Logo

L’esponente di FI: “Ci saranno due Csm: uno per magistrati giudicanti e uno per inquirenti, valutati dall’Alta corte di disciplina”

Referendum costituzionale sulla giustizia, il Consiglio dei ministri sta valutando la possibilità di tenerlo il 22 marzo ed entro il 17 gennaio i nodi dovranno sciogliersi. Nel frattempo prosegue la discussione tra i comitati del sì e quelli del no, per spiegare le proprie ragioni ai cittadini che dovranno recarsi alle urne. Si ricorda, che essendo un referendum costituzionale, non ci sarà il quorum per la sua validità. Per capire quali sono le ragioni per cui si dovrebbe votare sì al quesito, le telecamere di Lucca in Diretta si sono spostate a Viareggio per incontrare l’avvocato Eros Baldini, rappresentante di Forza Italia del Dipartimento affari costituzionali e giustizia in Toscana.

Eros Baldini Forza Italia

“Prima di tutto voglio precisare che i comitati sono cittadini, noi di Forza Italia non facciamo comitati – spiega -, perché non vogliamo che questo sia un argomento estremamente politicizzato. Questa è una riforma che va a vantaggio di tutti i cittadini e in maniera molto semplice, non è altro che il raggiungimento del percorso iniziato nel 1988 con il nuovo codice di procedura penale, che passava da un sistema inquisitorio ad un sistema accusatorio. In seguito, nel 1998, con la modifica dell’articolo 111 della Costituzione per il giusto processo, che prevede una netta separazione fra giudice e pubblico ministero che doveva, ad onor del vero, essere già stata adottata quasi più di 35 anni fa”.

Il sistema di giustizia italiano nel 1988 è passato da un modello inquisitorio ad un modello accusatorio, con l’introduzione del nuovo xodice di procedura penale entrato in vigore nel 1989. Negli anni la giustizia in Italia ha avuto anche altre modifiche, tra cui quella dell’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo nel 1999.

“Le parti si devono presentare in posizione di parità davanti a un giudice terzo e indipendente, quindi bisogna ristabilire quella parità che oggi non esiste – precisa l’avvocato Baldini -. A trarne vantaggio sarà soprattutto il giudice, che non sarà più influenzato dalla colleganza dovuta al fatto che con il pubblico ministero fanno lo stesso percorso di studi, lo stesso percorso di preparazione al concorso, lo stesso concorso, la carriera, seppure oggi il passaggio da una funzione all’altra sia estremamente limitato, ma soprattutto, vengono valutati professionalmente da un organo unico che invece domani sarà distinto. In caso di vittoria del sì al referendum, nasceranno due diverse categorie, sempre all’interno della magistratura, una magistratura inquirente e una magistratura giudicante. Ci saranno quindi due diversi Consigli superiori della magistratura che valuteranno la professionalità dei magistrati inquirenti o giudicanti e poi ci sarà un’Alta corte di disciplina che giudicherà dal punto di vista disciplinare”.

“Non c’è niente di più – prosegue -, è una cosa estremamente semplice, non è un attacco alla Costituzione, non è uno scandalo e soprattutto non è una questione politica di schieramento, non è un referendum a favore del governo e contro l’opposizione. Quello che vogliamo, è che la magistratura sia ancora più indipendente, che il giudice sia ancora più terzo e possa fare le sue scelte liberamente.

Lei ad oggi con il sistema giudiziario attuale non vede una parità tra accusa e difesa?

“La parità assoluta è anche difficile da raggiungere – ammette Baldini -, perché la pubblica accusa rappresenta lo Stato, è lo Stato e quindi ha dei mezzi, la polizia giudiziaria, i fondi che vengono messi a disposizione, che la difesa raramente riesce a raggiungere e mai allo stesso livello. Quello che invece bisogna cercare è di riequilibrare questa disparità tra accusa e difesa e soprattutto rendere il giudice il più distante possibile. Geometricamente, lo possiamo rappresentare come un triangolo equilatero, in cui la distanza fra il giudice e il pubblico ministero deve essere la stessa che esiste fra il pubblico ministero e la difesa e fra la difesa e la accusa. È una cosa semplicissima, niente di complicato e niente di straordinario”.