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Elogio del silenzio: un insegnamento yoga

Posizioni di yoga ratna spiegate passo passo dall'insegnante Patrizia Martinelli

Eccoci nel bel mezzo della frenesia che accompagna le feste natalizie: negozi aperti anche nei giorni festivi, luci, pubblicità, proposte di menù ricchi ed elaborati, abiti rilucenti… ed un via vai continuo e insistente di persone, rumori, suoni che creano un’agitazione associata spesso all’ansia e qualche volta anche alla tristezza e alla paura.

Il ritmo agitato e confuso genera frequentemente un senso di dispersione ed è facile perdersi nei vortici che ci portano lontano dalla nostra essenza. Ciò che ci può aiutare a ritrovare il contatto con il nostro intimo è digiunare dalle parole, sperimentare il silenzio. In India ci sono persone che fanno il voto del silenzio anche per alcuni anni. Dalle nostre parti un tale tipo di scelta così forte non viene fatta, salvo rare eccezioni, neppure nei monasteri. Ma senza adottare misure troppo drastiche, lo yoga ci insegna ad apprezzare il silenzio e ad imparare a realizzarlo e ad amarlo come condizione indispensabile per l’ascolto di sé, delle sensazioni, delle percezioni, delle intuizioni che ci rimandano il corpo fisico, il corpo energetico, il corpo emotivo.

Il silenzio porta al centro di se stessi e può darsi che illumini ciò che non desideriamo guardare, ma lo yoga ci insegna a guardare in faccia la paura, a scegliere se vogliamo farci dominare da essa o dal desiderio di controllo, oppure se scegliamo l’amore, il darci; abbiamo la possibilità di porci domande riguardo alle scelte della propria vita e ciò può aprire spazi di consapevolezza e farci prendere delle decisioni importanti, può porci di fronte alla necessità di un cambiamento. Il silenzio crea uno spazio interno, un vuoto che porta ad un cammino di purificazione che può essere anche doloroso, ma da cui si può uscire rinnovati.

Non è semplice accettare il vuoto che fa svanire, sia pure temporaneamente, quella identità a cui siamo ben ancorati, ma è interessante sperimentare in che modo il vuoto può arricchire la nostra esistenza.

Nel Tao Te Ching si legge: “Trenta raggi convergono nel mozzo, ma sta nel vuoto del mozzo l’uso del carro. Di argilla si forgiano i vasi, ma l’uso del vaso è nel suo vuoto. Mura, porte e finestre formano una casa, ma l’uso della casa è nel suo vuoto: perciò dall’essere (in quanto divenire) viene il possesso (quindi il conflitto), nel non essere (nel vuoto in quanto vera pienezza) sta l’essenza”.

Per creare il silenzio, il vuoto, tuttavia, non basta rinunciare a parlare, bisogna far tacere la mente e questo modifica decisamente la nostra propriocezione, diventando un fattore imprescindibile nell’esperienza yogica. Durante la pratica, quando il corpo è invitato ad assumere forme diverse, la mente deve poter assaporare nel dettaglio ogni mutamento da un’asana all’altra e concentrarsi su ciò che accade nella forma stessa (se siamo a nostro agio o no, se ci dà vigore o insofferenza); questo rivolgere completamente l’attenzione al proprio interno permette di recepire ciò che emerge dall’inconscio e di ascoltare ogni messaggio giunga dal corpo fisico o energetico, per compiere una reale conoscenza.

Un saggio disse che non sapendo quanto sia vicina la verità noi la cerchiamo lontano; siamo come colui che in mezzo all’acqua chiede disperatamente da bere. Il nostro corpo è uno strumento prezioso nel quale si cela lo spazio di un’armonia infinita. Sperimentiamo una sequenza così strutturata: una prima parte in cui il corpo è invitato a muoversi come in una danza in cui il respiro crea la forma, dà giusto il tempo per assaporarne le qualità, e poi ne dispone il passaggio verso un’altra, creando una sorta di danza armoniosa in cui la mente rimane impegnata. Nella seconda parte appaiono le asana, con l’immobilità che le caratterizza, e l’ascolto sarà richiamato all’interno per scendere in profondità a osservare la concentrazione della mente e l’azione energetica di attivazione di un determinato Chakra. Segue un rilassamento (le cui indicazioni si trovano nei precedenti articoli) e infine un’ultima parte in cui viene illustrata una tecnica di Pranayama particolarmente interessante per svuotare la mente dai pensieri.

