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Il Crest torna all’attacco di Rossi sulla sanità: “Basta tagli, no alle Asl di area vasta”

Sanità nelle aree marginali della Toscana, non ci siamo. Lo sostiene ancora il Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana, rete di comitati civici della Toscana marginale, movimento di cittadini apartitico ed indipendente, che si rivolge nuovamente al presidente Enrico Rossi, segnalando varie criticità. Le stesse già segnalate in una lettera del 18 luglio scorso a cui non è seguita, spiega la vicepresidente del Crest, Eva Giuliani, alcuna risposta. “Io sono sicura – sottolinea – che in Toscana ci sia ancora una buona sanità, tutto dipende però da dove si vive, quanti soldi si hanno e quali parametri si considerano. Sì, perché la Toscana che lei governa in sanità da 15 anni – la vicepresidente del Crest si rivolge direttamente a Rossi – ha creato cittadini di seria A (chi vive nei capoluoghi ed ha tutti i servizi) e cittadini di serie B (chi vive in periferia, in montagna, sulle piccole isole o in zone rurali). Cittadini con minori servizi e diritti ma con uguali doveri”.

“Nelle classifiche dei Lea la Toscana ha superato l’Emilia, ad esempio, perché ha chiuso – aggiuge – i punti nascita sotto 500 parti l’anno ritenuti pericolosi. È successo in Lunigiana. Non è ritenuto pericoloso lasciare una donna in gravidanza senza assistenza, perché nell’ultimo trimestre i controlli deve farli a Massa e al momento delle doglie deve percorrere un’ora di strada di curve, senza neppure un ginecologo o un’ostetrica reperibile che la possa accompagnare in caso di emergenza? Solo questo stanno chiedendo i comitati, ma nessuno li ascolta. Lo stesso vale per l’assistenza pediatrica: nei piccoli ospedali si chiudono i reparti di pediatria, nel migliore dei casi resta il day service fino alle 8 di sera e nei notturni e nei festivi il pediatra non è neppure reperibile. Non ci sono soldi per i bimbi di Volterra, Orbetello o della montagna pistoiese. Quanti soldi? 8.000 euro l’anno per la reperibilità di un pediatra. Lei presidente e l’assessore Marroni continuate a dirci che la Toscana è al top, che è un sistema perfettibile e che comunque, con i tagli imposti, avete salvato il sistema pubblico. Noi dei comitati pensiamo che si siano fatte delle scelte sbagliate e a pagarne le spese sono stati in primis i cittadini delle zone marginali ma in generale tutti i toscani. Sono stati costruiti 4 nuovi ospedali con un project financing che è un cappio al collo per 19 anni. Prato e Pistoia sono a 10 minuti uno dall’altro, Prato a 10 min da Firenze. C’era davvero bisogno di investire tutte queste risorse e duplicare ospedali e reparti? A Lucca la piazzola dell’elisoccorso è inagibile perché costruita vicino alle case e scoperchia i tetti. E del resto della Toscana, quella più fragile, quella ai margini, che ne è stato? Impoverita, tagliuzzata, dimenticata perché bisogna risparmiare. Intanto i costi dei servizi dati in appalto al gestore dei nuovi ospedali sono lievitati a dismisura. Ora le Asl pagano di più per le pulizie, il servizio mensa, la sterilizzazione strumenti e pagano anche per i posti letto non utilizzati. Si accentra tutto, non si combattono gli sprechi o le duplicazioni di reparti a 10 minuti di distanza mentre a San Marcello, zona montana, non si può avere neanche il pronto soccorso (scritto sui Patti Territoriali) e in Valdinievole un reparto di Pediatria o una Cardiologia h24 come indicato nel piano sanitario. Mancano i posti letto. L’attività chirurgica è stata sospesa nei 3 nuovi ospedali e a Pescia perché mancano i posti letto di medicina. Si è scaricato il problema sui cittadini, su chi non si è voluto vaccinare. Il problema vero non sono le poche vaccinazioni, ma il fatto che a Pistoia c’è quasi il 40% dei posti letto in meno: abbiamo 2.33 posti letto invece che 3.7 come indica il ministero. Vogliamo parlare delle liste di attesa? Credo che chiunque conosca bene il problema. In un incontro a dicembre l’assessore aveva promesso di rivedere territorio per territorio l’attuazione dei patti territoriali e le criticità, anche con i comitati. Noi lo stiamo ancora aspettando. Vorremmo farle fare un viaggio in ambulanza dall’Abetone a Pistoia sdraiato sul lettino. Siamo certi che anche senza dolori, cambierebbe il suo punto di vista e rivaluterebbe la necessità di un Pronto Soccorso a San Marcello. L’elisoccorso non può essere considerato la panacea di tutti i mali, semplicemente perché non può volare quando c’è nebbia, vento, bufere di neve e in alcune località neanche di notte. Eppure all’isola d’Elba, che non ha una rianimazione, ci si affida solo a quello. Lo stesso in montagna pistoiese. State giocando alla roulette russa con la vita delle persone. Noi non vogliamo pagare il conto di cattive gestioni, buchi delle Asl, corruzione, sprechi o quant’altro. Non stiamo chiedendo la luna. Vogliamo risposte dalla politica regionale e provinciale, vogliamo sicurezza. Abbiamo chiesto a tutti i consiglieri regionali di votare degli emendamenti al piano sanitario approvato a fine legislatura a tutela delle zone disagiate. Sono stati bocciati a maggioranza. Non c’è stato un consigliere Pd che abbia votato a favore. Neppure uno per sbaglio. Tagli e risparmi mascherati da ottimizzazioni. Di investimenti in sanità nessuno ne parla. Il problema sono le risorse e la soluzione proposta dalla regione Toscana è l’accorpamento delle Asl in tre macro Aziende. Quanto si risparmierà con questa operazione? C’è uno studio, un prospetto sul risparmio stimato, sugli scenari futuri? Una valutazione sui pro e sui contro? No. Lo avete scritto voi nero su bianco. E che ne sarà delle periferie e dei margini, magari montuosi o in mezzo al mare delle tre mega Asl? Che peso avranno se già adesso non si riesce a tutelarle? Noi un quadro riusciamo ad intravederlo: un milione e mezzo di cittadini nella Asl centro, bilanci giganti indecifrabili, accesso agli atti sempre più difficile, forte accentramento di potere con direttori lontanissimi di nomina politica che avranno come priorità quella di compiacere chi li ha messi lì, prepensionamenti senza nuove assunzioni, de-mansionamento nell’assistenza ai cittadini. A subirne le conseguenze saranno i cittadini e i lavoratori in sanità. Saremo tutti ‘più numero e statistica’ e ‘meno persona’. E intanto ci viene spiegato che si farà meglio con meno. Visti i ‘potenziamenti’ che abbiamo subìto, come possiamo crederci?”.

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