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Ventimila sotto le Mura per concerto di addio di Morricone

 IMI9516Dopo i minuti infiniti di applausi che due anni fa conclusero il concerto in piazza Napoleone, ecco che il mostro del pentagramma e padre delle colonne sonore del cinema internazionale è tornato a Lucca per chiudere la sua carriera di concerti dal vivo e per far battere ancora le mani e i cuori: la serata è stata infatti dedicata anche alle 32 vittime della strage di Viareggio, avvenuta dieci anni fa.

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Strage di Viareggio 10 anni dopo nel racconto dei volontari

  • Pubblicato in Cronaca

viareggiostazioneIl fumo, le fiamme alte, la puzza di gas, quelle urla che tornano alla mente anche solo sentendo il fischio dei treni. Sono passati dieci anni da quella sera, ma per i soccorritori intervenuti in via Ponchielli questa data, oggi tristemente nota come ‘strage di Viareggio’, è un nodo che stringe forte alla gola. Trentadue morti, molti dei quali bambini o deceduti dopo mesi di agonia in ospedale, decine di feriti gravi, una strada, via Ponchielli, quasi rasa al suolo, processi molto chiaccherati e decine di famiglie distrutte dal dolore. Dieci anni e forse qualcuno comincerà a pagare per le proprie responsabilità. Una sera come tante altre quella del 29 giugno del 2009, montati di turno con ancora il boccone sullo stomaco e quella voglia matta di rimanere in sede a giocare a carte godendosi il fresco dopo una giornata di sole e di afa. Era un lunedì, Viareggio profumava d’estate e tutto era abbastanza tranquillo. Scuole finite, la gente in giro a mangiare il gelato. In Croce Verde c’era chi stava riposando sul letto per affrontare al meglio la nottata di turno, altri invece dopo un’oretta avrebbero salutato tutti e sarebbero tornati a casa dopo una serata in ambulanza, ammazzando il tempo che rimaneva chiaccherando sulla porta. Ma poi accadde qualcosa: “All’improvviso il cielo si riempì di fumo biancastro, una nuvola bianca, come un mare sospeso – racconta Gianluca – ci chiedemmo cosa diamine fosse. L’uscita dei mezzi di soccorso era proprio di fronte alla stazione, saranno stati dieci metri. Corsi fino all’angolo della strada ma non riuscii a vedere nulla. Poi vidi due uomini che scavalcarono i muri della stazione, solo dopo seppi che erano i macchinisti del treno. ‘Andate via’, ci urlarono, ‘Andate via, qua scoppia tutto’. Successe tutto in pochi secondi, nemmeno il tempo di capire cosa stesse accadendo. Ci chiesero di chiamare aiuto. Io rimasi lì in sede per chiamare i vigili del fuoco, mentre il nostro autista cercò di mettere in salvo l’ambulanza, spostandola dal garage. All’ambulanza non c’è mai arrivato”.

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