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Viareggio, si alza il livello della crisi: via le deleghe ad Alberici, si dimettono Pierucci e Mei

Situazione sempre più ingarbugliata dopo il passaggio di tre consiglieri al misto e la nomina di Tomei in giunta. Dure accuse a Del Ghingaro

Sempre più calda la situazione nel Comune di Viareggio dopo gli ultimi sviluppi politici e in vista delle comunali che si terranno a primavera 2026. 

L’amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Del Ghingaro è entrata ufficialmente in crisi dopo l’uscita di tre consiglieri di maggioranzaDavid Zappelli, Matteo Ricci e Silvia Bertolucci – che nella giornata di domenica hanno annunciato il passaggio al gruppo misto. La decisione, arrivata a sorpresa, rischia di far cadere la giunta e di aprire la strada al commissariamento del Comune.

“La politica deve essere una forza capace di offrire soluzioni e prospettive, non divisioni – ha spiegato Bertolucci – Credo in una politica che costruisca ponti anziché muri e che sappia indicare con chiarezza quale società voler realizzare. Da oggi, farò parte del gruppo misto e voterò secondo coscienza i provvedimenti che questa nuova amministrazione vorrà proporre in consiglio”.

Ancora più dura la posizione di Zappelli e Ricci che denunciano le azioni di Del Ghingaro: “Abbiamo avuto conferma che il sindaco di Viareggio agisce su solleciti del presidente della Fondazione festival Puccini Fabrizio Miracolo – si legge nel testo – questo venerdì sera ha chiesto provvedimenti nei confronti di tre assessori e sabato mattina sono puntualmente arrivati. Ciò è inaccettabile”.

Le loro dimissioni dal gruppo di maggioranza arrivano infatti poche ore dopo il rimpasto deciso da Del Ghingaro, che ha nominato Gabriele Tomei nuovo vicesindaco, ridistribuendo le deleghe e ridimensionando il ruolo di alcuni assessori.

Con il passaggio dei tre consiglieri al gruppo misto, la maggioranza non esiste più: restano soltanto nove consiglieri fedeli al sindaco (che ha diritto di voto) su un totale di ventiquattro. Tuttavia, Zappelli, Ricci e Bertolucci hanno già fatto sapere che “voteranno secondo coscienza per il bene della città”.

Il sindaco, intervenuto a 50 Canale, ha replicato con toni netti: “In assenza di maggioranza si va a casa, e i tre consiglieri si assumeranno la responsabilità di un nuovo commissariamento della città. Io non mi faccio ricattare da nessuno”.

In caso di dimissioni del sindaco o di sfiducia in aula, Viareggio tornerebbe sotto la guida di un commissario prefettizio fino alle elezioni amministrative previste nel 2026.

A seguito degli ultimi avvenimenti sono state revocate le deleghe all’ex vicesindaco Valter Alberici e in conseguenza di questo si sono dimessi l’assessora Sandra Mei (che aveva conservato solo la delega alla cultura e alle tradizioni popolari) e l’assessore Federico Pierucci, al quale era stata tolta la delega ai lavori pubblici ma non quella all’urbanistica.

“Dieci anni belli. Ne verranno ancora, a presto… Che poi, ci siamo anche divertiti”, ha commentato Sandra Mei. E poco prima aveva scritto: “In mezzo alle voci, agli strilli, agli acuti stonati e agli imbecilli che fanno ironia, io con sincerità desidero ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto o telefonato per dirmi, molto banalmente, Sandra, come stai? preferendo questa domanda al “cosa farai”. Ecco a quelle persone lì, tante, io voglio dire grazie perché mettere al centro le persone, rispettare i loro sentimenti e dimostrare affetto e stima credo sia il più grande degli insegnamenti da passare ai nostri figli. La maleducazione, la strafottenza e perfino la spregiudicatezza non fanno parte della mia visione del mondo. Sono strana, lo so, ma forse è proprio questo che mi fa sentire fortunata. Grazie, a chi fa e regala sorrisi”.

