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Quartieri social, scontro in Consiglio su S.Concordio

piazzacopertaTema caldo quello dei quartieri social, che torna in consiglio comunale per l’approvazione delle modifiche alla convenzione stipulata per la realizzazione delle opere e che vede Erp come soggetto attuatore. Occasione, per rinfocolare la polemica dei contrari al progetto, in particolare per San Concordio.
La pratica, però, riguarda non il progetto in sé ma l’allocazione delle risorse e il cronoprogramma dei lavori.

A trattare la pratica il vicesindaco Giovanni Lemucchi. “Erp è stato individuato dal consiglio comunale quale soggetto gestore dei progetti Quartieri social San Vito e San Concordio – ricorda il vicesindaco - Una scelta compiuta per non gravare sugli uffici comunali con progetti specifici. Sono progetti da 19,5 milioni, con oltre 3 milioni di compartecipazione comunale. Dopo la firma di fine 2017 della convenzione con il consiglio dei ministri si era pronti per iniziare i lavori quando governo e parlamento in carica, con la nota di aggiornamento del Def, hanno sospeso l’efficacia delle convenzioni. Nel 2018 l’intesa ha sbloccato i fondi ma ha modificato molto lo schema di convenzione. Questo ha modificato il cronoprogramma degli interventi programmati. Con fondi propri il Comune ha voluto iniziare alcuni interventi già nel 2018: distretto di Sant’Anna, parco giochi a Sant’Anna e parrocchia di San Vito”.
“Al fine di evitare squilibri di cassa – spiega Lemucchi - l’amministrazione ha aderito al prestito di riqualificazione periferie urbane, un prodotto ad hoc della Cassa depositi e prestiti, prodotto ad hoc. Si è così reso necessario il riadattare la convenzione con Erp: la pratica ha avuto parere positivo dei revisori dei conti”.
Claudio Cantini di Lucca Civica ricorda il percorso in commissione: “La pratica è passata venerdì scorso dalla commissione con 4 voti favorevoli ed alcuni consiglieri che non hanno votato – ricorda - La discussione, però, si è concentrata più sui progetti che sulla delibera stessa”.
E infatti così è stato anche nel Consiglio, in cui si è parlato più del progetto che della convenzione. Anche perché ai consiglieri, alla vigilia dell’assise, era arrivata una petizione del Comitato San Concordio in cui si chiede a tutti di rinviare la votazione per maggiori approfondimenti sul tema.
Apre la discussione il consigliere di SiAmo Lucca, Di Vito: “Siamo contrari ai progetti previsti dai quartieri social. In particolare il progetto di San Concordio per la piazza coperta prevede il cambiamento radicale di quella zona e la stessa tettoia della piazza supera di gran lunga l’altezza originaria degli edifici che sono dietro. Si tratta di una struttura troppo impattante, siamo concordi nella riqualificazione, ma va fatta una valorizzazione delle periferie in consonanza con i cittadini. Per il futuro, in particolare, per interventi del genere, serve fare un referendum”.
D’accordo anche Fabio Barsanti (Casapound): “La mail arrivata dal comitato – dice il consigliere - qualche dubbio lo apre e mette in scena tutte le contraddizioni di questa maggioranza. Questo progetto non prevede nessuna valorizzazione dell’antico porto e dell’ex gasometro e non mi pare che ci sia stato un processo che tenga conto dei reali voleri del quartiere”.
