L'intervento
|Ossicombustore di Peccioli, Baronti (SI): “La nostra opposizione continuerà”
Dopo l’ok in giunta regionale appello ai sindaci: “Dicano ancora no all’ingresso in Novatosc e al piano industriale”
La decisione della giunta regionale toscana sull’impianto di Peccioli fa discutere e riaccende lo scontro politico sui modelli di gestione dei rifiuti.
All’indomani del via libera all’autorizzazione per l’ossicombustore, ad attaccare frontalmente il presidente Eugenio Giani e le scelte di Palazzo Strozzi Sacrati è Eugenio Baronti, responsabile del Dipartimento ambiente di Sinistra Italiana Toscana, che promette battaglia ed evidenzia le forti discrepanze dell’atto.
“Il giorno dopo il voto, Giani canta vittoria perché è passata in giunta regionale l’autorizzazione per l’ossicombustore di Peccioli, con il solo voto contrario dell’assessore Avs, Alberto Lenzi che ringraziamo per il suo coraggio – esordisce Baronti nella sua presa di posizione – Intanto, vogliamo precisare che questo voto non aggiunge niente di nuovo, ratifica semplicemente un’autorizzazione già presa in conferenza dei servizi. Questo voto però evidenzia in modo eclatante una contraddizione grande come una montagna per una Regione che parla di economia circolare e poi sostiene la realizzazione di impianti figli della vecchia cultura dello smaltimento, in totale contrapposizione alla cultura politica della chiusura del ciclo, della selezione, recupero, riciclaggio e dell’economia circolare”.
Nel mirino del dirigente di Sinistra Italiana finiscono le scelte strategiche sul sistema d’impianti regionale: “Ci troviamo di fronte due fatti reali, clamorosi, intollerabili per la loro dimensione e la loro gravità: il primo è la volontà politica di realizzare un impianto di ossicombustione, una tecnologia conosciuta e utilizzata a livello industriale ma senza che in nessuna parte del mondo esista un impianto di trattamento dei rifiuti che utilizzi questa tecnologia; il secondo è il cosiddetto revamping dell’inceneritore di Montale, che brucia rifiuti dal 1978. Doveva essere già chiuso per un impegno politico preso in tal senso, invece, dietro il termine inglese del revamping, dentro il Piano d’ambito dell’Ato Toscana Centro c’è la volontà politica di costruire un nuovo inceneritore da 100mila tonnellate all’anno, cioè esattamente il doppio di quello attuale”.
Secondo l’analisi del referente per l’ambiente, “se questi due impianti verranno realizzati, il futuro della gestione dei rifiuti in Toscana, nei due ambiti territoriali, sarà irreversibilmente segnato da questa scelta per i prossimi 40 o 50 anni, e soprattutto questo dimostra che la politica di gestione dei rifiuti in Toscana non cambia, si continua nella stessa direzione di sempre perché non si ha il coraggio né la volontà politica di cambiare direzione di marcia”.
Tuttavia, per Sinistra Italiana la partita rimane aperta e si sposta sulle decisioni delle amministrazioni comunali della costa. “La nostra opposizione non finisce qui, adesso la palla passa ai 100 sindaci dei Comuni di Retiambiente dell’Ato Toscana Costa, che hanno in mano due armi potenti per bloccare e rendere irrealizzabile l’impianto – incalza Baronti – La prima è continuare, come già fatto nell’ultima assemblea, a rifiutarsi di acquisire le quote di partecipazione nella società Novatosc Srl, anche per non accollarsi il rischio d’impresa di un investimento ingente su di una tecnologia che non ha nessuna concreta applicazione nel campo dei rifiuti; secondo: i sindaci devono rifiutarsi di inserire nel piano industriale le previsioni delle quantità di rifiuti da conferire nell’impianto una volta realizzato. Questi due elementi, se non vengono approvati ed inseriti nel piano industriale di Retiambiente, rendono l’investimento un vero e proprio azzardo, un salto nel buio. Quindi, quella di ieri, per Giani e Macelloni è una vittoria di Pirro”.
Contestate con decisione anche le stime sui possibili benefici economici per la cittadinanza. “Consideriamo del tutto fuori luogo le dichiarazioni entusiastiche del presidente Giani su di un presunto abbassamento della Tari del 20% come conseguenza della decisione presa. Sulla base di quali dati fa un’affermazione del genere? Non c’è un impianto in funzione che ci possa fornire i costi reali di gestione e manutenzione ordinaria per un impianto con livelli elevati di corrosione associati agli effluenti gassosi generati ad alte temperature; non si conoscono, se non per via teorica, i costi di produzione dell’ossigeno puro necessario per il funzionamento dell’impianto; non si sa il costo reale di smaltimento per tonnellata di rifiuto conferito e non si conoscono gli eventuali ricavi delle 26mila tonnellate all’anno di perline vetrose che potrebbero avere un mercato nell’edilizia ma che allo stato attuale è solo una previsione, un desiderio senza alcun riscontro concreto. Per tutto questo è nostro dovere continuare la lotta. Noi non ci fermiamo qui, la nostra opposizione continuerà”.


