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|Lucca è un grande noi lamenta: “Dagli Stati Generali una visione del turismo ridotta a contabilità e propaganda”
Per la lista civica: “Cresce solo la distanza tra chi la amministra e chi la vive davvero”
“Lucca non ha bisogno di nuovi claim pubblicitari. Ha bisogno di una politica che scelga di tornare a guardare la quotidianità dentro e fuori le Mura. Di investire nei servizi, nei residenti, nella qualità. Di ridare dignità e misura a una città che merita rispetto, non slogan”. E’ la posizione della lista civica Lucca è un grande noi dopo la seconda edizione de Gli Stati Generali del Turismo promossi dal Comune di Lucca.
Per Lucca è un grande noi, “Si sono rivelati, ancora una volta, un esercizio di autocelebrazione. Un palcoscenico dove l’amministrazione Pardini, con il supporto di collaboratori esterni, ha esibito numeri in crescita, slogan trionfalistici e una visione del turismo ridotta a contabilità e propaganda. Poche le parole sui problemi reali – a parte qualche intervento dal pubblico – nessuna assunzione di responsabilità per una città ormai allo stremo sotto il peso di un turismo incontrollato che travolge residenti, spazi, servizi e identità.
Secondo la narrazione ufficiale, a Lucca non ci sarebbe alcun fenomeno di overtourism. È tutto sotto controllo, dicono. Anzi, ‘è normale avere qualche difficoltà quando i numeri sono così alti’. Ma se fosse vero che non esiste un problema di overtourism, allora la situazione sarebbe persino più grave: significherebbe che la gestione di un turismo ‘normale’ e dei servizi cittadini è altamente deficitaria. Altrimenti non si spiegano, le lamentele sempre più diffuse dei residenti, la percezione di caos e disordine, il traffico ingestibile, gli affitti impazziti, le piazze trasformate in plateatici infiniti e la sensazione, sempre più palpabile, di vivere in una città soffocata che non riconosce più se stessa. Una città in cui la quotidianità è stata svuotata della sua identità e sostituita da un flusso continuo e anonimo di visitatori. Se davvero non ci fosse overtourism, allora il fallimento sarebbe doppio: non solo si nega un problema reale, ma si ammette implicitamente l’incapacità di governare in modo ordinato e rispettoso anche un turismo ‘normale’.
Poche le novità: la visit card (annunciata quante volte?) e l’imminente cartellonista di divieto ai risciò in alcune zone del centro storico. E intanto Lucca si svuota di residenti: affitti turistici a +34% (con oltre 1.850 alloggi, di cui 644 nuove strutture negli ultimi mesi), contratti di lungo periodo crollati del 44%, canoni di locazione inarrestabili a +22% e sfratti aumentati nell’ultimo anno a +28% (mentre in tutta la Toscana diminuiscono).
E poi, la domanda inevitabile: che fine hanno fatto i 7 milioni di euro incassati negli ultimi tre anni con la tassa di soggiorno? Nulla si sa di investimenti per rafforzare i servizi, sostenere i residenti o migliorare la qualità dell’accoglienza. Tutto sembra ridursi a telecamere, segnaletica, qualche pannello informativo e un sito web rinnovato. Un briciolo di pudore evita il vantarsi dell’installazione dei cosiddetti ‘nuovi bagni pubblici’, che in realtà sono due moduli Sebach mobili. Sarebbe questa la grande visione per una città dal grande patrimonio storico e culturale?
Certo dopo tre anni di amministrazione, sentire dichiarare ‘siamo alla ricerca del giusto equilibrio tra turismo e residenza’ è sconfortante. Quante volte dovremo ancora sentirlo? Un’ammissione implicita di fallimento, perché l’equilibrio è stato rotto da tempo, sacrificando la città e chi la vive, e non per caso: per scelta politica.
La realtà è sotto gli occhi di tutti e i tentativi di scaricare le responsabilità del presente sul passato (ancora?!) francamente non reggono ormai più. In tre anni, invece di correggere la rotta, si è accelerato il processo, puntando solo a incrementare presenze, pernottamenti ed eventi. Tuttavia, mentre la narrazione sventola dati record che fanno la fortuna di poche categorie, cresce la sofferenza quotidiana dei cittadini che denunciano un forte senso di estraneità nella propria città.
Modificare la rotta è possibile ma richiede una consapevolezza chiara: la città non era così. L’equilibrio che esisteva, pur fragile, è stato rotto da scelte politiche deliberate. L’attuale amministrazione ha deciso di privilegiare il turismo di massa e il guadagno immediato, sacrificando la vivibilità dei cittadini. Non si tratta di destino o di eredità del passato, ma di decisioni precise che hanno favorito gli interessi economici di pochi a scapito della comunità.
Nel frattempo, mentre si annunciano nuovi investimenti in promozione turistica – con claim che sembrano più destinati a rincuorare i cittadini disillusi che ad attrarre nuovi visitatori – la città subisce l’ennesima stagione di disagi legati ai Comics: cantieri, piazze occupate, viabilità modificata e parcheggi ridotti per settimane. Lo diciamo chiaramente Lucca Comics & Games è un tesoro prezioso culturale, turistico ed economico della città, un fiore all’occhiello da anni che va preservato e sostenuto ma siamo giunti al punto che per 5 giorni di manifestazione residenti e lavoratori devono subire per due mesi (dall’allestimento allo smontaggio) un cantiere distribuito su tutto il centro storico. Due mesi di forti disagi, con padiglioni vuoti che occupano le piazze per settimane in attesa degli espositori che arriveranno pochi giorni prima dell’evento, dovrebbero essere evitati attraverso una ottimizzazione dei lavori e migliore programmazione, senza inventarsi gli sconti sui biglietti come risarcimento per il disturbo arrecato. Due mesi di disagi per la cittadinanza sono davvero troppi e, in vista della prossima edizione, invitiamo ad individuare rimedi e concrete migliorie.
Eppure le risorse ci sono, eccome. E anche le proposte. Da tempo associazioni, comitati e cittadini avanzano idee concrete per un turismo sostenibile, regolato, rispettoso dei luoghi e delle persone. Ma nulla di tutto questo trova ascolto. Si preferisce continuare ad amplificare i numeri, a misurare il successo solo in arrivi e pernottamenti senza tener conto della qualità della vita e della sostenibilità sociale e a vendere l’immagine di una città ‘in crescita’, mentre cresce solo la distanza tra chi la amministra e chi la vive davvero”.


