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“Nessuno vuole abbandonare Maggiano”: Di Vito racconta il piano del Comune

“La complessa ristrutturazione di tutta l’area ha necessità di un gruppo di lavoro qualificato e l’interlocuzione di tutti gli enti, primo fra tutti la Regione che ne ha la piena proprietà”

“Il Comune di Lucca, nei suoi strumenti urbanistici, ha tutelato l’area di Maggiano negli ultimi trent’anni e continuerà in questo percorso che vede coinvolti numerosi enti che – nelle loro rispettive competenze – possono creare una progettualità in linea con i vincoli esistenti e nel rispetto della tutela di un patrimonio storico, architettonico e sanitario non solo per la comunità lucchese, ma per l’intera nazione”. Lo dice il consigliere incaricato alla sanità del Comune di Lucca Alessandro Di Vito che sull’ex ospedale psichiatrico di Maggiano precisa come “Investire vuol dire anche trovare soluzioni economicamente sostenibili nel tempo e tali da offrire una propria autonomia”.

“Nessuno – precisa Di Vito – vuole abbandonare una struttura così importante per la sua storia quale è l’ex ospedale psichiatrico di Fregionaia comunemente conosciuto dai nostri cittadini come ospedale di Maggiano, dove tutti desideriamo trovare il percorso giusto che porti al recupero, alla valorizzazione e ad una ristrutturazione che possa conciliare una progettualità inerente alla storia ma anche al territorio, costi, vincoli e sostenibilità economica nel tempo. Un’adeguata progettualità su tutta l’area comporta sia un alto investimento economico che multiple strette collaborazioni tecniche, di differenti professionisti e infine multipli enti. Sull’area del complesso dell’ex ospedale psichiatrico di Fregionaia, gravano rigidi vincoli di tutela, legati al suo valore storico-architettonico e alla necessità di mettere in sicurezza una struttura monastica del cinquecento – Monastero di Santa Maria ove operavano i Canonici regolari di Fregionaia – che ha avuto un importante intervento di ampliamento nel 1500.

I vincoli di tipo strutturale, storico e paesaggistico sono stati definiti nel Piano Strutturale e recepiti dal Piano Operativo del Comune di Lucca approvato dall’amministrazione in via definitiva nel dicembre 2024, a conferma di quanto l’amministrazione comunale desidera mantenere la struttura nel suo assetto originario. La struttura è stata definitivamente chiusa nel 1999 come atto finale dell’applicazione della Legge 180 – divenuta operativa sette mesi dopo la sua promulgazione dopo l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (Legge 833/78) – è di proprietà dell’azienda sanitaria e quindi della Regione che rappresenta il soggetto che ha il potere di prendere decisioni, ma riteniamo che la complessa ristrutturazione di tutta l’area abbia necessità di un gruppo di lavoro qualificato e l’interlocuzione di tutti gli enti, primo fra tutti la regione che ne ha la piena proprietà, senza escludere un coinvolgimento dello Stato per la sua antichità per il valore storico architettonico e il percorso sanitario con la sua evoluzione proprio nel precedente secolo.

La storia del nosocomio ci consente di capire la profonda evoluzione del trattamento terapeutico del paziente psichiatrico, dove si è passati da una struttura simil carcerario (contenzione ed isolamento sociale erano la parola d’ordine terapeutica) ad un altro approccio terapeutico, più razionale e vicino al malato ove i medici cercavano di valorizzare le capacità razionali e al tempo stesso cercare di capire il loro essere diverso, la loro follia. Ecco che non possiamo fare a meno di ricordare la figura di Guglielmo Lippi Francesconi – ogni anno viene ricordato durante la cerimonia di commemorazione dell’Eccidio di Farneta – che aveva abolito qualsiasi mezzo di contenzione meccanica, migliorato le condizioni dei pazienti, mantenuto principi etici e professionali nella difesa dei pazienti, rifiutandosi di collaborare con il governo nazifascista.

Dopo la sua fucilazione avvenuto il 10 settembre del 1944, Mario Tobino, che tutti noi conosciamo, attraverso testimonianze e scritti prosegui, divenne il suo successore e si concretizzò ancora di più quel processo di umanizzazione, in quanto si poneva l’empatia e la relazione medico-paziente rappresentava il nuovo approccio terapeutico. Al tempo stesso si metteva in atto, a partire dagli anni ’70, una progressiva de-istituzionalizzazione per arrivare al 1978 con la legge Basaglia, che sanciva la chiusura dei manicomi.

Accogliamo con soddisfazione l’annuncio del presidente Eugenio Giani di essere interessato ad interventi di recupero e di recarsi a Lucca per un sopralluogo all’ex ospedale psichiatrico di Fregionaia – istituito dalla Repubblica di Lucca nella seconda metà del Settecento con il nome di Spedale per i Pazzi di Fregionaia – e saremo lieti se nell’occasione riuscisse a visionare anche un’altra struttura ex ospedaliera – costruita nel 1920 e di proprietà dell’azienda sanitaria – non lontana da Fregionaia, che è abbandonata dalla fine degli anni Novanta: ci riferiamo all’ex sanatorio di Arliano, immerso nel verde, in posizione collinare con un orientamento verso il mare in modo che l’aria pura e il sole consentano meglio curare i pazienti affetti da tubercolosi”.