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Separazione delle carriere in magistratura, presentato il comitato per il sì al referendum ‘SìSepara’

Ludovica Giorgi: “Chi mai vorrebbe che l’arbitro di una qualunque partita di calcio indossi la maglietta di una delle due squadre?”

Presentato oggi (20 dicembre) al Teatro del Giglio il comitato referendario promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi per la separazione sulle carriere.

Ad introdurre i lavori ci ha pensato il giornalista e saggista Federico Bini che ha richiamato la figura di Luigi Einaudi come esempio di padre della Repubblica: “Lo statista piemontese affonda le radici in quel costituzionalismo liberale francese che sancì con Lo spirito delle leggi (1748) di Montesquieu e la relativa teoria della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) il fondamento della moderna democrazia occidentale”. Questa consultazione referendaria è alla fine il suo augurio: “Faccia maturare in noi la consapevolezza della centralità e della bellezza della libera vita democratica”.

La parola è stata poi presa da Corrado Besozzi, referente della Fondazione Luigi Einaudi per la Toscana che ha ringraziando dell’adesione al Comitato il sindaco di Lucca, Mario Pardini, e l’associazione Altero Matteoli per la libertà e il bene comune, presente con Marco Martinelli. “Votare sì – afferma Besozzi – significa far uscire il nostro paese da una situazione anomala e allinearlo agli altri paesi europei”. “Ed è un bene – secondo il suo convincimento – che sia il popolo ad esprimersi su un tema come quello della giustizia che riguarda tutti noi da vicino. E solo con il giusto processo garantito dal giudice terzo e imparziale, ognuno di noi potrà sentirsi pienamente cittadino e tutelato nei propri diritti. Vale per tutti, soprattutto per i più deboli”.

Ad entrare nel merito della riforma è l’avvocatessa Lodovica Giorgi, portavoce del comitato che parte da due osservazioni principali di carattere generale prima di entrare negli aspetti tecnici della riforma: “Le due osservazioni da fare in apertura – dice la penalista lucchese – sono:  questa riforma non ha colore politico perché se ne parla dal 1989;  è la naturale conseguenza di un principio costituzionale espresso dall’articolo 111 Costituzione”.

I punti della riforma che Giorgi ha illustrato riguardano la separazione delle carriere. “Le nuove norme approvate dal parlamento – dice – non sono dunque norme ‘di parte”’ quanto piuttosto norme necessarie per rendere il nostro sistema giuridico coerente con sé stesso: se il giudice deve essere terzo e dunque equidistante da entrambe le parti, come può appartenere alla stessa carriera del pubblico ministero? Ma soprattutto: chi mai vorrebbe che l’arbitro di una qualunque partita di calcio indossi la maglietta di una delle due squadre? Non potendo articolare serie contestazioni rispetto ad una riforma fin troppo ovvia, si invoca il rischio democratico. Al contrario, questa riforma nasce proprio per modificare l’ordinamento giudiziario passato e per affermare che ogni cittadino ha diritto ad un processo che si svolga secondo le regole di uno Stato di diritto”.

Poi su doppio Csm e Alta Corte disciplinare: “Dal principio di terzietà del giudice consegue per forza logica che esso deve essere organizzato diversamente. Non può avere lo stesso concorso di accesso di un pubblico ministero, non ne può condividere la formazione, né la sua carriera può essere decisa da un pubblico ministero. Eppure oggi è così, esiste un unico Consiglio superiore della magistratura in cui sono presenti giudici e pm, con la riforma tale organo si sdoppia in Consiglio superiore della magistratura giudicante e requirente, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica e con procedure di selezione modificate: esempio il sorteggio. “È un passo in avanti importantissimo – sottolinea l’avvocatessa Giorgi – perché è volto a prevenire il sistema dello strapotere delle correnti nella magistratura e della relativa lottizzazione”.

Infine, la giurisdizione disciplinare oggi in capo al Csm che viene affidata ad un’alta corte: “Come ogni giudice, anche il giudice disciplinare deve essere terzo, distante quindi dal soggetto chiamate a giudicare. Ad oggi, i procedimenti disciplinari contro i magistrati, gestiti dal Csm, hanno esiti sconfortanti”.

A chiudere l’incontro l’avvocato Marco Agnitti, “La riforma, come ha ben evidenziato la collega Lodovica Giorgi tocca tre punti principali: separazione delle carriere, doppio Csm e Alta corte disciplinare. Affrontare il tema giustizia in un paese ‘difficile’ come l’Italia è sempre stato complicato, dal momento che a partire dagli anni Novanta il ruolo tra politica e magistratura ha messo a rischio la tenuta del nostro sistema democratico. Riformare la giustizia, restituendole indipendenza e trasparenza, è un servizio che va a beneficio dell’intero sistema-paese: dai cittadini alle imprese”.

“Il nostro faro – conclude Agnitti – sia come giuristi sia come cittadini è e deve rimanere la netta separazione dei poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. E mai, nessuno di questi poteri deve trasformarsi in un contropotere, sconfinando nel campo altrui e rischiando quindi di mettere in pericolo l’intera struttura democratica”.