Netta l’opposizione al progetto del consigliere del Movimento Cinque Stelle, Massimiliano Bindocci: “La scelta va fatta – dice – sul merito e sul metodo ed è solo casuale l’occasione che questa pratica si discuta a pochi giorni dall’iscrizione al protocollo della richiesta di un consiglio comunale straordinario sul tema. Quello che è chiaro è che c’è una necessità da parte del territorio. Si va a fare qualcosa che incide pesantemente sullo stesso territorio, che parte della popolazione non vuole e in più, per farlo, ci si indebita. State calpestando il valore dell’ambiente, senza se e senza ma, per realizzare un vero e proprio ecomostro”.
Il capogruppo di SiAmo Lucca, Remo Santini, legge in aula la lettera del comitato San Concordio inviata ad alcuni consiglieri da Clara Mei
Santini legge la lettera di Clara Mei: “Siamo più convinti di prima che questo progetto non si debba fare. Uno stop, una riflessione è dovuta e il comitato dovrebbe essere accontentato”.
La replica, per la maggioranza, è affidata a Renato Bonturi (Pd), che parla di opportunismo politico da parte dell’opposizione “che si fregia delle parole altrui quando dovrebbe utilizzare le proprie se vuole contrastare questo progetto. L’impressione è stata di un atteggiamento in gran parte attendistico, per vedere dove spirava il vento”. Quanto al progetto Bonturi ricorda che “sono allo studio modifiche possibili ai progetti. Si può pensare di discutere qualcosa, nella conferma del progetto di recupero di un’area che da quando sono piccolo non ricordo di aver visto fuori da quelle transenne”.
Poi ad intervenire per replicare alle critiche è il sindaco Alessandro Tambellini: “La proposta di deliberazione stasera riguarda soltanto alcune proposte di modifiche per l’affidamento ad Erp. Avremo modo di ascoltare la cittadinanza in sede di Consiglio comunale straordinario, ma mi preme ribadire alcuni concetti. Quando si vendeva il terreno edificabile a 300 euro al metro, quanti difensori avevano i prati verdi? Quando si costruiva sulle colline, perché non ci fu alcun sollevamento? Vi invito - indica l’emiciclo - a fare un giro insieme a me, per farvi vedere fino a dove si è costruito, assaltando il territorio”. Tambellini riparte dal piano strutturale del 2001: “Prevedeva 400mila metri quadrati di edificabilità, solo che nel 2008 si scopre che si era costruito per 800mila metri quadrati. Possibile che nessuno se ne fosse reso conto? Siamo passati da 12 milioni di euro di oneri di urbanizzazione agli 8 milioni dell’epoca Favilla, fino al milione e 400mila dell’epoca Tambellini, il minimo storico. Per quest’anno sarà ottimo se arriveremo ad un milione e seicentomila, in gran parte per le ristrutturazioni volte a restituire spazi inutilizzati alla città”. Per il sindaco, chi parla di cementificazione “non ha idea di cosa parla”. I numeri contano, insomma: “Pecunia non olet - rincara la dose il primo cittadino - per cui all’epoca nessuno sollevò problemi, poiché ce n’è stato ampiamente per tutti”. I quartieri social, afferma, “sono stati un’occasione. Ricordo come, nelle assemblee pubbliche a san Vito, ci veniva chiesto di fare qualcosa per il territorio. Sant’Anna? Non penso che sia senza logica. A san Vito è un intervento integrato con un privato di natura sociale, la parrocchia, ed era fortemente richiesto. Vorrei - continua - che andaste a vedere il quartiere di Pontetetto per vedere come era prima e dopo l’intervento del 2012. Credo che vantaggi significativi ci saranno per i quartieri in cui si interverrà”. Poi il nodo più dolente, San Concordio: “Ma è noto - chiede - che l’area Gesam è interamente da modificare? Che il ‘chiesone” insiste su un’area da