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Regione, ok alle nuove norme sugli appalti

Via libera alla nuova legge sugli appalti, che traduce in norme i contenuti di un'intesa firmata a gennaio con Anci Toscana, sindacati, Ance, ovvero l'associazione dei costruttori, ed organizzazioni di categoria per valorizzare lavoro e aziende ed evitare che una gara d'appalto si trasformi in una corsa al ribasso sui costi della manodopera, della sicurezza e tutela della salute, sulla qualità dell'opera e dei servizi messi a gara. Un rischio ancora maggiore in periodi di crisi economica, sottolinea l'assessore alla presidenza, con la beffa di mettere ai margini le imprese più corrette e più attente alla qualità del lavoro e ai diritti dei lavoratori.

La giunta aveva avanzato la proposta di legge a marzo. Oggi l'aula del consiglio regionale l'ha discussa. Gli appalti pubblici muovono il 5 per cento del Pil regionale. La Regione è inoltre diventata, ha sottolineato l'assessore Vittorio Bugli, soggetto aggregatore per la Toscana, insieme alla città metropolitana di Firenze. Questo vuol dire che gli enti locali, per una serie di forniture, sono obbligati ad utilizzare le gare della Regione. Con il riordino inoltre delle funzioni provinciali, la Regione ha acquisito la gestione diretta delle gare per la viabilità e la difesa del suolo. La nuova norma avrà dunque una ricaduta importante e servono dunque disposizioni chiare.
La norma, che modifica la legge 38 del 2007, prevede così il Durc di congruità, ovvero l'inserimento nel documento di regolarità contributiva (il Durc appunto, che va acquisito nella fase di esecuzione del contratto) di una ulteriore verifica della congruità fra numero dei lavoratori dichiarati, importo dell'opera e versamenti contributivi per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare. La sperimentazione riguarda gli appalti sopra i 2 milioni di euro.
Viene rafforzata la clausola sociale, introducendo criteri di premialità soprattutto per gli appalti di servizi, in modo da incentivare il riassorbimento della manodopera da un'azienda all'altra, dall'appaltatore uscente a quello entrante, ma anche il mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive, con il superamento del Job Act per i lavoratori assunti prima.
Per favorire la partecipazione delle piccole imprese start-up alle gare si rafforza, soprattutto per i servizi, l'obbligo di suddividere la gara d'appalto in lotti di dimensione adeguata. Si introducono specifiche premialità per raggruppamenti temporanei di piccole e micro imprese. Nei casi poi in cui la stazione appaltante decidesse di restringere il numero delle imprese per la partecipazione alle gare, soprattutto per i lavori pubblici, attraverso il criterio del sorteggio, si consente di riservare la partecipazione alle gare per una quota fino al 50% alle imprese con sede legale ed operativa in Toscana.
Ma non è tutto. Sul fronte dell'impegno per la legalità si rafforza il ruolo dell'Osservatorio regionale sugli appalti, che, oltre a monitorare il mercato, segnalerà eventuali ‘anomalie' rispetto alla media di gare analoghe. Si introduce il ‘patto di integrità', un documento che contiene una serie di obblighi che rafforzano comportamenti trasparenti e corretti sia per l'amministrazione che per gli operatori economici, la cui accettazione costituisce presupposto necessario per partecipare alle singole procedure di affidamento. Si garantisce con l'anonimato (la cosiddetta ‘disciplina del whistleblower') il dipendente che segnali l'esistenza di illeciti di cui sia venuto a conoscenza. Infine nel prezzario regionale si introduce, accanto a quelli territoriali, un ambito regionale.

Qualche dato sugli appalti in Toscana
Secondo gli ultimi dati disponibili (Irpet), il numero delle procedure di gara di importo superiore ai 40mila euro è stato nel 2017 pari a 9.101, 887 in più rispetto al 2016. E il 2018, dalle prime rilevazioni, risulta in linea con il precedente anno. In particolare nel 2017 sono state fatte 2.590 gare di appalto per lavori, 3.606 per servizi, 1.194 per forniture sanitarie, 1.711 per forniture non sanitarie.
Gli importi messi a gara sono stati in tutto pari a 6,1 miliardi (nel 2016 erano stati 4,9). Di questi 1.578 euro sono stati affidati per lavori, 2.810 euro per servizi, 392 mila per forniture non sanitarie e 1.294 per forniture sanitarie.
I dati fanno riferimento non solo alle gare di Regione Toscana, ma alle procedure di tutte le stazioni appaltanti pubbliche del territorio, nonché delle amministrazioni centrali per contratti da eseguire in Toscana (che valgono da sole circa un terzo).
A dicembre 2018, in occasione dell'approvazione del bilancio, la Regione ha previsto nel triennio 2019-2021 un miliardo di investimenti, metà dei quali concentrati sul 2019.

Il dibattito in aula
A dare il ‘la’ al dibattito in aula è stato Gabriele Bianchi, convinto che la legge non sia frutto di sinergia e non vada a migliorare la vita dei cittadini. Il consigliere ha affermato che questa azione non aiuta la Toscana e ha messo in guardo rispetto all’incostituzionalità della legge.
Di avviso diametralmente opposto Tommaso Fattori, che ha parlato di una norma positiva, in una azione legislativa più complessa, chiamata a lavorare su due fronti: la reinternalizzazione di servizi oggi esternalizzati e la necessità di attivare tutti gli strumenti utili per disincentivare la giungla dei subappalti.
Di legge che ha sofferto la fatica della condivisione ha parlato Leonardo Marras, dichiarandosi pienamente soddisfatto di un lavoro che mette la Toscana davanti a tutte le altre Regioni. Da qui l’illustrazione dell’ordine del giorno, approvato dall’aula, che impegna la giunta “a elaborare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, una specifica normativa finalizzata a disciplinare in modo organico gli aspetti dell’economia circolare in riferimento agli appalti pubblici, rendendo quanto più cogenti gli elementi di sostenibilità ambientale da considerare nella valutazione delle offerte”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Baccelli, che si è dichiarato ideologicamente contrario a sorteggi e massimi ribassi, definendoli strumenti patologici del sistema. Da qui il voto convintamente a favore per una legge che non si affida al caso, ma che si basa su scelte discrezionali fondate su regole certe, ammettendo il sorteggio come ipotesi subordinata e privilegiando le imprese toscane.
A chiudere il dibattito in aula l’assessore Vittorio Bugli che, dopo aver parlato dello sforzo sinergico per arrivare a questa normativa, tenendo conto che il mercato degli appalti in Toscana rappresenta il 5 per cento del Pil, si è soffermato su tre pilastri: lavoro, imprese e legalità; la qualità del lavoro significa qualità delle imprese, diritti per i lavoratori e maggiore legalità. Per rispondere a queste priorità, ha concluso Bugli, "abbiamo affinato la nostra politica e lavorato su un testo, capace di fornire ai tecnici direttive precise".

Ultima modifica ilMartedì, 09 Aprile 2019 20:08

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