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Salvini contro tutti alla Versiliana: “Il partito è nazionale ed è con me. Vannacci? Contro il listino ma per il suo uomo l’ha voluto”

Il segretario nazionale della Lega respinge gli attacchi interni ed esterni. Simoni (FN): “Non conosce la legge elettorale, io ho vinto nel mio collegio”

Il clima rovente di mezza estate non raffredda le tensioni politiche in seno alla Lega, esplose con forza durante la recente tappa di Matteo Salvini al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta. Il segretario federale ha colto l’occasione del suo intervento per tracciare un solco netto rispetto alla fronda interna che ne chiede il passo indietro e per stuzzicare gli ex alleati.

Matteo Salvini, Versiliana

Nel corso del suo dibattito, Salvini ha rivendicato con fermezza l’identità del partito di cui è guida: “Ben vengano le riflessioni ma la Lega è il partito del nord, del centro, del sud. Se ci sono alcune persone che la pensano in maniera diversa, viva la democrazia. Però non è il partito. Il partito è qua oggi”. Tra le stoccate lanciate dal palco e sotto il palco, non è mancato un passaggio ironico rivolto all’ex generale Roberto Vannacci sulla questione delle leggi elettorali e dei listini: “Ora dice di essere assolutamente contro i listini bloccati. Amico mio, una cosa mi avevi chiesto: il tuo uomo capolista bloccato”. Si riferisce alle elezioni regionali e a Massimiliano Simoni, unico eletto della Lega in Regione e ora in Futuro Nazionale.

Matteo Salvini, Versiliana
Matteo Salvini, Versiliana Matteo Salvini, Versiliana Matteo Salvini, Versiliana

A stretto giro è arrivata la replica al fulmicotone di Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Futuro Nazionale al fianco di Vannacci, che ha ripercorso i suoi trascorsi con il ministro prima di affondare il colpo sulla vicenda toscana.

“Ho conosciuto Matteo Salvini alla Versiliana di Marina di Pietrasanta il 10 settembre 2015. All’epoca ero direttore generale e artistico della Fondazione omonima. La sua ospitata era inserita nella kermesse Controcorrente, la festa di dibattiti e confronti organizzata dal quotidiano Il Giornale, che in quei giorni di settembre portò sul palco del celebre Caffè i principali leader politici italiani. Salvini mi apparve simpatico, anche se, devo dire, già allora era piuttosto a digiuno di materia elettorale. La cosa mi sembrò curiosa per il leader di un partito, allora ancora chiamato Lega Nord. Pensavo che, con il tempo, avrebbe potuto colmare quella lacuna. A quanto pare, mi sbagliavo”.

Simoni ha difeso nel dettaglio le scelte strategiche operate a suo tempo da Vannacci per tutelare i candidati fuori dai bacini di preferenza principali: “Oggi, prima di attaccare direttamente il generale Vannacci e, indirettamente, il sottoscritto sulla questione delle preferenze, Salvini avrebbe potuto almeno informarsi sulla legge elettorale toscana: quella legge che, all’epoca, fu costruita anche per agevolare i collegi di Firenze e Pisa, con il coinvolgimento di Denis Verdini e del Partito Democratico, e che oggi viene indicata come modello per il sistema voluto da Giorgia Meloni, con listini e capolista bloccati. Torniamo, dunque, al Caffè della Versiliana. Nel 2026 Salvini sostiene, in modo demagogico, che Vannacci — oggi contrario ai listini bloccati e favorevole alle preferenze — alle elezioni regionali avrebbe chiesto, per “il suo uomo” (cioè chi scrive), proprio il listino bloccato, quasi fosse stato Vannacci a scrivere quella legge. Ma cosa avrebbe dovuto fare, secondo Salvini? Rinunciare al listino e lasciare il posto all’ex portiere della Fiorentina Giovanni Galli o al capogruppo uscente di Pisa, Elena Meini, come loro stessi chiedevano? Oppure accettare che il candidato fiorentino partisse comunque davanti a tutti, indipendentemente dal risultato ottenuto, in virtù di una legge che assegna ai collegi di Firenze e Pisa un vantaggio iniziale difficilmente colmabile, basato sul numero degli elettori e indipendente dal risultato delle liste negli altri collegi?”.

L’esponente di Futuro Nazionale ha evidenziato l’esito della competizione elettorale e lanciato una frecciata finale sulle presenze registrate all’evento: “Il generale Vannacci, che “non è scemo” e che, al contrario del “Capitan”» Salvini, le leggi elettorali le studia e le conosce, ha fatto l’unica mossa che gli avrebbe consentito di aggirare quello che considero un antico inciucio volto innanzitutto a tutelare Firenze: chiedere e ottenere il listino bloccato per Simoni, nel rispetto di una tradizione che la Lega aveva già applicato in passato, nel 2015 con Manuel Vescovi, allora segretario regionale, e nel 2020 con Giovanni Galli. Per dimostrare concretamente la fondatezza di questa tesi — perché non basta candidarsi nel collegio di Lucca e arrivare primi, se la legge elettorale continua a premiare in partenza Firenze e Pisa — mi sono candidato proprio nel collegio di Lucca. E sono arrivato primo, con circa mille voti di differenza rispetto al candidato salviniano, assessore in carica a Lucca. Senza il listino, non sarei passato: sarei stato superato dai candidati di Firenze e Pisa. Questa è la realtà dei fatti. Salvini, invece, applica ancora una volta la sua consueta politica della distorsione dei fatti. E forse è proprio per questo che, quest’anno, sarebbe bastato invitarlo per un ‘caffè’ in un bar con pochi tavoli“.