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Referendum giustizia, Pasquinelli (Lega): “Continua la battaglia per incrementare le garanzie a tutela della libertà personale nel processo”

Il capogruppo in Consiglio e il caso della condanna del giornalista Piero Sansonetti. E sul voto: “Conseguenze tutte da valutare”

Referendum sulla riforma della giustizia, una riflessione sulla vittoria del no dal capogruppo della Lega, Armando Pasquinelli. 

“Lo sanno tutti che al referendum confermativo della riforma costituzionale sulla giustizia hanno vinto i no, con un distacco sui sì di poco più di due milioni di voti. Un distacco rilevante, significativo e da considerare con attenzione per le possibili future conseguenze tanto riguardo le prossime elezioni amministrative nel nostro comune sia per le elezioni politiche del prossimo anno. Del perché si sia giunti a questo risultato che dal mio punto di vista temevo, non importa ripercorrere l’incoerenza con la propria storia e programmi appena sventolati nel 2022, del principale partito di opposizione. Non importa neanche andare a considerare il voto dei giovani ed in fondo il peso decisivo dei media nazionali schierati con i vari programmi di approfondimento con il cosiddetto partito dei giudici”.

“Quello che oggi voglio mettere in rilievo e forse è solo, mi auguro, una cattiva coincidenza, è una sentenza del tribunale di Lodi appena di un giorno successiva all’esito referendario – commenta – Sentenza che riguarda direttamente un bravo ed onesto giornalista che si chiama Piero Sansonetti, noto personaggio pubblico già direttore dell’Unità ed oggi del quotidiano Domani. Di certo non uomo di destra e neanche di centro, bensì un lucido giornalista di sinistra. Ma andiamo ai fatti. Sansonetti, nel processo penale azionato da una querela promossa dall’ex pm, oggi senatore Scarpinato 5Stelle, era imputato per diffamazione aggravata perché, nella sua qualità di giornalista, indagava e faceva domande sui motivi che avevano causato l’archiviazione dell’indagine mafia-appalti. Ricordo che al riguardo, un illustre magistrato come Paolo Borsellino viceversa insisteva per il prosieguo delle indagini e che forse a ragione di ciò, venne barbaramente ucciso appena due giorni dopo l’avvenuta archiviazione. Nella requisitoria il pubblico ministero di Lodi motivava la sua richiesta pesantissima (tre anni e mezzo di reclusione) con il fatto che Sansonetti continuava a scrivere, non la finiva, cioè, di fare il suo lavoro. Da questa triste vicenda chiusasi poi con una pesante multa, mi pare di poter trarre considerazioni inquietanti. Innanzitutto la richiesta del pm lodigiano è stata abnorme rispetto ai canoni comuni dei casi simili, e, mi pare un atto di straordinaria intimidazione nei confronti della libertà di stampache, purtroppo, non ha trovato la minima solidarietà nei suoi colleghi, almeno a livello di grandi giornali nazionali. Poi fa venire il terribile sospetto che sia trattato di una drammatica manifestazione di spirito di casta tra un ex inquirente ed il suo attuale collega di Lodi”.

“Perché racconto questo fatto?  Da cittadino comune, avvocato e politico locale non posso sottacere una certa inquietudine, a ragione dell’esito referendario che ha scatenato in alcuni un tifo da stadio, per il fatto che una parte della magistratura possa utilizzare il suo immenso ed insindacabile potere per fini di parte e non di mero servizio pubblico – conclude Pasquinelli – Si badi bene il più alto ed il più delicato visto che possono disporre della nostra libertà. Credo, quindi, che tutti noi che abbiamo sostenuto la riforma costituzionale abbiamo di fronte una sacrosanta battaglia per incrementare le garanzie a tutela della libertà personale nel processo e non solo, perché il voto di dodici milioni e mezzo di cittadini italiani non può e non deve esser fatto cadere nel nulla. Quello accaduto al giornalista Piero Sansonetti è un colossale monito a tutti i pensatori liberali garantisti ed un avviso a tutti i cittadini, che la democrazia vada difesa senza se e ma”.