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Un anno dal voto per le politiche e le comunali a Lucca, Pasquinelli: “Uscire dal bipolarismo per garantire rappresentatività”

Il capogruppo della Lega in Consiglio e consigliere provinciale in una lettera al direttore: “Così si riavvicinano gli elettori alla politica”

Un anno dal voto amministrativo a Lucca e politico in Italia. Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera al direttore Enrico Pace, che è una profonda riflessione del capogruppo della Lega in consiglio comunale e consigliere provinciale, Armando Pasquinelli. L’oggetto è Uscire dal bipolarismo, per una legislatura costituente. 

Carissimo Enrico, si sta avvicinando l’ultimo anno di legislatura a Roma e di consiliatura nella nostra Lucca.
Il 2027, quindi, vedrà schierati tutti quanti gli uni contro gli l’altro armati, probabilmente con slogan triti e ritriti, fascisti-zecche rosse etc., ed altre amenità del genere che ovviamente esacerbano gli animi e lasciano attoniti ed estranei i cittadini che vorrebbero ben altri contenuti dalla politica.
Prima considerazione: in questa parte di legislatura il governo non ha prodotto alcuna riforma significativa, nonostante una larga maggioranza alle camere, sia sotto il profilo istituzionale sia economico. In questo ultimo ambito, però, va detto che grazie anche al ministro Giorgetti i conti sono stati tenuti in ordine così come riconosciuto dalla occhiuta commissione europea.
L’unica riforma partorita ed era ottima, bocciata purtroppo dal corpo elettorale, sarebbe stata quella oggetto del referendum appena passato in tema di giustizia. Qui l’opposizione ha avuto buon giuoco (a mio avviso sbagliando) trasformando il voto su una questione tecnico-costituzionale anche se di alto impatto, che avrebbe chiuso il cerchio aperto con la riforma Vassalli, in un fatto politico contro il governo.
Governo che, però, non cade, anzi che produce ancora un nuovo decreto sicurezza che puntualmente, si spera di no, verrà disinnescato dai magistrati. L’esecutivo dovrà mostrare coraggio, altrimenti correrà il rischio di vivacchiare verso la fine della legislatura senza grandi aspettative, con un Parlamento pronto al ‘liberi tutti’ al lavoro solo per la trasformazione dei decreti legge in legge e ad una legge di bilancio che con questi chiari di luna difficilmente potrà avere un carattere espansivo.
Siamo fermi! O rischiamo seriamente di fermarci e non ce lo possiamo permettere.
Seconda considerazione: l’Italia è un paese privo di una reale sovranità, vecchio e diviso.
La sovranità, quella vera sostanziale, l’abbiamo persa dopo l’8 settembre 1943 con la resa agli anglo-americani divenendo di fatto un satellite di quest’ultimi.
Successivamente, grazie anche all’articolo 10 della costituzione, abbiamo ceduto sempre maggiori quote di sovranità formale a favore della costruzione europea consegnandoci di fatto dopo il trattato di Maastricht (1992) ad essere eterodiretti dalla coppia franco-tedesca.
Siamo vecchi, infatti, l’età mediana è superiore ai 50 anni, fatto questo che ci rende il paese più anziano al mondo con una denatalità pazzesca che preoccupa i demografi e che avrà conseguenze facilmente prevedibili, vista la inarrestabile immigrazione, sulla nostra vita quotidiana.
Infine siamo divisi, perché non abbiamo mai veramente superato la guerra civile successiva alla caduta del fascismo, e vieppiù a causa di leggi elettorali che invece di favorire la rappresentanza delle idee, polarizzano l’espressione del voto nelle istituzioni (sistema maggioritario).
In una parola, di nuovo, siamo fermi, inani dinanzi ad una realtà che va velocissima e costretti in trattati internazionali (Ue e Nato) che per costituzione (articolo 75) sfuggono anche al controllo dell’istituto referendario, perché anche per i padri della patria post bellica la democrazia diretta andava anche bene ma senza esagerare; lo stato fiscale e gli accordi internazionali non si potevano toccare. Per loro il popolo sovrano non aveva diritto o la consapevolezza necessaria; quante contraddizioni nella cosiddetta Costituzione più bella del mondo.
Però, se la forma di stato repubblicana non può essere messa in discussione, la forma di governo, l’articolazione istituzionale della Repubblica (passaggio dal regionalismo ad un federalismo compiuto), la giustizia, il monocameralismo ed altri argomenti rilevanti come la sburocratizzazione dello Stato sono temi che abbiamo mancato diverse volte di affrontare ed ora c’è la necessità di metter mano a riforme, a mio avviso, ineludibili.
Per questo è vitale che con la prossima legislatura venga eletta con un rigido sistema proporzionale una commissione che elabori una profonda e coerente riforma della Costituzione vigente, la quale produca un testo, in un tempo determinato, da far approvare alle nuove camere secondo l’articolo 138 della Costituzione.
