Le relazioni ai tempi del coronavirus, l’adolescenza: “Ora sei pronto Peter… vai!”

L'età dell'esplorazione del fuori in un tempo che obbliga a stare dentro. Le riflessioni e i consigli degli psicologi del consultorio 'La famiglia' di via del Fosso

Nuovo e ultimo appuntamento del lunedì curato dall’Acf con gli psicologi Daniele Filippi e Gaia Bullentini sulle relazioni ai tempi della pandemia, del distanziamento sociale e delle convivenze senza interruzioni. Per quanto le libertà della fase 2 abbiamo allentato la pressione questo è e rimane un momento storico di domande e riflessioni possibili. Quella di oggi è dedicata all’adolescenza. 

Peter Pan
peter pan

Eccoci di nuovo, stavolta a parlare dell’impatto e delle ripercussioni di questo macigno di virus sul mondo caotico e complesso delle relazioni dei genitori con figli… adolescenti.
Ci rendiamo conto che di fronte a tutti i problemi che si trovano a dover gestire in questo momento i ‘grandi’, potranno sembrano sciocchezze quelli di chi ‘grande’ proprio non lo è ancora. Vi assicuriamo però che è una bella sfida chiedere ad un adolescente, che per la fase di vita in cui si trova, dovrebbe per definizione vivere di esplorazione e di relazione nel ‘fuori’ per costruire la propria identità, rimanere forzatamente chiuso ‘dentro’.

Per loro si tratta di un grosso sacrificio che tuttavia può rappresentare anche una sorta di allenamento, impensabile da gestire per i genitori fino a qualche tempo fa. Ma qual è un buon modello da proporre? Non c’è una risposta universale, soprattutto quando spesso i messaggi che vengono mandati sono piuttosto contraddittori. Se il ragazzo sta troppo ‘dentro’ tra lezioni al computer e videogiochi allora probabilmente sarà invitato ad uscire un po’: “levati di lì e vai a prendere un po’ d’aria che quel computer ti frigge il cervello!”; al contrario se starà troppo fuori allora verrà ripreso con la tipica frase: “senti un po’ questa casa non è un albergo!”.

Un adolescente non sarà mai al posto giusto, se con ‘posto giusto’ si intende quello che vorrebbe il genitore, per il semplice fatto che per natura in questa fase di vita per definire la propria identità tenderà a fare un po’ di testa sua, ritenendolo l’unico modo utile per cominciare a capire chi è e se una sua testa ce l’ha. Se il genitore riuscirà a negoziare con le sue richieste (non dandogliele vinte, ma neanche rendendolo dipendente da sé), potrà svolgere in questo periodo una funzione fondamentale, quella di essere un porto sicuro dal quale l’adolescente potrà tornare ma anche ripartire.

In questo particolare momento i genitori sono chiamati a contenere e aiutare a gestire le eventuali difficoltà emotive dei loro figli adolescenti, filtrando le proprie angosce e instaurando comunque un dialogo fondato sull’onestà dei vissuti che essi stessi sperimentano durante questa situazione.

Siamo arrivati al termine di questa piccola rubrica. Crediamo che ognuno abbia trovato il proprio modo di rispondere all’emergenza: chi cantando dai balconi, chi criticando chi cantava dai balconi, chi ha continuato a fare l’aperitivo del venerdì davanti al pc non volendo cambiare le proprie abitudini e potremmo andare avanti all’infinito. Quello che vogliamo sottolineare è che ognuno si è trovato di fronte a qualcosa di nuovo, spaventoso e insensato ed ha cercato una propria modalità per affrontarlo. Ciò che non si conosce atterrisce e l’unico modo per controllare la paura è quello di cercare di dare un senso. Abbiamo provato a farlo anche noi e adesso siamo pronti per la prossima fase. Quale sarà?

 

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