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Progetto per la manifattura sud dichiarato inammissibile, Lucca è un grande noi: “Il fallimento di un’impostazione politica”

La lista civica: “Per anni simbolo della battaglia della destra. Ma le città non crescono grazie ai veti o alle vendette politiche”

Manifattura sud, interviene Lucca è un grande noi. Lo fa con le parole di Domenico Raimondi e della consigliera Ilaria Vietina. 

“Ci sono vicende che, più di tante parole, raccontano un’intera stagione politica – spiega la lista civica – La Manifattura Sud è una di queste. Per anni è stata il simbolo della battaglia della destra che oggi governa Lucca.  È stata indicata come l’emblema di un modo sbagliato di amministrare, la prova che esisteva un’alternativa migliore.  Ai cittadini è stato ripetuto che bastava fermare il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio perché ne sarebbe nato uno più giusto, più trasparente, più rispettoso della città. Oggi la realtà consegna un verdetto difficile da ignorare. L’unico progetto presentato al bando del Comune è stato dichiarato inammissibile. La procedura si chiude senza affidamento, senza cantiere, senza alcuna prospettiva concreta di rigenerazione”.

“Non è soltanto il fallimento di un progetto – dice la civica di opposizione – È il fallimento di un’impostazione politica che ha anteposto per anni le contrapposizioni alle esigenze della città, trasformando una scelta urbanistica in una battaglia di appartenenza.  Mentre la politica si divideva, Lucca perdeva il suo bene più prezioso: il tempo. Eppure, nello stesso periodo, a pochi chilometri da noi, un’altra ex Manifattura ritrovava nuova vita.  L’ex Manifattura Tabacchi di Firenze è diventata un luogo di creatività, impresa, cultura, formazione e socialità. È la dimostrazione che i grandi progetti contemporanei nei centri storici non solo sono possibili, ma possono restituire valore e futuro a un’intera comunità.  La differenza è che, dopo il confronto, qualcuno ha scelto di costruire. A Lucca, invece, ci ritroviamo ancora proprietari di un immenso complesso che continua a deteriorarsi.  Un luogo che avrebbe potuto essere da tempo uno spazio di lavoro, innovazione e vita, e che oggi resta un enorme rudere nel cuore della città. Questa è la vera sconfitta. Non di una parte politica, ma di tutta Lucca”.

“La vicenda della Manifattura Sud non è un caso isolato – commentano Raimondi e Vietina – Si aggiunge al nuovo stadio, annunciato come imminente e ancora fermo alle promesse, e a tante altre grandi opere (piscina comunale, parcheggi interrati, museo del fumetto, etc.) rimaste sospese tra proclami e rinvii.  È il segno di un modo di amministrare che ha scambiato gli annunci per i risultati e la propaganda per la progettazione.  Lucca, invece, ha bisogno di amministratori che sappiano trasformare le promesse in opere, non di una politica che si accontenti di raccontare il futuro senza costruirlo. Chi per anni ha promesso un’alternativa migliore oggi ha il dovere di spiegare ai cittadini perché quella promessa si è fermata prima ancora di essere valutata. La domanda è semplice: chi dobbiamo ringraziare? I cittadini hanno il diritto di sapere di chi è la responsabilità.
Chi ha trasformato il “no” in un programma di governo, alimentando l’illusione che bastasse cancellare un progetto perché ne nascesse automaticamente uno migliore. Governare, invece, significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte e delle loro conseguenze”.

“La Manifattura Sud ci lascia una lezione che non dovremmo dimenticare – conclude – le città non crescono grazie ai veti o alle vendette politiche. Crescono quando il bene comune viene prima delle appartenenze e quando il coraggio di decidere prevale sulla convenienza di bloccare. La politica passa. Le occasioni perdute restano. E a pagarne il prezzo non sono mai i partiti. Sono sempre i cittadini”.