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I Cobas: “Servono massicci investimenti in sanità, scuola, università, trasporti, assistenza”. Aderisce il comitato Palestina Libera

Sciopero generale e corteo oggi il prossimo venerdì (28 novembre) indetto dal sindacato di base. A presentarlo oggi (22 novembre) in piazza del Giglio i Cobas e il comitato Palestina Libera. 

Così Rino Capasso dei Cobas: “Scioperiamo il 28 novembre in tutt’Italia e manifestiamo anche qui a Lucca, in Piazza del Giglio alle 9,30, contro la politica economica del governo Meloni che aumenta le disuguaglianze. Basti pensare che con la riforma dell’Irpef un dirigente risparmierà 400 euro all’anno, un operario 25. Siamo per il rinnovo dei contratti pubblici e privati che tutelano almeno i salari dall’inflazione. Per esempio, nella scuola il personale ha perso negli ultimi 30 anni il 30% di potere d’acquisto e anche l’ultimo contratto miseria ha fatto recuperare un 6% rispetto al 15% in tre anni. Contro il lavoro precario nel settore privato in quello pubblico, ancora lo Stato nella scuola al il 20% di Ata e 200 precari e chiediamo l’assunzione di tutti quelli che hanno lavorato almeno tre anni. Per la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, per rilanciare l’occupazione e anche la domanda e l’attività economica. Infine, nella scuola siamo contro il nuovo indicazioni nazionale che plasmano le nuove generazioni alla cultura della nazione, alla cultura della destra. Su questo faremo un convegno mercoledì prossimo a Viareggio, all’istituto comprensivo Marco Polo”.

Rino Capasso

“Come coordinamento Palestina Libera Lucca, invitiamo le lavoratrici e i lavoratori ad aderire allo sciopero del 28 novembre – dichiara Nicoletta Gini del Coordinamento Palestina Libera Lucca -. Saremo in piazza al Corteo e indetto dei Cobas contro la finanziaria e contro il governo Meloni. Quello proposto dal governo Meloni è una finanziaria di guerra che va esattamente nella stessa direzione in cui sono andate le scelte politiche dei governi precedenti per la militarizzazione dei territori, basta pensare alla base San Rossore Pontedera o alla base Nato di Rovezzano a Firenze, al traffico di armi che passa per le nostre infrastrutture e per i porti come quello di Livorno, dove i portuali stanno di fatto resistendo e bloccando il traffico di armi. Quello che vogliamo noi è una finanziaria dei diritti, una finanziaria per i diritti sociali, dal welfare, alla sanità, la scuola e la costruzione di una cultura di pace e per i diritti dei popoli, per il popolo palestinese, per il popolo sudanese, contro i genocidi e per l’autodeterminazione dei popoli“.

Nicoletta Gini

Tante le motivazioni che hanno portato all’indizione di questa mobilitazione, tutte legate alla manovra in via di approvazione dal governo Meloni.

“La mobilitazione – spiegano i Cobas – è per massicci investimenti in sanità, scuola, università, trasporti, servizi di assistenza e il taglio drastico delle spese militari; la stabilizzazione di tutti i precari/e e dei lavoratori/trici in appalto della pubblica amministrazione; il rinnovo dei contratti pubblici e privati con aumenti salariali adeguati per recuperare almeno l’inflazione reale; il pieno adeguamento delle pensioni all’inflazione reale e l’abolizione della legge Fornero; la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e l’introduzione per legge del salario minimo; la libertà di movimento e i diritti di cittadinanza; la rottura dei legami economici e del sostegno militare allo Stato di Israele, in solidarietà con la lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese. È contro, invece, la politica economica del governo Meloni che aumenta le disuguaglianze; l’economia di guerra e lo spostamento di risorse dalle spese sociali agli armamenti; la privatizzazione delle aziende energetiche, delle poste, delle telecomunicazioni, del trasporto pubblico, dei servizi di igiene ambientale, della sanità, dell’istruzione e per la ripubblicizzazione di quelle già privatizzate; la politica degli appalti e subappalti che precarizza il lavoro e regala profitti alle imprese private; la violenza di genere in tutte le sue forme e ogni divario salariale di genere; il ddl sicurezza numero 1660 che criminalizza il conflitto sociale; l’autonomia differenziata che acuisce la disuguaglianza sociale tra i territori e tra i cittadini delle diverse regioni”.

Lo sciopero è aperto a tutti i settori, pubblici e privati.

