rigenerazione urbana
|Mammini scuote il dibattito sulla Manifattura: “Pubblico contro privato è una falsa battaglia”
L’ex assessora: “Questa vicenda sia una lezione di umiltà. La vera sfida è riuscire a realizzare le opere. A perdere, oggi, è ancora una volta la città”
La conclusione senza esito della procedura per la valorizzazione della ex manifattura tabacchi (leggi) riapre anche il confronto politico sulle scelte compiute negli ultimi anni per il recupero del complesso. A intervenire è Serena Mammini, già assessora all’urbanistica nella precedente amministrazione e oggi consigliera comunale, che esprime amarezza per l’esclusione dell’unico progetto presentato e invita la città a superare le contrapposizioni tra intervento pubblico e iniziativa privata.
“Confesso che la notizia di oggi mi dispiace. Quando una procedura per il recupero della manifattura si interrompe non perde una parte politica. Perde Lucca. Nel 2021 l’amministrazione comunale concluse, dopo una lunga e approfondita istruttoria tecnica, amministrativa ed economico-finanziaria, che non sussistevano le condizioni per dichiarare il pubblico interesse della proposta presentata da Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Coima. Si interruppe così – scrive Mammini – il percorso che avrebbe potuto portare alla pubblicazione del bando“.
“Fu una decisione difficile, per molti impopolare, maturata in un clima cittadino particolarmente acceso. Per mesi la manifattura è stata al centro del dibattito pubblico, alimentato anche da una campagna elettorale che non finisce mai. Una parte dell’opposizione di allora – oggi alla guida della città – e alcune associazioni contestarono profondamente quella proposta, sostenendo che la manifattura dovesse rimanere integralmente pubblica e che il coinvolgimento di soggetti privati non fosse la strada giusta. Era una posizione legittima per quanto irrealistica per le casse comunali“.
“Oggi, però, anche la procedura scelta dall’attuale amministrazione si è fermata: l’unica candidatura presentata è stata esclusa e la concessione non è andata a buon fine. Non provo alcuna soddisfazione. Anzi. Perché la manifattura continua ad aspettare e la città continua a perdere occasioni e, soprattutto, tempo. Questa vicenda – dice Mammini – dovrebbe darci una lezione di umiltà”.
“L’ultimo bando prevedeva una concessione di valorizzazione con diritto di superficieper una durata massima di cinquant’anni. Affidava al concessionario il recupero e la gestione della manifattura sud attraverso un investimento di decine di milioni di euro e l’assunzione del rischio operativo ed economico. Un’operazione che richiedeva solidità finanziaria, capacità progettuale e una visione di lungo periodo.Sono elementi che raccontano meglio di qualsiasi polemica la complessità di un’operazione di rigenerazione urbana di questa portata”.
“C’è poi un’altra considerazione. La manifattura nord . continua l’ex assessora all’urbanistica – rappresenta un intervento interamente pubblico. È finanziata con risorse pubbliche ed è destinata ad accogliere funzioni pubbliche e culturali – dagli spazi per Lucca Comics & Games agli uffici comunali, fino al chiostro coperto interno e ad altri servizi per la città. Eppure anche questo percorso procede da anni tra contenziosi, prescrizioni, modifiche progettuali e continui rinvii. Questo dimostra che le difficoltà non derivano soltanto dal coinvolgimento dei privati. Anzi, le grandi operazioni pubbliche di rigenerazione urbana possono incontrare ostacoli enormi”.
“Forse, allora, la vera sfida non è contrapporre pubblico e privato, ma riuscire a trasformare una visione in un’opera realizzata. Rigenerare un grande complesso storico significa tenere insieme tutela del patrimonio, qualità progettuale, sostenibilità economica, procedure amministrative, investimenti, interesse pubblico e tempi di realizzazione. È un equilibrio estremamente delicato, nel quale basta che uno solo di questi elementi venga meno perché tutto rallenti o si fermi”.
“Ed è qui che nasce una domanda che Lucca, forse, non può più rimandare: perché a Lucca le grandi operazioni di rigenerazione urbana faticano così tanto a trovare compimento, mentre in altre città, anche molto vicine alla nostra, interventi analoghi stanno progressivamente prendendo forma? Penso ad altre realtà toscane. Contesti diversi, certamente, e non direttamente sovrapponibili a Lucca, ma che dimostrano come, pur tra inevitabili difficoltà, sia possibile portare avanti trasformazioni urbane complesse, mettendo a sistema risorse pubbliche e private, competenze, capacità amministrativa e una visione condivisa”.
“È una domanda che riguarda tutti: la politica, le istituzioni, gli investitori, le associazioni e, più in generale, la comunità cittadina. Perché le grandi trasformazioni urbane non si realizzano con gli slogan. Né basta contrapporre il ‘pubblico’ al ‘privato’. Servono visione, competenze, continuità amministrativa, capacità di dialogo, risorse non solo per avviare gli interventi, ma anche per garantirne la gestione nel tempo e, soprattutto, la capacità di costruire un equilibrio economico che possa reggere negli anni”.
“Forse la vera lezione della manifattura è che la rigenerazione urbana non è una questione ideologica. Non si realizza con le contrapposizioni, ma costruendo progetti credibili, sostenibili, solidi e capaci di trasformare una visione in realtà.
È molto più facile criticare un progetto che riuscire a realizzarlo. Mi auguro che da questa vicenda possa nascere un confronto meno ideologico e più concreto. Non per stabilire chi avesse ragione ieri, ma per capire come Lucca possa finalmente riuscire a portare a compimento le grandi operazioni di rigenerazione urbana di cui ha bisogno. La manifattura non appartiene a una maggioranza o a un’opposizione. Appartiene a Lucca. E Lucca – conclude Serena Mammini – merita una soluzione all’altezza della sua storia e del suo futuro”.


