L'intervento
|Lettere Anas in vista degli espropri per gli assi viari, Comitato Altrestrade: “La partita non è chiusa, c’è il ricorso al Tar”
L’associazione di cittadini torna a contestare il progetto: “Ha ancora senso costruire oggi un’opera concepita in un’altra epoca?”
Sul dibattito relativo alla realizzazione dei nuovi assi viari nella Piana intervengono i rappresentanti del Comitato Altrestrade, intesi a precisare lo stato reale dell’iter amministrativo e a ribadire la ferma opposizione all’opera infrastrutturale.
L’associazione intende innanzitutto ridimensionare le notizie sui passi procedurali mossi nei giorni scorsi dall’ente nazionale delle strade: “Leggiamo della presunta partenza degli espropri per gli assi viari, tuttavia ci preme fare chiarezza: gli espropri non sono ancora iniziati. Le lettere inviate da Anas ai proprietari sono comunicazioni preliminari per la raccolta di osservazioni utili alla determinazione del valore delle aree vincolate, che saranno in futuro interessate dall’esproprio. Sono le medesime lettere che sono già iniziate ad arrivare ai primi di giugno”. Il comitato ricorda inoltre di aver messo a disposizione della cittadinanza “tutte le istruzioni per affrontare questo passaggio in modo consapevole ed efficace, indicando i recapiti dei professionisti che abbiamo contattato per assistere i privati che lo vorranno”.
In merito alle reazioni favorevoli registrate dopo le recenti comunicazioni di Anas, gli attivisti invitano alla cautela e rilanciano la battaglia sul piano legale: “Abbiamo letto anche commenti molto positivi alla notizia. A chi già festeggia la prossima distruzione della Piana ricordiamo che la partita è tutt’altro che chiusa: infatti, grazie al sostegno di numerosi cittadini abbiamo presentato ricorso al Tar, tuttora pendente. Nel ricorso abbiamo contestato numerosi aspetti dell’iter amministrativo e del progetto. Ora la parola spetta al giudice”
Accanto ai profili tecnici e giudiziari, Altrestrade pone un interrogativo sulle scelte di pianificazione a lungo termine: “Ha ancora senso costruire oggi un’opera concepita in un’altra epoca? Crisi energetica, smart working, digitalizzazione, crisi climatica e stagnazione demografica hanno profondamente cambiato il quadro della situazione. E mentre l’Onu lancia nuovi allarmi sulle condizioni del pianeta, la risposta dovrebbe essere davvero più asfalto e più cemento come nel secolo scorso? Noi pensiamo di no“.
“La Piana ha bisogno di mobilità sostenibile, sia locale che di area vasta, tutela del territorio e degli habitat superstiti, aria più pulita e scelte lungimiranti, non di un’opera vecchia, che viene ancora venduta come progresso – conclude la nota del comitato –. La partita, quindi, è ancora aperta e noi non arretriamo di un centimetro“.


