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Uomini e moscerini combattono contro i radicali liberi

I moscerini della frutta fanno sperare in un elisir di lunga vita

Si sente molto spesso parlare dello stress ossidativo che colpisce tutti gli organismi viventi, peraltro ritenuto un elemento negativo chiave nel sostegno allo sviluppo di cancro, diabete e morbo di Alzheimer, insieme ad altre condizioni progressive. In uno studio pubblicato su “Immunity” i ricercatori dell’EPFL (ossia la Scuola Politecnica Federale di Losanna, in Svizzera) hanno osservato che i moscerini della frutta, quando sottoposti ad una condizione di stress ossidativo acuto, sono capaci di eliminare dal loro sangue i lipidi dannosi che alimentano l’ossidazione.

Analogamente agli esseri umani, i moscerini della frutta producono specie reattive dell’ossigeno (ROS), molecole che sono uno dei radicali liberi a maggior diffusione. In circostanze normali gli effetti dannosi delle ROS sono contrastate dai meccanismi naturali di difesa delle nostre cellule e dei tessuti da potenti sostanze antiossidanti come le vitamine C: in virtù di questa sua potenzialità è tanto importante per il rafforzamento del sistema immunitario, il miglioramento della elasticità dei vasi sanguigni e contro i segni del tempo sulla cute. Tuttavia fattori di stress come, alcuni su tutti, agenti esterni, fumo, smog e luce ultravioletta possono sconvolgere l’equilibrio, innescando una produzione eccessiva di ROS.

Quindi man mano che il corpo invecchia, perde la sua capacità di combattere gli effetti dei radicali liberi. Il risultato sono più radicali liberi, più stress ossidativo e più danni alle cellule, che portano a processi degenerativi, nonché all’invecchiamento “normale”. Per cogliere meglio la potenziale utilità della scoperta bisogna anzitutto partire dalla comprensione di cosa sono i radicali liberi.

Sul piano biochimico i radicali liberi sono atomi molto reattivi ed instabili che, per diventare più stabili, rubano elettroni da altri atomi di altre molecole innescando un processo ossidativo. Ciò può causare malattie o segni dell’invecchiamento perché, secondo la teoria dei radicali liberi sull’invecchiamento (descritta per la prima volta nel 1956), i radicali liberi rompono le cellule nel tempo.

Nel loro studio sui moscerini della frutta, i ricercatori hanno scoperto una strategia di difesa contro i ROS finora sconosciuta osservando la moria delle mosche mutanti pochi giorni dopo l’esposizione a un agente patogeno normalmente innocuo. Il motivo delle morti era una mutazione genetica che impediva la produzione di una proteina che lega il grasso nei reni, con il conseguente accumulo spropositato di radicali liberi nell’organismo.

Da qui la scoperta del loro modo semplice quanto efficace: i fattori di stress fanno sì che i reni del moscerino inizino a produrre la proteina che si lega ai lipidi nel sangue, per poi liberarsene nelle feci. Lo stupore dello strano meccanismo ha fatto sì che il gene mutato e la proteina venissero chiamati Materazzi, come il calciatore vittima del famigerato colpo di testa di Zinedine Zidane nella finale di Coppa del Mondo.

L’auspicio è che la comprensione di questo meccanismo possa tornare utile all’uomo per quell’elisir di lunga vita tanto agognato, nel frattempo aiutiamoci con un corretto stile di vita e una sana alimentazione intercalata ad un buon sushi giapponese.

 

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