Verso il voto
|Campi stretti, civici sparsi, scissioni e dissidenti: il voto a Viareggio è un rebus
Cinque candidati, per ora, che spacchettano le alleanze tradizionali, tra ‘continuità del fare’ e conti ancora da saldare
A poco più di un mese dal voto, il quadro politico viareggino si presenta come un mosaico in frantumi, dove le coalizioni tradizionali lottano contro emorragie interne e ambizioni civiche. Se il centrosinistra cerca di blindare il proprio perimetro attorno a Federica Maineri, il centrodestra va verso l’appoggio (senza simboli di partito) alla candidata civica Sara Grilli, filiazione delghingrina, mentre le schegge impazzite dei dissidenti rischiano di sparigliare le carte.
“Il centrosinistra è qui, da nessun’altra parte”. Con queste parole Federica Maineri ha presentato ieri la sua coalizione di sei liste (Pd, M5S, Sinistra Italiana, Europa Verde, Spazio Progressista e Rinnovamenti, dell’ex presidente di Cna, Giannecchini). Un perimetro chiaro, ma che certifica il fallimento del “campo largo”: il sostegno di Italia Viva a Maria Lina Marcucci, che si è autodefinita candidata civica di centrosinistra con ‘Viareggio Mon Amour’ aprono una falla al centro che la candidata dem spera di colmare con un appello agli “avvicinamenti” dell’ultima ora.
A rendere l’aria ancora più pesante nel quartier generale di piazza Cavour è il ‘caso Baccelli’. L’ex sfidante delle primarie ha disertato la conferenza stampa, denunciando un ‘procedimento farsa’ di espulsione dal Ps nei suoi confronti. Baccelli non risparmia fendenti al governatore Eugenio Giani, accusato di aver ‘umiliato’ le primarie del partito sostenendo apertamente la candidatura ‘top’ di Maria Lina Marcucci. Una guerra, nonostante la disponibilità dell’ex presidente della Provincia ed ex assessore regional, che rischia di paralizzare la mobilitazione della base dem proprio nel momento cruciale. In questo senso anche Spazio Progressista rivendica “la necessità di un coinvolgimento pieno, reale e non soltanto formale di tutti i candidati che hanno partecipato alle primarie e dei temi emersi con chiarezza durante la campagna elettorale”.
Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia serra i ranghi. Nonostante le turbolenze interne, il partito ribadisce piena fiducia al coordinatore Marco Dondolini e alla candidata civica Sara Grilli, assessora uscente della giunta Del Ghingaro. Fdi parla di ‘piena coesione’ e liquida come ‘strumentalizzazioni’ le critiche dei fuoriusciti, annunciando un accordo regionale imminente che sancirà l’unità della coalizione. L’obiettivo è chiaro: presentare la Grilli come l’unica alternativa ‘solida e credibile’ rispetto a un centrosinistra frammentato in due (o tre) tronconi.
Mentre i partiti si scontrano, l’attuale sindaco Giorgio Del Ghingaro entra a gamba tesa nella campagna elettorale con un post che sa di testamento politico e investitura: “Noi scegliamo il buon governo, non i frizzi e lazzi delle promesse elettorali”. Del Ghingaro mette in guardia dal ritorno all’erba finta (metafora del passato pre-dissesto) e benedice Sara Grilli, definendola la sua naturale erede: “C’ha dentro il salmastro, sa fare squadra e guidarla”.
A complicare ulteriormente il panorama è spuntato il quinto candidato: Christian Marcucci. Ex esponente di Fratelli d’Italia, l’outsider corre con la lista Viareggio Torre del Lago – La rinascita, pescando consensi proprio nel bacino della destra sociale e delusa dai vertici attuali.
Il punto politico: Viareggio si conferma laboratorio di un civismo che ha ormai digerito e trasformato i partiti tradizionali. Con una sinistra divisa tra l’identità dem di Federica Maineri e l’appeal trasversale di Maria Lina Marcucci, e un centrodestra che scommette tutto sulla ‘continuità del fare’ di Sara Grilli, rinunciando anche ai propri simboli, la partita si giocherà sulla capacità di portare al voto i delusi e di navigare tra i diktat delle segreterie regionali.