bonificare lo sapete? Non è solo questione di soldi, è questione di responsabilità primaria: c’è una causa aperta, attendiamo le conclusioni. A San Concordio non si agisce su un terreno vergine: abbiamo cercato soluzioni di compromesso”. Il sindaco ricorda che, alla fine, qualcuno deve prendersi la responsabilità di decidere: “Il popolo non ha nome o cognome, saremo noi a prenderci la responsabilità. A volte - specifica - si parla in modo esagerato di presunte ricchezze del sottosuolo. Se nell’area ex Gesam ci fosse stato chissà cosa di valore - attacca - all’epoca sarebbero stati fermati i lavori”.
Il consigliere Fabio Barsanti replica agli spunti di Renato Bonturi: “Chi critica il progetto per l’area ex Gesam propone anche delle alternative, come quella di una bonifica con il recupero del gasometro ed un’impostazione più verde. La cementificazione? Il sindaco va a ripercorrere la storia a ritroso, ogni volta. Ormai abbiamo capito che in passato si è costruito in modo selvaggio, ma non è che se qualcuno ha sbagliato in passato ci si possa permettere di dormire sugli allori adesso. Non vogliamo mettere in discussione a prescindere i quartieri social, ma ci chiediamo perché vengano scartate altre alternative di minore impatto. I cittadini - afferma - chiedono perché si voglia perseverare in quel tipo di progetto (si riferisce all’area ex Gesam, ndr). Non vogliamo gettare il bambino con l’acqua sporca, chiediamo alternative”.
Secondo Remo Santini “può dare fastidio ascoltare la voce dei cittadini in consiglio comunale, l’allergia della maggioranza a fare intervenire le persone è nota, così come quella alle sedute in cui si parla dei problemi reali di Lucca. Quello che è stato fatto di negativo nel passato - replica anche lui al sindaco - non giustifica quello che accade oggi. Ci sembra incoerente l’atteggiamento tenuto adesso, rispetto al passato. Il popolo? Sono tante persone che hanno bisogno di rispetto: per noi contano”.
La consigliera Donatella Buonriposi è d’accordo sulla riqualificazione delle periferie “perché sono zone in cui spesso si concentra il malessere”. Il problema odierno, sostiene, “è il fatto che per poter entrare in graduatoria per determinati progetti, spesso, gli uffici forzano la mano affinché determinati requisiti siano presenti. Questo viene fatto senza tenere empire in considerazione la fisionomia di un territorio. La vera sfida? Riuscire a vincere il progetto, cercando di capire quanto realmente risponda alle esigenze di un territorio. L’affidamento a Erp? La sfida è quella di riuscire anche a modificare il progetto, qualora necessario”.
Il sindaco presenta un emendamento rispetto alla deliberazione, prima del voto. Il consigliere Bindocci, che dichiara di votare contro, richiama al 2009: “Il sindaco era contro progetti di cementificazione dieci anni fa, sono d’accordo con quel sindaco, non con quello di ora. Bonturi? Capisco le battute sulle questioni ambientali, ma avreste dovuto farle coerentemente anche quando siete andati a fare lo sciopero del clima. Sospendere le decisioni dopo il confronto con il popolo sarebbe stato il minimo”. Per Bonturi “servirebbe un censimento del verde, prima e dopo, non riduciamo la difesa del verde a posizioni strumentali”.
La pratica, emendata, che comunque riguardava la modifica della convenzione con Erp come soggetto attuatore dei progetti e non i progetti in sé, su cui si è concentrato il dibattito, alla fine ha ricevuto 18 voti favorevoli, un voto contrario e un'astensione.