– Poniti in una posizione seduta in cui puoi permettere al corpo di abbandonare ogni movimento e ogni azione e lascia che la base, che contatta la terra, si possa rilassare in ogni suo muscolo, in ogni giuntura. Senti, quindi, il busto che si allunga, si spinge verso l’alto e, nell’aprire la gabbia toracica, osserva lo spazio che si crea all’interno. Il vertice del capo è attirato verso l’alto ed il coccige verso terra ed il canale centrale si allunga e si tende. Cerca il respiro e resta ad osservare il suo movimento spontaneo senza modificarlo: guardati respirare.

– Inizia a muovere la testa nel gesto di Brahman: espirando porta il profilo verso sinistra ed inspirando volgi il volto al centro, poi espirando muovi il profilo verso destra, ed inspirando ritorna al centro. E il gesto continua ancora per due volte guidato dal respiro. Con Sarduli Mudra ti poni a quattro zampe (braccia e cosce perpendicolari a terra) ed inspirando inarchi la schiena ed espirando la incurvi con un movimento che parte dal coccige e raggiunge la testa sia durante l’inspiro che nell’esalazione. Poi ti alzi in piedi e prendi consapevolezza del tuo corpo in posizione eretta: i piedi divaricati come la misura delle spalle e le piante ben adagiate a terra; il cielo sopra il capo ed il resto del corpo immerso nell’aria, le spalle aperte, le braccia rilassate, il respiro nel centro.

Taraka Natya (Shiva, quale protettore, scende dal cielo): sposta il peso del corpo sulle dita dei piedi ed inspirando solleva i talloni e porta le braccia in alto, distanziando le mani in modo che tra di loro si crei lo stesso spazio che c’è tra i piedi; espirando chiudi i pugni e senti che sono attirati dall’alto, così come il corpo intero.

Taraka Natya
taraka natya yoga ratna patrizia martinelli

Chandra Natya (la Luna): dalla forma precedente, quando i talloni sono tornati a terra, lascia che il braccio sinistro scenda lungo il fianco; il destro rimane in alto e l’inspiro allunga tutto quel lato. Espirando chiudi un poco il fianco sinistro e fai sì che i palmi delle mani si guardino. Ascolta lo scorrere dei fluidi nel lato aperto e arrotondato e poi completa la forma della luna dall’altra parte con le stesse modalità.

Chandra Natya
chandra natya yoga ratna patrizia martinelli

Jalela Natya (dea delle acque): dalla forma precedente fai scendere le braccia verso il basso ed inspirando spostale all’indietro e fletti i gomiti in modo che i palmi delle mani li accolgano. Spingi il coccige verso il basso e in avanti e distendi così la parte sacro-lombare, permettendo alle acque pesanti di scendere nella terra.

Jalela Natya
jalela natya yoga ratna patrizia martinelli

Gopita Natya: è un’ispirazione lenta e profonda che ti raddrizza e ti allunga verso il cielo. Sposta il tuo peso sul piede destro ed inspirando solleva le braccia leggere come le ali di questo piccolo uccellino che vola a fior dell’acqua. Con l’espirazione scendi verso il basso con le ali e fai salire su la gamba sinistra che diventa la coda. Sarà un’inspiro che ti riporterà su e dopo ripeti tutto sull’altro lato con le stesse modalità, facendoti guidare dal respiro.

