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Assi viari, l’ex presidente del Consorzio di Bonifica: “Con l’opera aumenterà il rischio idrogeologico”

Ismaele Ridolfi: “Per la risistemazione e l’adeguamento tutto il sistema delle canalette di irrigazione non sono previsti finanziamenti”

Assi viari, nel dibattito in corso interviene anche l’ex presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Nord, Ismaele Ridolfi. 

“Nel dibattito sugli assi viari – dice Ridolfi – l’attenzione principale non va dedicata al rischio di perdere i finanziamenti, ma ai pesantissimi problemi ambientali e per l’assetto idrogeologico determinati dall’impatto dell’opera in un contesto territorialmente molto fragile e fortemente urbanizzato. Spostare il dibattito dai problemi dei territori alla necessità di non perdere i soldi per un’opera discutibile richiamano, con le debite proporzioni, gli argomenti di Salvini sul ponte sullo Stretto”.

Il territorio presenta rilevanti criticità idrauliche, come confermato dagli studi dell’Autorità di Distretto, da quelli della Regione Toscana, dalle carte sulle aree soggette ad esondazione del piano strutturale del Comune di Capannori. Conosco bene situazione di rischio idraulico perché il Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord, nel periodo nel quale ho svolto il ruolo di presidente, aveva già predisposto una stima parziale degli interventi necessari per la messa in sicurezza di quest’area a seguito degli studi di area vasta effettuati dal consorzio per conto dell’ex Autorità di Bacino dell’Arno. Tali studi prevedono, nello specifico, l’intervento su sei corsi d’acqua che ricadono in larga parte nelle aree interessati agli assi viari, sui quali oltre alla sistemazione dei rii, occorre realizzare complessivamente sette nuove aree naturali d’espansione ed adeguare quella già presente in località Ponte alla Posta”.

“I rii interessati – spiega – sono il rio Caprio (in programma una serie di opere, tra cui l’adeguamento della cassa attuale), il rio Ampollora (nuova cassa prevista) il rio Casale (nuova cassa), il rio Sana (nuova cassa), il rio Castruccio (tre nuove aree d’espansione) e il rio Ramo (nuova cassa) e la risistemazione e l’adeguamento tutto il sistema delle canalette di irrigazione. Interventi che richiedono molti milioni di euro e per i quali, a proposito di risorse economiche, non è previsto alcun finanziamento nel progetto degli assi viari.  Cioè, in analogia con il ponte sullo Stretto, si da priorità ad un’opera la cui utilità è dubbia e non si interviene sui problemi territoriali delle aree interessate dall’opera. Gli studi allegati al progetto degli assi viari assicurano, attraverso la realizzazione di opere di stoccaggio provvisorio, l’invarianza idraulica sul reticolo anche con le maggiori quantità di acqua che dovranno drenare a seguito dell’impermeabilizzazione di centinaia di ettari di superficie. Ammesso che tutto venga realizzato ad opera d’arte, cosa che, purtroppo, spesso è smentita dai fatti successivi, lo studio garantisce l’invarianza idraulica in un contesto che invece sta radicalmente cambiando”.

“Invarianza vuol anche dire che chi è andato sott’acqua fino ad oggi continuerà ad andarci anche dopo la realizzazione degli assi viari.
Inoltre dovrebbe essere ormai evidente a tutti che il clima sta modificando rapidamente, che gli eventi meteorologici e le piogge si fanno sempre più estremi e che i calcoli di oggi di invarianza degli apporti aggiuntivi di acqua sui reticoli, a seguito degli assi viari, saranno in breve tempo superati dalla realtà. E a Lammari, Marlia Segromigno, Lunata, Antraccoli…. si andrà sott’acqua più di quanto non ci si vada già oggi. È necessaria coerenza con le affermazioni politiche che si fanno; se si dice che i cambiamenti climatici sono in atto, occorre agire di conseguenza: prima di tutto occorre spendere per aumentare la resilienza dei territori”.