Ultima modifica ilLunedì, 15 Luglio 2019 22:21

2 commenti

  • uno di S.Concordio
    uno di S.Concordio Martedì, 16 Luglio 2019 18:14 Link al commento

    Non so quanti anni abbia il sig.Bonturi, ma immagino abbia superato i 20. Si sbaglia quindi se dice che vede la transenne fin da quando era piccolo. Fino al 2009 l'area Gesam non era affatto transennata, c'era la sede della Cicoscrizione con attorno un piccolo parcheggio per i residenti e un poco di verde; lungo via Consani c'era una fila di 11 grandi ed alti cipressi, che facevano tanta ombra e accoglievano centinaia di nidi di uccellini; i cipressi furono abbattuti nella primavera del 2009, in piena nidificazione, per aprire il cantiere dello Steccone, e ci fu allora anche chi si mise di fronte alle ruspe. Pochi mesi dopo furono abbattuti anche gli otto enormi pini che si trovavano dietro la Circoscrizione. Infine fu demolita anche la Circoscrizione, e l'area fu completamente transennata per permettere i lavori dello Steccone. Quindi il sig.Bonturi erra se dice che la vede transennata fin da quando era piccolo. Prima delle transenne dello Steccone era invece un'area comunale di libero accesso al piccolo parcheggio e alla circoscrizione, e con tanti grandi alberi che davano frescura a tutta la zona. E prima ancora, fino alla metà degli anni '70, nell'area Gesam all'angolo tra via Consani e via Formica c'era un muretto con una ringhiera, sotto la quale scorreva aperto il Fosso Formica, esattamente nel punto dove si trovava, e si trova ancora, il Porto. Per inciso, l'ultimo tratto del fosso in via Formica, verso l'autostrada, è stato coperto nel 1989, sembra ieri, io me lo ricordo bene.

  • clara mei
    clara mei Martedì, 16 Luglio 2019 10:47 Link al commento

    Il sindaco dice che "se nell'area Gesam ci fosse stato chissà cosa di valore, all'epoca i lavori sarebbero stati fermati". Infatti, non solo furono fermati, ma la Soprintendenza impose una modifica al progetto "Steccone", di cui fu "tagliato" un angolo che insisteva proprio "sopra" le strutture interrate del Porto, come erano e sono riportate in dettaglio centimetro nelle molte mappe carte e estratti catastali disponibili. Caso volle che in quell'angolo si trovasse un pilastro portante della struttura, la cui mancanza portò a gravi irregolarità in tema di antisismica da cui trassero spunto le indagini penali ecc. Ma non di questo voglio parlare (quel "taglio" si vede ancora), ma dei tantissimi ripetuti e coerenti ritrovamenti che sono stati fatti nell'area Gesam, a partire dal 1863, quando il Porto era ancora in funzione, e Sardi, in "le origini di Lucca", parla di armature di legname riconosciute per "palafitte lacustri"; al primo dopoguerra, quando, durante i lavori nell'area a cura dei "Cantieri di lavoro istituiti per alleviare la disoccupazione" fu trovato un muro di contenimento in pietra squadrata e una scaletta in pietra, tipo molo di Viareggio; al 1998, quando in occasione dei lavori di posa di cavi interrati emerse un tratto di muro in mattoni e bozze di pietre lungo oltre 10 metri, riferibile, secondo l'archeologo Zecchini chiamato sul posto, al muro di contenimento del Porto-Canale. E fin qui si parla di ritrovamenti del tutto casuali. Quando nel 2008 iniziarono i lavori dello Steccone furono i cittadini stessi a chiedere l'intervento "in tutela archeologica" , e i ritrovamenti nell'area a seguito dell'indagine archeologica condotta in maniera scientifica da un team di 3 archeologhe sotto la supervisione del funzionario della Soprintendenza Ciampoltrini furono ancora più sorprendenti: Strutture murarie, perfettamente conservate e praticamente intatte, presumibilmente di epoca medievale, della darsena; due bitte in pietra per l'ormeggio delle barche, reperti interrati del Gasometro ottocentesco, tra cui strutture a volta con ancora il combustibile, ceramiche romane, un intero piccolo insediamento etrusco del VII sec.aC, completo di buccheri per il banchetto e pietre votive per i sacrifici. Probabile che le palafitte rinvenute nel 1863 citate dal Sardi si riferissero proprio a questo insediamento.
    Tutto questo si tradusse in una proposta, della Soprintendenza di allora, di realizzare un parco archeologico nell'area. Cosa di meglio per recuperare memoria e identità in un quartiere anonimo ipercementificato e strozzato dal traffico come S.Concordio? Era il risarcimento e la valorizzazione che i cittadini si aspettavano. Fu invece scavato il piano interrato dello Steccone, e con una enorme forzatura fu fatta quella improvvida gettata di cemento che oggi viene esaltata con la "piazza coperta" che quella gettata la eleva all'altezza di 16 metri.

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