è di Lucca è un grande noi.
“Le elezioni regionali del 12 e 13 ottobre – spiegano infatti – hanno confermato il centrosinistra alla guida della Toscana e questa è certamente una buona notizia che ripaga dell’impegno di queste settimane: il centrosinistra a Lucca tiene, è maggioritario nel capoluogo e dimostra che il campo progressista unito può interpretare il sentimento della maggioranza dei cittadini lucchesi. E questo è un dato politico che a Lucca segna un punto di partenza, ma non un traguardo.
La tornata elettorale regionale ha lasciato un messaggio inequivocabile: il 60% dei lucchesi non è andato a votare. Un segnale politico e civile profondo: più della metà della città non si riconosce nell’offerta dei partiti tradizionali. È un grido silenzioso, ma potentissimo, che chiede una politica diversa, più vicina e più credibile. È da qui che Lucca è un grande noi intende ripartire per riaprire uno spazio civico autentico, dove contano le persone e non le appartenenze, i bisogni e non le correnti.
L’analisi dei risultati sul comune di Lucca descrive un quadro cristallizzato. Paragonando numeri ed elezioni da anni, a Lucca, i partiti possono contare sullo stesso bacino elettorale e il consenso resta concentrato in gruppi ormai consolidati, mentre l’altra metà della città resta distante o disillusa. Anche il centrosinistra cittadino, pur avanti numericamente sul centrodestra in queste elezioni regionali, non riesce ad ampliare la base di consenso. I voti locali sono gli stessi da anni e dobbiamo essere consapevoli che poche centinaia di voti non bastano per vincere. Senza allargare l’orizzonte, si rischia di ripetere il 2022, quando la città fu consegnata alla destra e all’estrema destra.
Crediamo non sia il momento di abbandonarsi a facili entusiasmi, ma di riflettere con umiltà su ciò che in passato non ha funzionato, sulle scelte che non hanno chiaramente convinto i cittadini. La fiducia non si riconquista con slogan o accordi di vertice, ma con un dialogo reale e franco con la città. Occorre riattivare i legami con associazioni, giovani, professionisti, volontariato e cultura, riportando la partecipazione fuori dalle sedi di partito e dentro i luoghi della vita quotidiana. La politica deve dimostrarsi spazio di ascolto, confronto e collaborazione, non terreno di spartizione o di potere.
E’ indispensabile aprire le porte e accogliere le risorse umane e professionali capaci di rappresentare una comunità ampia individuando persone capaci di unire e suscitare passione ed entusiasmo in chi oggi è distante dalla politica, evitando imposizioni che gli elettori dimostrano di non accettare. Servono candidature lontane da personalismi e lontane dalle logiche di potere, in grado di rivitalizzare un corpo elettorale disilluso e restituire senso alla partecipazione: il contributo di ognuno conta.
L’astensionismo, che tutte le rilevazioni indicano maggiore nel campo del centrosinistra, rende il civismo una necessità indispensabile per ricostruire fiducia. Significa partire dai bisogni reali – famiglia, scuola, lavoro, mobilità, cura, beni comuni – e costruire soluzioni condivise, mettere insieme competenze e valorizzare sensibilità diverse. Oggi Lucca ha bisogno di riscoprirsi comunità: servono scelte coraggiose e trasparenti, processi decisionali aperti e partecipati e una visione comune.
I numeri parlano chiaro: le distanze con la destra sono minime, basta poco per invertire i ruoli. Le elezioni del 2022 hanno dimostrato che nulla è scontato. Tutte le forze del centrosinistra devono dimostrare di sapersi mettere in discussione e di mettersi a disposizione di un impegno comune senza prevaricazioni. Insieme dovremo raccogliere il grido silenzioso di chi non vota. E’ questa la sfida più grande che il centrosinistra unito dovrò affrontare: ascoltare, includere, restituire voce a chi l’ha persa”.


