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In Regione il dibattito sui valori culturali e religioni comuni ai popoli del Mediterraneo

I valori culturali e religiosi comuni ai popoli del Mediterraneo è il tema che è stato al centro della terza sessione dei lavori del convegno in palazzo Panciatichi. “Le religioni non possono essere considerate qualcosa di superfluo, arcaico, destinato ad essere superato dal progresso scientifico, tecnologico, filosofico – ha sottolineato il presidente della Commissione per le politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica, Vannino Chiti, introducendo i lavori del pomeriggio – L’Occidente deve fare un’attenta considerazione dei valori loro propri – ha affermato citando Papa Benedetto XVI – In assenza di questa considerazione, c’è il rischio di non comprendere il resto del mondo”.

“Come, attraverso analisi religiose e culturali, possiamo superare le difficoltà politiche, che per anni non sono state risolte?”. E’ questa la domanda fondamentale da porsi, secondo Joseph Levi, rabbino capo della comunità israelitica di Firenze e della Toscana centro-orientale. “È una sfida per tutti i popoli dell’area. Dobbiamo inventare nuovi canali di collaborazione, nuovi canali di incontro fra i popoli, anche al di là e al di sopra dei governi – ha affermato – Sono convinto che la stragrande maggioranza della popolazione non vuole altro che una vita tranquilla per costruirsi il futuro, convinti che le culture cristiana, islamica, ebraica condividano gli stessi valori”.
“La nostra ispirazione nel lavoro di quindici anni nel Mediterraneo è stata una grande cultura della riconciliazione – ha dichiarato Massimo Toschi, consigliere del presidente della Regione Rossi – Se non c’è una nuova cultura, anche politica, non si va da nessuna parte. Questa è la sfida. La cultura della guerra sta diventando la cultura dominante, ma mostra ovunque il proprio fallimento in Iraq, in Libia, in Siria”.
“È un segnale importante, che in un incontro come questo, non vengano emarginate le religioni”, ha rilevato monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ricordando che a venti anni dalla cichiarazione di Barcellona “il grande patto euro-mediterraneo è una sfida aperta e di una grande incompiuta, perché tutto si può dire tranne che quel mare sia uno spazio di pace e stabilità”. Secondo Monsignor Mogavero ‘una maggiore comprensione tra le tre grandi religioni presenti nell’area, faciliterà una maggiore tolleranza e comprensione reciproca”.
“Vediamo l’altro come nemico. Dobbiamo invece vedere il diverso come una risorsa”, ha ribadito Izzedin Elzir, presidente dell’Unione delle comunità islamiche in italia ed Imam di Firenze. “Troppo spesso siamo chiamati a dare una ‘copertura’ alla politica. Dobbiamo invece collaborare, ognuno nel proprio ruolo – ha osservato – In Italia manca ancora una legge sulla libertà religiosa”
“La libertà religiosa è un diritto dell’uomo – ha ribadito Oliver Roy, professore del Robert Shumann Centre for advanced studies – È la libertà di poter liberamente praticare il proprio culto in pubblico, ma anche la libertà di non praticare affatto”.

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