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Bugli: “Più fondi in Toscana alle infrastrutture informatiche”

Stabilire una collaborazione con il mondo accademico e con quello giuridico in particolare per attuare sperimentazioni e buone pratiche nell'ambito del diritto digitale e dello sviluppo di nuovi servizi per i cittadini. È l'obiettivo che si pone la Regione Toscana, ribadito questa mattina dall'assessore alla presidenza, con deleghe anche alla partecipazione e all'innovazione, Vittorio Bugli. L'occasione è stata il convegno su La pratica del 'diritto digitale' in Toscana, tenutosi ad Arezzo nell'ambito di Dire e Fare. Un workshop nato come momento di riflessione e approfondimento con al centro i temi del diritto digitale e della cittadinanza digitale, affrontati con l'ausilio di ricercatori, esperti della giurisprudenza digitale.

Ed è stato proprio parlando di "buone pratiche" che Bugli ha ricordato l'esempio della cancelleria telematica: un'applicazione sviluppata già da alcuni anni per lo scambio di atti in formato digitale tra avvocati e uffici delle Corti d'appello e divenuta adesso un punto di accesso certificato dal Ministero nell'ambito del processo civile telematico. "Uno strumento – ha sottolineato Bugli – che la Regione Toscana ha costruito da tempo per semplificare alcuni passaggi della burocrazia giuridica, come lo scambio di documenti. Siamo soddisfatti, perché ora questo strumento, benché molto semplice, viene riconosciuto come accesso ufficiale dal Ministero e con il processo civile telematico che diviene obbligatorio dal 1 luglio rappresenta un risultato davvero importante, da cui ripartire, oltre che una conferma sul fatto che abbiamo imboccato la strada giusta".
Nel suo intervento, Bugli si è soffermato in particolare sul tema dello sviluppo delle infrastrutture informatiche, evidenziando la situazione di emergenza in cui si trova il nostro paese. "Un momento storico in cui, visto il ritardo del Paese, serve una spinta in avanti, sia a livello di investimenti per infrastrutture e servizi digitali che a livello di regole che possano codificare i modi in cui si sta nella rete".
In questo contesto, che vede l'Italia arrancare rispetto alle più avanzate democrazie, la Toscana sta facendo la propria parte su tutti questi fronti. "Destineremo una bella fetta dei fondi europei nel ciclo di programmazione 2014-2020 ad investimenti sulle infrastrutture informatiche - ha detto Bugli". Un'altra partita importante riguarda gli "open data", che secondo gli esperti hanno un valore potenziale di mercato di 3000 miliardi di dollari, e la cui diffusione e messa a disposizione di cittadini e imprenditori può essere un volano importante per lo sviluppo economico di tanti settori. "Se c'è l'obiettivo e la volontà politica di realizzare questa 'rivoluzione', e per la Toscana c'è sicuramente, dobbiamo trovare il modo di come realizzarla. Serve aprire questi dati al mercato toscano e produrli "su richiesta" insieme a quelli delle altre amministrazioni pubbliche della regione, affrontando le criticità che possono emergere sulle modalità di diffusione di questi dati 'sensibili'.
L'assessore infine ha affrontato il tema della partecipazione e della necessità di spingere ancora più avanti il livello qualitativo del modello toscano. Un modello che, ha rilevato, viene riconosciuto - "anche se più all'estero e nel resto d'Italia che in casa nostra" - come un'esperienza tra le più avanzate ma che proprio per questo deve essere spinto ancora in avanti. La sfida è quella di portare queste buone pratiche partecipative sulla rete. "Certo – ha concluso – serve definire un approccio culturale nuovo, che porti a sintesi la libertà di espressione con l'esigenza e il diritto delle istituzioni di proteggersi da comportamenti lesivi e diffamatori. Partecipare significa avere la possibilità di incidere nelle decisioni di interesse pubblico, ma implica anche dei doveri e delle responsabilità. È una sfida difficile, alla quale però non ci sottrarremo, visto le nostre conoscenze che abbiamo maturato nella partecipazione diretta".

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