I Cobas Scuola promuovono lo sciopero di tutti gli ordini “per il recupero del potere d’acquisto del personale, che negli ultimi 30 anni si è ridotto di circa il 30 per cento, a causa di contratti scaduti, aumenti irrisori e inflazione; gli aumenti del contratto-miseria 22-24 non compensano minimamente il forte calo del valore dei salari degli ultimi decenni, ma neanche l’inflazione del 14,8 per cento dell’ultimo triennio con aumenti del 6 per cento e una perdita ulteriore di oltre l’8 per cento; una pensione di docenti ed Ata corrispondente all’ultimo stipendio e in età compatibile con un lavoro gravoso e usurante; l’assunzione su tutti i posti disponibili e il ripristino del ‘doppio canale’        per eliminare il precariato che colpisce ancora oggi 200mila docenti e Ata; il ruolo unico per docenti dall’infanzia alla secondaria di secondo grado per porre fine a disuguaglianze ingiustificate; classi con un massimo di 20 alunni (15 in presenza di alunni con disabilità), perché classi sovraffollate impediscono un lavoro didattico efficace, aumentano lo stress dei docenti, riducono l’attenzione verso i singoli e l’inclusione e contro la ‘riforma a pezzi’ della scuola di Valditara (tecnici e professionali quadriennali, made in Italy, tutor e orientatore, docenti incentivati, riforma degli organi collegiali), che punta a completare l’aziendalizzazione della scuola tramite la differenziazione e gerarchizzazione dei docenti, la subordinazione degli organi collegiali al dirigente-manager e l’asservimento della scuola pubblica alle scelte imprenditoriali che privilegiano lavoro precario, a basso costo e dequalificato; le indicazioni nazionali 2025, un documento fortemente ideologico, intriso di nazionalismo e retorica, che utilizza la ‘personalizzazione’ e la ‘valorizzazione dei talenti’ come strumenti di selezione classista e il cui obiettivo politico è la costruzione nel tempo di un’egemonia politico-culturale della destra; il continuo ridimensionamento delle istituzioni scolastiche; il fondo Espero promosso e amministrato dai sindacati ‘rappresentativi’ e ‘spinto’ col silenzio-assensointrodotto per i neo assunti, che rappresenta un modello inaccettabile di privatizzazione strisciante della previdenza pubblica”.

Alla mobilitazione contro la manovra si unisce anche quella per la pace. 

Il coordinamento Palestina Libera Lucca aderisce, infatti, alla manifestazione indetta dai Cobas che prevece un concentramento in piazza del Giglio alle 9,30 e il successivo corteo ed esprime il proprio pieno sostegno allo sciopero.

“Lo sciopero – dice il coordinamento – mette al centro  l’autodeterminazione del popolo palestinese; la condanna del genocidio perpetrato da Israele; una pace che preveda la fine dell’occupazione dei territori palestinesi, la revoca del blocco navale davanti a Gaza, la liberazione dei prigionieri e dei combattenti per la libertà palestinesi nelle carceri israeliane e italiane e la libera circolazione di persone e merci da e per la Palestina”.

“I governi occidentali, compreso quello italiano, sono complici dei genocidi e della continuazione della guerra in varie parti del mondo. Il mercato delle armi, di cui Leonardo Spa, con la Fondazione Med’Or e diverse aziende italiane sono protagonisti, si lega alla militarizzazione del territorio (come la base Nato di Rovezzano a Firenze e quella di San Rossore-Pontedera) e a progetti di riarmo, anche quelli mascherati da difesa comune. La ‘finanziaria di guerra’ in votazione al Parlamento non inverte la rotta: al contrario, punta apertamente a peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di tutte e tutti: dall’emergenza abitativa, alla sicurezza sul lavoro fino ai salari che si abbassano mentre il costo della vita si alza, dirottando risorse che potrebbero servire a potenziare sanità, istruzione, welfare. Inoltre, il governo non attiva ancora nessuna pressione per spingere Israele a fermare la sua politica coloniale di insediamento nei territori palestinesi, fermando il genocidio, l’occupazione dei territori, rispettando il diritto al ritorno alla sua terra del popolo palestinese. Denunciamo la falsa tregua e il vergognoso riconoscimento del Consiglio di sicurezza dell’Onu della ‘pace di Trump’ che riconosce di fatto legittimità all’occupazione israeliana e inasprisce l’apartheid”.

“Sosteniamo insieme le richieste dello sciopero del sindacalismo di base – conclude il coordinamento – e contrastiamo la complicità del nostro governo con Israele anche attraverso il boicottaggio attivo delle aziende e dei prodotti israeliani. No alla manovra per i ricchi e per la guerra. Stop genocides”.

piazza del Giglio, conferenza stampa, sciopero Cobas