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Le rubriche di Lucca in Diretta - Giornalismi

Libri con i quotidiani? Sì, ma solo di qualità

Vi ricordate i (meravigliosi) anni Novanta del giornalismo? Quelli in cui i giornali quotidiani erano l’inserto di libri, videocassette e album di figurine. Quelli in cui, forse, l’informazione ha iniziato lentamente a declinare, diventando sempre di più realtà commerciale e sempre meno di funzione pubblica in attuazione all’articolo 21 della Costituzione.
E’ un sistema che non funziona più. “Colpa”, o merito, dei libri venduti su internet e dello streaming. Della multimedialità e della diversa fruizione di letteratura, saggistica e film.

Ma ci sono delle eccezioni, come ha dimostrato di recente l’instant book sul viaggio in Terra Santa di Papa Francesco, venduto assieme al quotidiano il Tirreno e che in poche settimane ha bruciato le 4mila copie mandate in stampa. Un successo di cui ha parlato il direttore del quotidiano livornese Roberto Bernabò nell’incontro alla Fondazione Banca del Monte di Lucca. Anche per lui è stata una sorpresa: “Di tanto in tanto – ha detto – si verificano queste situazioni che superano ogni crisi e l’indifferenza e il torpore culturale diffuso”. Che quindi può non essere superato solo con il gossip o
la vera o presunta leggerezza dell’informazione. E anche con il contributo pubblico o semipubblico, chiamato a sostenere iniziative che abbiano le caratteristiche della qualità e dell’interesse culturale diffuso e a verificarne, poi, l’efficacia.
E per il futuro? Il Tirreno è orientato a “rischiare” ancora: “Per prima cosa – dice Bernabò – pensiamo di presentare dei prodott che puntino sull’identità. Che non significa becero campanilismo, ma la capacità di approfondre le radici attraverso lo studio della tradizione. Poi punteremo su libri di qualità e di interesse pubblico, anche se non è facile, visto che la piccola editoria è in difficoltà e non si trovano tanti prodotti di questo tipo a diffusione regionale. Ma il libro su Papa Francesco dimostra che ci sono temi che a volte si pensa che non funzionino ma che poi funzionano meglio degli inflazionati libri di cucina e di giardinaggio”.
Bernabò, alla fine, spiega anche il segreto dell’ultimo successo: “Il termometro – dice – è mia mamma, che mi ha chiesto se sarebbero state diffuse altre copie per le sue amiche che non lo avevano trovato in edicola. Questo è stato il campanello che mi ha fatto capire che l’operazione era riuscita”.
E anche la Fondazione Banca del Monte raccoglie la sfida: “La Fondazione – ha detto Alberto Del Carlo, presidente dell’ente di piazza San Martino – ha molta fiducia nella capacità di questi strumenti di educare l’opinione pubblica. E’ questa la funzione autentica della stampa, se agisce in maniera intelligente”.
Ecco, il problema è proprio questo…

Enrico Pace

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