Non vivo su Marte e so bene che tutte le attuali forze politiche, compresa la mia, non hanno che di mira il governo del paese ma la storia ci ha insegnato che non cambiare quando si può porta a squilibri e difficoltà maggiori.
Ed il mondo che sta cambiando in fretta non si fermerà certo ad aspettarci, così come le nazioni europee nostre più vicine concorrenti, che fanno giustamente i loro interessi, alla faccia degli euro deliri di tanti nostri commentatori.
Tanto per esser chiari, un francese ed un tedesco nella loro personale cosmogonia metteranno sempre in primo luogo la Francia e la Germania e dopo solo molto dopo se avanza, l’ideale europeo che hanno sempre piegato ai loro interessi nazionali.
In questo si deve dare atto al nostro presidente del Consiglio di aver sempre difeso l’interesse nazionale senza balbettii di sorta con prudenza ma determinazione indefessa.
Faccio quindi appello alle menti migliori o semplicemente alle più generose di impegnarsi in questa che a mio avviso è una delle ultime occasioni per dare alle future generazioni un sistema istituzionale che permetta loro di esprimersi al meglio.
Riguardo a Lucca ed all’ultimo anno di consiliatura, vorrei sottolineare come alcuni giorni fa, grazie alla lodevole iniziativa del presidente del consiglio comunale Torrini, sono stati celebrati gli 80 anni dal primo consiglio comunale del 24 aprile 1946 eletto a suffragio universale, che vide nel marzo dello stesso anno per la prima volta il diritto di voto alle donne.
In questa occasione, le donne elette nel nostro Consiglio sono state chiamate ad esprimersi raccontando ed evidenziando in particolare due figure politiche particolari come Silvana Sciortino e Maria Eletta Martini.
Tra i vari interventi, l’ex sindaco Pietro Fazzi ha messo in luce lo spessore culturale ed umano della consigliera Sciortino (Pci) e della collaborazione che si produsse, nei vari passaggi amministrativi, con frutti oggi raccolti anche nel piano operativo approvato l’anno passato.
Ascoltando le intervenute mi è parso di capire che pur nella netta distinzione di contenuti delle diverse parti politiche, quella stagione vedeva fortunatamente un livello ed una voglia di collaborare che oggi non vedo. Non c’è!
Siccome non credo che le donne e gli uomini di allora fossero ontologicamente migliori, anche se qualche sospetto ce l’ho, credo che quella collaborazione fosse il risultato del sistema elettorale allora proporzionale e che la odierna forte contrapposizione sia una conseguenza velenosa del sistema maggioritario, il quale per forza di cose schiaccia troppo l’offerta politica sulla personalità dei candidati sindaci e sui poli che li sostengono.
A noi eredi diretti del campanilismo e del provincialismo che trova le sue radici nelle divisioni medievali tra ghibellini e guelfi ed in quest’ultimi tra bianchi e neri non giova affatto il sistema maggioritario in quanto, e mi pare un fatto pacifico, siamo costituzionalmente incapaci di riconoscere i meriti e la capacità altrui. Troppo faziosi per essere adulti. Non si sentirà mai dire ad un italiano, giusto o sbagliato ma è il mio Presidente. In pochi lo potrebbero solo dire ed ancor meno coerentemente dimostrare in ambito politico con una collaborazione effettiva.
Al contrario e fintanto che il nostro Stato sarà una Repubblica parlamentare e non una altra cosa, in ottemperanza del principio di sovranità popolare e del principio della delega di potere ai membri delle assemblee elettive, ritengo che come il Presidente del Consiglio presenta il programma di governo ed ottiene la fiducia davanti alle camere, così parimenti, il Sindaco dovrebbe tornare ad essere eletto e trovare ivi la sua maggioranza, nel Consiglio Comunale che fino a prova contraria rappresenta la sovranità dei cittadini Lucchesi.
Il cambio della legge elettorale per l’elezione del sindaco potrebbe essere un modo per riavvicinare il corpo elettorale alla politica. Solo quest’ultima può prendersi la responsabilità di rappresentare i bisogni e le necessità di un territorio, perché per sua costituzione e natura ha, come dire, una capacità necessitata di elaborare un pensiero complessivo ed una soluzione generale ai problemi della polis.
Il Guicciardini aveva ben colto questa natura in opposizione alla ricerca del ‘suo particulare’ che debilitava l’azione generale a discapito del bene comune. Le lodevoli e benemerite tante articolazioni ed associazioni di cittadini che perseguono fini particolari, non potranno mai sostituirsi alla visione generale della cosa pubblica propria del pensiero politico.
Il governo di un territorio, quindi, ha bisogno di cittadini correttamente informati e formati e soprattutto di rappresentanza. Persone selezionate non solo dal consenso ma pure dalla preparazione, dallo studio e questo è compito esclusivo della Politica, o meglio dei partiti.
Ce ne sono più in grado di farlo?