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Vaccinazione di massa, Comilva contrario all’accordo fra Regione e pediatri di famiglia

“I recenti annunci di accordo fra la regione Toscana e i pediatri di famiglia  sulle incentivazioni economiche ai pediatri di famiglia con l’obiettivo di “migliorare e ampliare i servizi assistenziali rivolti alla popolazione pediatrica, favorendo l’adesione da parte delle famiglie ai programmi vaccinali, esavalente, morbillo, Hpv …”, attuando l’atto vaccinale nello studio dove di norma il pediatra esercita la sua attività, riporta alla luce “discutibili” modalità di promozione delle vaccinazioni stesse a scapito di una più ampia politica di approccio alla salute a tutto campo”. La pensa così il coordinamento del Movimento Italiano per la libertà di vaccinazione.

“A prescindere dagli importi economici (si parla di fatto di diverse migliaia di euro a pediatra) – si legge in una nota – ci preme sottolineare come questo ennesimo accordo sia costruito, sempre e comunque, sul paradigma vaccinale e su evidenze “scientifiche” a senso unico, totalmente appiattite sulla presunta sicurezza ed efficacia dei vaccini e sull’atteso effetto benefico indiretto costituito dalla ben nota “herd immunity”, ovvero “immunità di gregge”. Quello toscano non è certamente l’unico accordo del genere in Italia visto che questa politica, attuata anche per altre campagne vaccinali come quella antimeningite e antinfluenzale. Non possiamo che ribadire tutta la nostra disapprovazione rispetto a queste politiche “aziendali” che coinvolgono, seppur su base volontaria, dei professionisti preposti alla tutela della salute dell’infanzia: in primis per il fatto di mercificare un aspetto così importante come la prevenzione, rendendolo elemento premiante non tanto di un atteggiamento scrupoloso e attento del medico verso i reali bisogni del bambino e della sua famiglia quanto piuttosto di un semplice atto vaccinale massivo, del tutto avulso da ogni logica di approccio personalizzato alla salute”.
“Il pediatra diventa – prosegue Comilva – in tutto e per tutto, una succursale dell’azienda sanitaria, semmai con la parvenza di un approccio più umano e meno “meccanico”, stile catena di montaggio. Tutto concorre verso l’obiettivo della copertura vaccinale, con l’avvallo pseudoscientifico della minima copertura utile (maggiore al 95 per cento), la cui efficacia viene smentita ogni giorno di più da studi che rilevano come siano inutili le coperture vaccinali totalizzanti, quando di fatto la durata della copertura immunitaria è limitata e non servono nemmeno a proteggere contro il contagio della malattia, per non parlare poi della diffusione della malattia stessa attraverso la vaccinazione. Saremo altrettanto curiosi di verificare poi se e come il pediatra riuscirà  in modo obiettivo a raccogliere le segnalazioni di reazioni avverse, tanto quanto dovrebbero fare (e non fanno) le aziende sanitarie, e quale destinazione avranno le schede compilate dai genitori che normalmente si vedono negare dai medici questo atto dovuto nel momento in cui si verifica un danno da vaccino, talmente sbandierata è la presunta sicurezza della profilassi. Già la relazione Aifa del 2012 parlava del grave fenomeno dell’under reporting, chiedendone conto: dove siamo oggi e perché non si promuove in modo corretto la farmacovigilanza? Occorre rendersi conto che sono in gioco le vite e il futuro dei nostri figli: nulla va lasciato al caso e, tantomeno, si può accettare una politica miope che mira alla massificazione della vaccinazione lasciando in secondo piano un bilancio di salute che deve essere valutato nel tempo, lungo tutto il percorso di sviluppo del bambino che va accompagnato nell’età adulta minimizzando gli interventi sanitari. Perché la salute non si misura né in dosi vaccinali, né in premi di produzione per chi le somministra. Il Comilva intende promuovere in tal senso una “campagna informativa e di sensibilizzazione mirata” in tutte le città italiane, con il coinvolgimento di istituzioni e politici”.

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