L'intervento
|Rifiuti in Toscana, Baronti (Sinistra Italiana): “Revamping a Montale e ossicombustore intollerabili”
Il responsabile del dipartimento ambiente: “Si continua ad insistere con gli impianti di smaltimento e ad utilizzare le discariche”
Un duro e dettagliato atto d’accusa contro la gestione dei rifiuti in Toscana riaccende il dibattito sulle politiche ambientali della Regione.
A firmare il testo è Eugenio Baronti, responsabile del Dipartimento Ambiente regionale di Sinistra Italiana Toscana, che mette a nudo la distanza tra le dichiarazioni di principio sull’economia circolare e le decisioni prese sul campo dagli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato).
“C’è qualcosa di preoccupante nelle scelte politiche concrete e reali che vengono adottate nella Regione Toscana rispetto alla gestione dei rifiuti — esordisce Eugenio Baronti — Si parla e si scrive molto sull’economia circolare su recupero e riciclaggio, sulla necessità di ridurre drasticamente quello scandaloso 34 per cento di rifiuti che ancora in Toscana vanno a finire in discarica, ma poi, negli Ato, si fanno scelte che vanno nella direzione opposta, ancora prigioniere dentro la gabbia della vecchia cultura dello smaltimento dei rifiuti, ben distante dalla cultura politica della chiusura del ciclo, del riciclaggio e dell’economia circolare”.
Il rappresentante di Sinistra Italiana individua due vicende emblematiche e particolarmente critiche a sostegno della sua analisi: “Ci sono due fatti reali, clamorosi, intollerabili, per la loro dimensione e la loro gravità: il primo, il cosiddetto revamping dell’inceneritore di Montale, che brucia rifiuti dal 1978 che alla scadenza dei 50 anni tondi di esercizio, nel 2028, doveva essere chiuso, per un impegno politico preso in tal senso, invece, niente chiusura. Dietro il termine inglese del revamping, dentro il Piano d’Ambito dell’Ato Toscana Centro, c’è la volontà politica di costruire uno nuovo inceneritore da 100 mila tonnellate/anno, cioè esattamente il doppio di quello attuale. Ai cittadini che ancora, nonostante tutto, si fidavano della politica, gli si manda a dire, senza alcuna vergogna e con una bella dose di arroganza: l’accordo politico per la chiusura non vale niente, è carta straccia e chiacchiere al vento, purtroppo dovete necessariamente subire altri 50 anni di emissioni nocive per di più raddoppiate rispetto a quelle subite fino ad oggi”.
A preoccupare Baronti è anche la pianificazione prevista per la costa: “L’altro fatto molto negativo è quello che troviamo nel Piano industriale dell’Ato Toscana costa, dove si prevede la realizzazione di un mega impianto di Ossicombustione con un investimento gigantesco di 180 milioni di euro, un investimento completamente al buio, ad altissimo rischio, per il semplice inconfutabile fatto, che ad oggi, non esiste nel mondo un impianto simile che tratta rifiuti urbani. La taglia di 177mila tonnellate di rifiuti bruciati all’anno, non è certo quella di un piccolo impianto di tipo sperimentale indispensabile per verificare se le previsioni con un software e le simulazioni di laboratorio vengono confermate in fase operativa e a regime“.
Nell’analisi tecnica dell’esponente politico emergono le differenze strutturali, ma anche le analogie ideologiche, tra i due progetti: “Due impianti, due sistemi diversi, quello di Montale un inceneritore tradizionale, mentre quello di Peccioli un inceneritore che brucia i rifiuti ad altissime temperature, 1500 gradi, fattore che consente il cosiddetto effetto Flameless; i rifiuti bruciano, non in presenza di aria e quindi di azoto, ma con ossigeno puro pressurizzato. I due impianti, seppur utilizzando tecnologie diverse hanno in comune la stessa vecchia cultura dello smaltimento dei rifiuti che è cosa ben diversa dalla riduzione, recupero riutilizzo e riciclaggio, attraverso una impiantistica tecnologicamente avanzata, moderna e innovativa che tratta, separa e seleziona, allo scopo di recuperare quanta più materia prima/seconda per riportarla a nuova vita. Se questi due impianti verranno realizzati, il futuro della gestione dei rifiuti, nei due Ambiti territoriali, sarà segnata e condizionata per altri 50 anni“.
La riflessione si allarga quindi al sistema complessivo di potere e al contrasto con i documenti programmatici della Regione: “Questi sono due fatti concreti di grande portata, che fanno piazza pulita di quelle pompose introduzioni al Piano regionale dei rifiuti e alle tante buone intenzioni che contiene, ci restituisce una realtà completamente diversa dove si continua ad insistere e a realizzare impianti di smaltimento, ad utilizzare le discariche, ancora una volta prevale sulla politica il sistema forte e consolidato dei tanti interessi coalizzati che contrastano da sempre ogni possibile svolta reale nella politica di gestione dei rifiuti urbani, per non parlare dei rifiuti speciali, che hanno raggiunto la quantità stratosferica di 172 milioni di tonnellate annue contro i 29/30 milioni dei rifiuti urbani“.
Infine, l’affondo sul settore dei rifiuti speciali e sugli incendi che hanno colpito la regione negli ultimi mesi: “La gestione e il trattamento di questa montagna gigantesca di rifiuti è lasciata completamente ai privati ad aziende che quasi sempre hanno lunghi curriculum di denunce, e condanne per reati ambientali e che hanno la brutta abitudine di prendere spesso fuoco. Nella sola Toscana, negli ultimi 3 mesi, ben 4 di queste aziende sono state completamente distrutte da incendi, con conseguenze ambientali e per la salute dei cittadini intollerabili. Questo sistema ha portato la nostra Regione a collocarsi al sesto posto a livello nazionale nella classifica della vergogna, quella del numero dei reati e dei crimini contro l’ambiente — conclude Eugenio Baronti — Credo che sia giunta l’ora di invertire la rotta rispetto alla gestione dei rifiuti solidi urbani e di iniziare con urgenza a costruire in Toscana anche una offerta pubblica di qualità e sicura per la gestione dei rifiuti speciali. Se non lo facciamo ora, quando?“.


