L'intervento
|Superamento del campo di via delle Tagliate, Nicola Pera: “No a un approccio esclusivamente securitario”
Il ricercatore e attivista nel campo dei diritti: “Intervengano i servizi sociali, non servono camionette od operazioni di polizia”
Campo di via delle Tagliate, si esprime l’attivista Nicola Pera.
“Negli ultimi giorni il dibattito pubblico sull’insediamento informale di via delle Tagliate a Lucca è tornato al centro dell’attenzione. Tuttavia, per affrontare seriamente la questione è necessario partire da un chiarimento di base: definire quell’area un “campo rom” non è corretto. Quando nel 2020 visitai l’insediamento nell’ambito di una ricerca universitaria, non vi era alcuna presenza di persone di origine rom. Nell’area vivevano invece persone appartenenti alla comunità sinta – cittadini italiani – insieme ad alcuni cittadini provenienti dall’Europa dell’Est. Una distinzione che spesso sfugge nel dibattito pubblico, ma che è importante per evitare generalizzazioni e stereotipi nei confronti di minoranze storicamente esposte a discriminazioni. Durante quella visita ebbi anche l’opportunità di ascoltare il racconto di una persona molto anziana che aveva vissuto la guerra da bambina. Mi parlò dei traumi subiti dalla sua comunità, costretta a fuggire da fascisti e nazisti e a nascondersi nei tombini per salvarsi. Storie che fanno parte di un patrimonio sociale e culturale spesso sconosciuto anche nelle nostre città”.
“In questi giorni un cittadino ha chiesto al sindaco: “A quando lo smantellamento dei campi rom?”. Una domanda che, già nella sua formulazione, richiama implicitamente un approccio discriminatorio verso una minoranza, trattata più come un problema o un oggetto da rimuovere che come un insieme di persone con diritti e storie. Il sindaco di Lucca ha risposto annunciando una progressiva restituzione dell’area delle Tagliate alla disponibilità pubblica, indicando come orizzonte temporale il 2027. Una scadenza che coincide con la fine del mandato amministrativo e con l’anno elettorale. Se l’obiettivo è realmente quello di superare l’insediamento, il punto centrale deve però essere il percorso delle persone che oggi vi abitano. Attualmente nell’area vivono tre nuclei familiari e qualsiasi soluzione credibile passa necessariamente dall’ascolto, dall’orientamento e da un accompagnamento graduale verso abitazioni idonee. Un processo che non termina con l’assegnazione di un alloggio, ma che richiede continuità nel tempo”.
“Il punto di partenza deve essere la volontà delle persone di lasciare quell’area. Per costruire questo passaggio è fondamentale il lavoro dei servizi sociali, che devono poter operare con professionalità e strumenti adeguati – prosegue Pera – Non servono camionette né operazioni di polizia. Anche situazioni più complesse sono state affrontate con successo proprio attraverso metodi basati su ascolto, accompagnamento e rispetto della dignità delle persone. Negli anni passati, tuttavia, alcune vicende locali hanno mostrato l’ inadeguatezza dell’amministrazione attuale nell’affrontare problemi sociali complessi. Si può ricordare lo sgombero di viale Trenta a Lucca, dove le persone furono allontanate senza una soluzione stabile e tornarono autonomamente negli stessi locali durante la notte. Oppure lo sgombero del giaciglio di una coppia rom, artisti di strada, che non dava fastidio a nessuno, salvo poi scoprire che erano apolidi e quindi non sottoponibili a Daspo. O ancora la vicenda di una persona con gravi problematiche psichiatriche che fu stigmatizzata pubblicamente dalle istituzioni cittadine”.
“Episodi che mostrano come un approccio esclusivamente repressivo o securitario difficilmente produca soluzioni durature – conclude – L’intervento sociale richiede invece integrazione tra servizi, capacità di ascolto e attenzione ai diritti delle persone coinvolte. Le istituzioni possono anche adottare provvedimenti formalmente corretti, ma se questi non tengono conto dei bisogni reali rischiano di generare nuovi fallimenti e nuove forme di esclusione. Affrontare la situazione delle Tagliate significa quindi scegliere un percorso più complesso, ma anche più efficace: quello dell’accompagnamento sociale e del rispetto della dignità delle persone”.


