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La rivoluzione dei bonus edilizia: tutte le opportunità anche grazie alla cessione del credito di imposta

Per Idea Service "il sistema bancario farà da fulcro moltiplicatore per sostenere e poi rilanciare l’economia e la qualità della vita"

In questo fine settimana abbiamo letto le anticipazioni sulla legge di bilancio 2020 ed ai più è senz’altro saltato all’occhio la proroga di tutti i bonus edilizia fino al 31 dicembre 2021. Attenzione non si parla dell’ormai famoso SuperBonus 110% sul quale si attende la proroga fino al 2023 (così molti esponenti del governo) grazie al rifinanziamento tramite i Recovery Fund, ma di tutta la galassia a contorno egualmente importante e con positive ricadute sull’economia.

Ognuno di noi percepisce l’importanza di questi bonus e soprattutto ognuno di noi conosce le problematiche legate al settore e il suo impatto anche sul sistema bancario dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 2007 e la crisi finanziaria 2008-2012. È noto che negli ultimi 10 anni c’è stata infatti una vera e propria emorragia di imprese, con un calo dell’occupazione di oltre mezzo milione di persone. Nello stesso periodo si è registrata la flessione degli investimenti a livello nazionale, poco più di 71 miliardi di euro, di cui oltre 65 miliardi proprio nel comparto delle costruzioni.

Stimolare la domanda di investimenti immobiliari anche tramite le ristrutturazioni, favorendo i contribuenti con Bonus e SuperBonus può concretamente favorire una svolta nel paese con ricadute positive sulle imprese e la loro redditività, sull’indotto legato al settore costruzioni, sull’occupazione ed anche sul sistema bancario e sui crediti al settore. Non parliamo poi delle aspettative. Sicuramente se, come è probabile, tornerà a salire l’occupazione finalmente le aspettative inizieranno a cambiare e forse gli stimoli a pioggia potranno favorire la ripresa dei consumi, cosa al momento fallita miseramente.

Il ruolo delle banche sarà cruciale come accade ormai da quasi mille anni nello sviluppo delle economie democratiche e moderne.

Focalizziamoci sui bonus che verranno rinnovati: Bonus facciate (privati ed imprese, importantissimo per esempio per gli alberghi), Bonus Mobilia (solo privati e non cedibile ma importante per il settore), EcoBonus (privati ed imprese), SismaBonus (privati ed imprese), Bonus Giardini (privati e non cedibile) e naturalmente SuperBonus 110%.

Non ci dilungheremo sugli aspetti tecnico amministrativi ormai assimilati e sicuramente fondamentali e decisivi in ogni Bonus e soprattutto nel SuperBonus 110%, piuttosto vogliamo approfondire il ruolo la potente novità introdotta dall’articolo 1211 che prevede la cessione del credito e/o lo sconto in fattura per molti crediti edilizi (altri articoli della legge 77/2020 prevedono la cessione del credito di imposta affitti e covid) e sulle ricadute della creazione di una sorta di “moneta fiscale” parallela e forse molto utile in questa fase rispetto al classico canale moltiplicatore del credito bancario.

A nostro avviso, oltre l’accattivante e imprevedibile percentuale del 110% la novità più importante legata all’Ecobonus e al Sismabonus è la possibilità di cedere il credito d’imposta a terzi (anche banche) senza limiti.

Una sorta di canale di stimolo che utilizza lo scambio del credito fiscale per fare incontrare la domanda di investimento con la necessità di liquidità. Tale moneta fiscale non ha valore legale ma viene accettata volontariamente, e si può trasferire tra operatori e cittadini, e può essere riconosciuta dallo Stato sia al dipendente che al lavoratore autonomo in situazioni di emergenza o in caso di investimenti o incentivi.

Un effetto previsto o non previsto ma sicuramente con ricadute al momento potenzialmente molto positive visto il drammatico andamento dell’economia (ultime proiezioni del PIL Italia – 9% dopo un decennio di non crescita – unico paese Ocse a non essere cresciuto dopo la crisi 2008)

Anche l’Agenzia delle entrate ha riconosciuto che il credito d’imposta può essere ceduto dal proprietario dell’immobile, che ne ha maturato il diritto, sia all’impresa costruttrice sia a banche o altre istituzioni finanziarie, a persone fisiche o giuridiche, senza limiti particolari.

