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Sanità nelle aree periferiche, sì in Regione alla mozione per di attenzione alle zone montane

Primo piano su un nuovo modello dell’assistenza socio-sanitaria nelle aree marginali e periferiche nella nostra regione, anche in vista della discussione del piano socio-sanitario già avviata con l’informativa della giunta svolta in consiglio regionale qualche tempo fa. Ad introdurre la riflessione è la mozione sottoscritta dal Pd e approvata a maggioranza dall’aula, illustrata dal primo firmatario Marco Niccolai. Hanno dichiarato il proprio voto di astensione M5S, Sì Toscana e Lega.

In base a quanto previsto nel piano regionale di sviluppo 2016-2010, e nella prospettiva del nuovo piano socio sanitario integrato regionale, la mozione impegna la giunta a proseguire nella “politica di attenzione alle zone montane per la valorizzazione e qualificazione dell’assistenza socio-sanitaria in queste aree al fine di definire un modello quanto più possibile omogeneo di gestione ed erogazione delle prestazioni”. Con riferimento ai presidi ospedalieri, la Giunta è impegnata al contempo a definire sul territorio regionale le situazioni che possano ricadere in zone particolarmente disagiate – così come previsto nel decreto 70 dell’aprile 2015, “assumendo i relativi orientamenti all’interno del Piano sanitario e sociale integrato regionale 2018-2020” (Pissir).
Come precisato da Niccolai si tratta di sottoporre all’attenzione del consiglio regionale “una delle questioni di cui si dibatte spesso nei nostri territori”, anche in collegamento alle singole realtà territoriali. “Ci sono realtà e risposte differenziate” ha detto il consigliere, ma allo stesso tempo serve un modello di sanità nelle zone montane e periferiche che assicuri alcune “invarianti comuni”. Bisogna “mettere in pratica scelte organizzative” tenendo conto non solo dei presidi ospedalieri ma anche della sanità territoriale.
Andrea Quartini (M5S) ha apprezzato “questo parziale ripensamento della maggioranza”, ma ha parlato di un “atteggiamento molto superficiale e parziale, forse per recuperare consenso nella montagna pistoiese”. Il consigliere ha motivato il voto di astensione, comunque, con il fatto che “dal 2015 chiediamo che l’ospedale di San Marcello sia riqualificato, mentre invece è stato derubricato: non è un presidio ospedaliero e la salute di quei cittadini non è assolutamente garantita. Abbiamo presentato una mozione perché la giunta si impegni per lo meno a garantire che il Pronto soccorso sia degno di questo nome”.
Per Paolo Sarti (Sì Toscana) “è chiaro che  le intenzioni sono buone, per modificare gli eventi nefasti di questa riforma che non aveva tenuto conto del territorio, e ora i nodi vengono al pettine”. Il consigliere ha citato alcuni dei passaggi della mozione, dalle definizioni – come quella di ‘area disagiata’ – al previsto rafforzamento delle Botteghe della Salute per contrastare lo spopolamento. “Questi servizi non sono in crisi solo nelle aree disagiate, sono un motore indispensabile in tutto il territorio”. Sarti ha quindi annunciato il voto di astensione.
Astensione anche per Luciana Bartolini (Lega Nord), che ha ricordato come anche la zona di Pescia sia “carente” quanto a servizi: “l’ospedale è stato un po’ smantellato – ha detto – ed avevamo ragione a protestare su questo punto”. Bartolini ha denunciato anche la mancanza di “distretti intermedi”, tra l’ospedale e la casa.
Niccolai ha replicato in chiusura citando una serie di iniziative sulla sanità a Pistoia – tra cui l’inaugurazione domani del nuovo reparto di ostetricia e ginecologia –, salvo ricordare comunque che l’oggetto della mozione “non era di fare il punto sulla sanità in provincia di Pistoia”. Bensì quanto descritto nell’impegnativa poi approvata dall’aula.

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