“Nella vita di ogni persona arriva il momento di decisioni dolorose – ha scritto invece Federico Pierucci –. Questi dieci anni sono stati una grande avventura che lascia alla città tantissime opere pubbliche, nuove previsioni urbanistiche, piazze, strade…idee per una Viareggio proiettata verso il futuro che potrà sfruttare e potenziare anche chi arriverà dopo di noi. Ho cercato di dare il massimo nell’esclusivo interesse della città, risultati e fatti saranno giudicati dai cittadini. È venuto meno, almeno per me, il senso di appartenenza ad un gruppo, qualcuno ha deciso di percorrere una strada che non è più la mia. In questi giorni si sono susseguiti attacchi, infamie, punizioni…prima lanciate poi ritirate, poi di nuovo manifestate. Questo non è mai stato il nostro metodo, e ancora certamente non è quello del sottoscritto. Non sono attaccato alla poltrona perché tutto nella vita è momentaneo e ogni carica deve essere portata avanti come servizio – conclude -. Buon lavoro a chi prosegue e buona fortuna alla mia città, che amo e rispetto più di ogni altra cosa”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Massimiliano Baldini, consigliere regionale uscente della Lega: “Se Giorgio Del Ghingaro non vuol perdere la faccia, deve dimettersi, a meno che non si cosparga il capo di cenere accettando di chiedere scusa a Zappelli, Pierucci e Granaiola. Ma puntuale come il ripetersi delle stagioni – continua -, ad ogni crisi si profilano immediatamente le consuete litanie piagnucolose di chi la rappresenta come una catastrofe universale, in particolare fra coloro che amministrano la città e non vogliono lasciare potere e poltrona e coloro che non amministrando direttamente la comunità, ne vorrebbero cogliere subito l’opportunità per sdraiarcisi finalmente sopra e amministrare in barba agli elettori ai quali promisero ben altro, naturalmente indossando le vesti degli pseudo responsabili per nascondere in qualche modo il salto della quaglia“.

Baldini

“Niente di più farlocco, niente di più fasullo – incalza -, basti pensare al commissario Valerio Massimo Romeo che – fra l’ottobre 2014 ed il maggio 2015 – amministrò la città talmente bene che in prossimità del termine del suo mandato tantissimi erano i viareggini ed i torrelaghesi – media compresi – che chiedevano di trattenerlo a forza e di non tornare ad elezioni, salvo poi – non essendo legalmente possibile – proporlo e sollecitarlo di candidarsi a sindaco di Viareggio per anni e anni. Del resto la figura del commissario prefettizio è appositamente regolamentata dal testo unico degli enti locali proprio in conseguenza di amministrazioni cittadine che non sono più in grado di governare le comunità che le hanno elette perché divenute litigiose, divise e non più capaci di rispecchiare il voto politico per il quale furono scelte”.

“Del resto – prosegue Baldini -, se è vero che il Sindaco potrebbe andare a chiedere sostegno fra i consiglieri comunali di FdI e fra quelli di Vannacci dove almeno Ferrari, Canova e Tofanelli parrebbero disponibili al tradimento dei loro elettori pur di precostituirsi un futuro personale, certo è che sarebbe una giravolta vergognosa da chiudersi in casa e non uscirne mai più sia per Del Ghingaro e ciò che rimane dei suoi – ostinatamente civici e dichiaratamente di sinistra – a quel punto costretti ad abbracciare i partiti e per giunta pure il mantra della XMas del generale, ma lo sarebbe per gli stessi consiglieri meloniani e vannacciani che dopo 5 anni di opposizione sposerebbero questo sindaco proprio nel momento in cui Rifondazione Comunista plaude alla nomina del nuovo vice Tomei, evidentemente ritenuto più vicino a Capanna e Cossutta che a Borghese ed Almirante”.

Insomma, viareggini e torrelaghesi non si facciano prendere per il naso ancora una volta dai richiami etici alla finta responsabilità, meglio un commissario prefettizio che spenga le polemiche ed i veleni, gestisca tecnicamente la città e ci porti a votare subito fra 4-5 mesi piuttosto che le faide e le lotte politiche continue, con un sindaco costretto a mendicare voti a destra ed a manca, una Giunta sfiduciata per metà, un consiglio comunale dove la composizione dei Gruppi è pressoché interamente saltata e quindi con una crisi istituzionale e politica lampante che ha isolato la città ormai priva di una guida amministrativa in grado di occuparsi degli interessi di Viareggio e Torre del Lago Puccini”.

Nella foto la giunta iniziale del Del Ghingaro bis