Gopita Natya
gopita natya yoga ratna patrizia martinelli

Ganeshani Natya: è la dea che ha preso le sembianze di un’elefantessa bianca quella che completa la prima parte della sequenza. Crea uno spazio tra i tuoi piedi che sia appena più ampio della misura delle spalle e stendi le braccia in avanti, la mano destra porrà il palmo sul dorso della sinistra. Fai ruotare i piedi verso sinistra e volgi il corpo intero in quella direzione assicurandoti che il bacino e le spalle siano ben allineati. Con un’inspirazione ampia solleva le braccia verso l’alto ed espirando sposta bene il bacino all’indietro mentre scendi in avanti con il busto e porti le mani a terra davanti al piede. Il respiro ti guiderà nel ritorno e nel completamento dell’asana sull’altro lato.

Ganeshani Natya
ganeshani natya yoga ratna patrizia martinelli

Sada Shiva Asana (Shiva Nilkantha o Shiva dal collo blu): scendi a terra portando la parte anteriore del corpo a contatto con il pavimento, con le braccia distese in avanti e le dita delle mani intrecciate ad eccezione dei mignoli che si allungano al suolo. Inspirando solleva il volto spingendo il mento verso l’alto (la gola è ben aperta). Resta nell’immobilità dell’asana con respiri calmi e regolari mentre diventi consapevole che nessun muscolo è passivo e tutta la parte anteriore del corpo si allunga. Ti sposti in posizione supina ed inspirando le due mani sovrapposte afferrano il capo e lo sollevano mentre il mento si abbassa ed i gomiti stanno ben uniti davanti al viso. I piedi spingono le dita in direzione del volto e tutta la parte posteriore del corpo si allunga. Ora sono la nuca e la zona cervicale ad aprirsi. Mantieni l’asana nell’immobilità per una decina di respiri, come nella forma in apertura. Le man depongono la testa a terra e le braccia si stendono a terra ai lati del corpo.

Sada Shiva Asana
sada shiva asana yoga ratna patrizia martinelli

Shakini Asana (la dea che tutela la gioia): inspirando porta le ginocchia al petto e stendi bene la schiena a terra; con l’inspiro successivo solleva il bacino da terra spingendo le gambe verso l’alto; poni le mani sulla zona lombare e poi spostale verso quella dorsale mentre allunghi meglio le gambe spingendole in alto, fino a farle diventare perpendicolari a terra. Rilassa i muscoli del collo e resta nell’immobilità dell’asana ascoltando l’onda del respiro. Quando vorrai tornare, avvicina le ginocchia alla fronte e pian piano srotola la schiena a terra senza sollevare la testa. Dopo mantieni un poco il mento spinto in alto per riequilibrare l’energia nella gola.

Shakini Asana
shakini asana yoga ratna patrizia martinelli

Rilassamento: scegli in uno degli articoli precedenti le indicazioni per realizzare un rilassamento che ritieni buono per te. Ricorda che se arrivano i pensieri non devi ingaggiare una lotta per respingerli, ma impara a creare una pausa, sia pur piccola, tra un pensiero e l’altro… e qui il respiro sarà il tuo grande alleato. In quella pausa non c’è giudizio, c’è silenzio, c’è attenzione, c’è quiete.

Kapalabhati (Ia pulizia del cranio, il cranio lucido): torna a sederti in una posizione stabile e comoda, raddrizza la tua colonna vertebrale, senti tutta la dignità che si sprigiona da questa tua postura con la colonna diritta; non irrigidirti e socchiudi delicatamente gli occhi. Ascolta il respiro e senti l’aria che entra nelle narici e sale, fresca e asciutta, dentro la testa; senti l’aria che esce, tiepida e umida. Resta in questa attenzione senza fare nulla, osservando silenziosamente. Poi interverrà la volontà ed inizierai a rendere l’espirazione vigorosa ed intensa, creando una spinta in direzione della nuca. L’inspirazione avviene spontaneamente, non preoccupartene. Cerca un ritmo nell’espiro e concentrati su quello. La mente si libererà dai pensieri e sentirai la testa vuota e leggera. Al termine trattieni il respiro (a vuoto se tendi all’ipertensione, a pieno se la tua pressione è bassa o nella norma) e poi continua a fare respirazioni ampie, yogiche, complete.

Patrizia Martinelli
insegnante di yoga ratna

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