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American Sniper, uno sguardo di parte sulla guerra in Iraq

American Sniper di Clint Eastwood è un film basato sull’omonima autobiografia di Chris Kyle, un ragazzo texano arruolato nei Navy Seal ed inviato in Iraq. Questa pellicola ha tutto: un’ottima fotografia, una regia impeccabile e che mostra quanto Eastwood abbia molto da insegnare ancora a livello registico, una recitazione che non supera mai le righe e che rende perfettamente idea delle sofferenze che un soldato americano può affrontare in Iraq, ma ciò che questo film nega al pubblico è la possibilità di avere una propria opinione, è incredibile come tutto sia visto solamente dal punto di vista degli Usa.

Dai tempi di Frank Capra per gli Stati Uniti o il cinema dei telefoni bianchi per l’Italia pochi film usciti nella sale sono stati così palesemente schierati, il pubblico esce dalla sala stordito, si è ritrovato per i 132 minuti della durata della pellicola di fronte ad una propaganda spudorata verso la guerra in Iraq degli americani, nessun compromesso, nessuna via di mezzo, gli Usa sono i buoni, gli altri sono i cattivi. Sembra di essere tornati ai tempi di John Ford e John Wayne in cui gli indiani erano rappresentati solo come il male da estirpare.
I tempi sono cambiati, la società si è evoluta, niente è più o bianco o nero, come nella vita reale anche i film hanno imparato che esistono anche sfumature di grigio, ecco quest’opera da questo punto di vista invece sembra aver fatto un passo indietro. Dentro ad un film con una regia moderna, un montaggio innovativo ed una fotografia ricca di spunti interessanti, (bellissimi i 10 minuti di battaglia raccontati solo dai suoni e dalle voci visto che tutto lo schermo è oscurato dalla sabbia dovuta ad un’impressionante tempesta) una storia senza sbocchi che nega al cinema ciò che ha dovuto lottare per conquistarsi e cioè l’opinione.
Il voto è 6,5 considerando che il ritmo e la qualità del prodotto sono di alto livello, ma non è possibile nel 2015 trovarsi di fronte a dei prodotti di questo tipo, sarebbe bastata un’analisi più approfondita dell’animo dei personaggi rappresentati e non una piatta rappresentazione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Damiano Baccetti

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