I cessionari a loro volta potranno sempre cederlo a terzi, fino a che non si troverà qualcuno che ha una capienza adeguata, cioè un debito fiscale superiore al credito d’imposta. Di fatto una cartolarizzazione ad ampio raggio. Stanno addirittura nascendo piattaforme che vogliono creare una sorta di “mercato secondario” dove ci sia lo scambio dei crediti già ceduti (si pensi a Sibonus di Infocamere).

Naturalmente ogni cessione avrà un prezzo, anche perché l’Agenzia delle entrate ha previsto che non si applichino gli ordinari limiti, piuttosto stringenti, alla compensazione dei crediti d’imposta. Non solo la possibilità di cedere il credito è tutelata anche dal comma 4 dell’articolo 121 dove si legge che il “i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito ricevuto” mantenendo indenne la funzione di trasmissione del credito ceduto tra più soggetti.

Come accennato però senza il supporto del sistema bancario tutto questo sarebbe impossibile! E riteniamo che solo attraverso un maggior impegno delle banche specie per supportare le aziende nell’acquisto del credito con l’opzione dello sconto in fattura e/o la costruzione di prodotti ad hoc (ad esempio per finanziare il Bonus facciate alberghi), si otterrà il vero contributo decisivo per il paese e l’economia.

Con la cessione del credito e/o lo sconto in fattura si riesce a trasferire risorse dai settori in eccesso di liquidità ai settori produttivi (attenzione, è in discussione la possibilità di cedere anche il credito in ricerca e sviluppo) riducendo in parte il rischio di credito! Sicuramente vi sono ancora aspetti da approfondire dal lato degli affidamenti concessi alle aziende per i finanziamenti ponte, ma è altrettanto vero che tramite il meccanismo individuato dall’art. 121 si riduce parte dei rischi nelle pratiche di affidamento sia grazie alla breve durata del finanziamento ponte sia dalla presenza stessa del credito di imposta che va a sostituirsi dopo pochi mesi al credito concesso alle aziende.

Dal lato privato poi il rischio di credito si riduce ulteriormente e non sussiste neanche l’esigenza di valutare il reddito prodotto dal cliente per la copertura delle rate. Anche in questo caso il finanziamento ponte si conclude con la fine lavori e la conseguente cessione del credito a copertura degli anticipi concessi per l’esecuzione dei lavori.

Ovviamente è impossibile azzerare il rischio ma possiamo affermare che in questo caso per l’istituto di credito capiente da un punto di vista fiscale l’acquisto del bonus fiscale può risultare conveniente e poco rischioso (ad oggi non vi sono richieste di specifici accantonamenti dei crediti fiscali acquistati con la cessione del credito).

Per concludere, ma non meno importante, anche dal lato economico si può individuare una convenienza specie se paragoniamo il tasso interno di tendimento di un acquisto del credito con gli attuali rendimenti dei titoli di Stato italiani. Limitandosi all’ipotetico acquisto alla pari di un SuperBonus 110% l’impresa o il cliente cedente rientrano dell’investimento senza perdite mentre l’impresa o la banca cessionaria ottengono un tasso del 3,26% lordo annuo comprando a 100 un credito consentirà un recupero fiscale di 110 in 5 anni.

Certo qualcuno pagherà il conto! E tutti noi sappiamo che questo intervento è concesso finanziandosi a debito, un “debito buono” come direbbe Mario Draghi che contribuirà al rilancio della economia, alla riduzione del lavoro nero, al miglioramento delle aspettative economiche nel medio periodo ed anche a migliorare l’ambiente (il 37% delle emissioni mondiali di anidrite carbonica deriva dalle case in cui viviamo) ed a ridurre il rischio sismico delle nostre abitazioni; obiettivi appena richiamati dal piano europeo denominato NextGenerationEU sul quale si baserà gran parte della ripresa post Covid.

Forse, quindi, non solo finanza (importantissima), non solo economia (fondamentale) ma anche uno slancio verso un miglior connubio tra economia-finanza-ambiente e qualità della vita. Un compito nel quale anche questa volta il sistema bancario farà da fulcro moltiplicatore per sostenere e poi rilanciare l’economia e la nostra qualità della vita.

Il team di Idea Service

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