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Residenze di lusso all’ex Giorgi, Nicola Pera: “Intanto la questione abitativa a Lucca diventa un’emergenza”

L’attivista: “La sfida per le amministrazioni locali è trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, investimenti privati e diritto alla casa”

Residenze di lusso all’ex Giorgi, sul tema interviene l’attivista Nicola Pera.

“A Lucca, l’ex scuola superiore Giorgi è stata acquistata dalla società Guild Living dalla Camera di commercio. Il progetto prevede un investimento di circa 30 milioni di euro per trasformare l’edificio in una residenza di lusso destinata a persone over 65: appartamenti di alto livello accompagnati da servizi come Spa, piscina, palestra e ristorante. Non è in discussione l’idea di sviluppare soluzioni alternative alle tradizionali strutture residenziali per anziani. Tuttavia, la domanda che emerge riguarda la coerenza di questa operazione con i bisogni reali della città”.

“Il progetto si rivolge inevitabilmente a una platea molto ristretta – spiega ancora – persone in grado di sostenere costi che, secondo le stime, possono superare i 3mila euro. Una proposta destinata quindi a pochi, mentre la questione abitativa a Lucca riguarda ormai una fascia molto più ampia della popolazione. Negli ultimi anni i canoni di affitto sono cresciuti sensibilmente. Anche per effetto del turismo e dei grandi eventi, Lucca è diventata una città sempre più attrattiva. Parallelamente si è ridotta l’offerta di contratti a lungo termine: per molti proprietari risulta più conveniente affittare per brevi periodi durante eventi e manifestazioni, ottenendo rendimenti più alti e con minori vincoli. Gli affitti turistici brevi sono così aumentati, mentre la disponibilità di abitazioni per residenti diminuisce. Le conseguenze sono sempre più visibili. Giovani e lavoratori incontrano grandi difficoltà nel trovare una casa. Famiglie con redditi medi, che un tempo riuscivano a sostenere un affitto, iniziano a trovarsi in condizioni di precarietà abitativa. Il risultato è un progressivo processo di marginalizzazione che spinge molti residenti fuori dal centro, e in alcuni casi anche fuori dalla città”.

“Il sindaco ha recentemente riconosciuto la gravità della situazione: nel discorso tenuto durante l’inaugurazione della stazione di posta – dice Pera – ha definito la marginalità sociale “quasi un’emergenza” per il territorio. Se il problema è riconosciuto come tale, la risposta non può che essere strutturale. Nel frattempo l’edilizia residenziale pubblica fatica a rispondere alla domanda. Le liste di attesa restano lunghe, il turnover degli alloggi è lento e le nuove assegnazioni non sono sufficienti rispetto al bisogno reale. Questa pressione si scarica inevitabilmente sulle fasce più fragili, che non trovano soluzioni né nel mercato privato né nel sistema pubblico. È in questo contesto che nasce il dibattito sul futuro dell’ex Giorgi. Una parte della cittadinanza si chiede se non sarebbe stato opportuno valutare un’altra strada: l’acquisizione pubblica dell’immobile per destinarlo a politiche abitative, housing sociale o affitti calmierati per residenti. La risposta all’emergenza abitativa ed economica deve essere strutturata e per farlo il Comune può disporre di diverse misure: la promozione di programmi di housing sociale, incentivi fiscali per chi affitta a lungo termine ai residenti, limiti numerici agli affitti brevi nelle zone più sature e controlli più efficaci sulle autorizzazioni nel centro storico. Un’altra ipotesi è destinare una parte degli introiti del turismo a un fondo comunale per l’abitare, finalizzato al recupero di immobili sfitti e al sostegno diretto alle famiglie.”

“Lucca vive anche grazie al turismo, che rappresenta una risorsa economica fondamentale – conclude – Ma il rischio che il centro storico si trasformi progressivamente in uno spazio sempre meno abitato è sempre più discusso. Una città senza residenti perde vitalità, relazioni sociali e identità. La sfida per le amministrazioni locali è trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, investimenti privati e diritto alla casa. Perché il turismo non dovrebbe mai compromettere la possibilità per chi lavora e vive in città di continuare a farne parte. Governare questo equilibrio è una responsabilità politica: servono scelte socialmente innovative che mettano al centro i cittadini e la tutela della nostra comunità”.