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Piani di settore regionali allineati al nuovo modello, ok del Consiglio

Con un solo testo legislativo, che modifica ben venticinque leggi regionali in vigore, si punta ad allineare tutte le politiche di settore al nuovo modello di programmazione introdotto dalla legge regionale 1/2015, che vede nel programma regionale di sviluppo (Prs) l’atto fondamentale di indirizzo per i prossimi quattro anni e nel Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr), con la relativa nota di aggiornamento, la specificazione degli indirizzi e l’indicazione degli interventi dell’anno successivo.

È questo l’obbiettivo della proposta di legge 167, illustrata in aula dal presidente della commissione Affari istituzionali Giacomo Bugliani (Pd), che snellisce le procedure e rivede profondamente gli strumenti previsti per attuare le strategie del Prs 2016-2020. L’atto è stato approvato a maggioranza con i voti favorevoli di Pd, articolo 1-Mdp, i voti contrari di Lega nord, M5S, Fi e Sì.
“La disciplina che interviene su imprese e attività produttive – ha spiegato Bugliani – è cambiata pochi mesi fa e le modifiche hanno già tenuto conto delle novità. Su tutto il resto possiamo individuare tre tipologie”. “La prima – ha specificato il presidente – riguarda le leggi di programmazione settoriale che hanno come riferimento un piano che non è stato più riproposto: le nuove modalità di attuazione sono essenzialmente delibere di Giunta regionale, che attuano gli interventi previsti dal Defr e dalla nota di aggiornamento”. Ad esempio, si tratta delle norme sulla tutela e difesa dei consumatori, sulla cittadinanza di genere, sull’ educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro.
La seconda tipologia disciplina la proroga di alcuni piani, come il piano integrato delle infrastrutture e della mobilità (Primm), le norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, il piano ambientale ed energetico regionale. La terza tipologia riguarda i piani che saranno elaborati nel corso della legislatura corrente per tenere conto del riordino istituzionale, come la legge sulla caccia e quella sulla pesca, che sono anche veri e propi atti di governo del territorio.
Per quanto riguarda altri piani, che derivano da norme nazionali, sono stati fatti interventi di mera manutenzione, come nel caso della legge per la protezione e la bonifica dall’amianto, della proroga del piano di risanamento e qualità dell’aria, della legge per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale, in riferimento ad alcuni aspetti delle politiche abitative.
Fino all’approvazione del nuovo Piano sanitario sociale integrato regionale (Pssir), saranno prorogati il Piano per lo sport e il Piano di indirizzo per l’immigrazione, approvati nel corso della legislatura passata, le cui politiche confluiranno, appunto, nel nuovo Pssir.
Voto contrario alla proposta di legge è stato espresso dal capogruppo di Sì Tommaso Fattori. “Si eliminano un gran numero di piani e programmi – ha detto Fattori – creando un modello complessivo che presenta un’eccessiva genericità. C’è sottrazione di spazio al Consiglio, alla partecipazione interna al Consiglio per approfondire diversi settori, alla cittadinanza e ai portatori di interesse, insomma a tutti coloro che vengono consultati per i piani. Infine, di fatto c’è una delega forte alla Giunta”.
“E’ una norma compendio del nuovo piano regionale di sviluppo – ha detto il consigliere Pd Massimo Baldi – non più pensato per piani ma per progetti. Questa è l’innovazione della programmazione regionale”. “Con questo atto – ha concluso Baldi – completiamo il secondo punto di appoggio del piano regionale di sviluppo che pensa la Toscana ambiziosa negli indirizzi che si propone, credibile e trasparente in quello che fa”.

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