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Discariche, Arpat rivela: nessun certificato prevenzione incendi

La nuova audizione dei vertici Arpat in Commissione d’inchiesta in merito alle discariche sotto sequestro e al ciclo dei rifiuti, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5s), si è rivelata “una opportunità per approfondire le tematiche legate ai 33 impianti presenti in Toscana, alle 8 discariche attive” ma anche, e soprattutto, una “grande occasione di conoscenza dalla quale partire per migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti”.

Direttore generale e direttore tecnico di Arpat, rispettivamente Marcello Mossa Verre e Guido Spinelli, accompagnati dai responsabili dei dipartimenti di Grosseto, Piombino e Pistoia – le province delle tre discariche già dissequestrate Cannicci, Cassero e Rimateria – hanno offerto un quadro della situazione regionale che ha soddisfatto i commissari. “Sono emerse notizie molto importanti e sconosciute fino ad oggi” ha dichiarato il presidente a margine dei lavori di oggi, mercoledì 17 ottobre. E tra quelle su cui ha assicurato un lavoro accurato, la notizia che per le discariche “non è richiesto il certificato di prevenzione incendi”. Un elemento giudicato “clamoroso” da Giannarelli anche perché i fenomeni di combustioni sono frequenti e sono tra i motivi ricorrenti di sequestro. Esiste, sul punto, una circolare del ministero dell’Interno ma l’assenza di una richiesta specifica preoccupa anche perché così viene escluso a priori un parere da parte dei vigili del fuoco. “C’è molto da fare a livello nazionale ma soprattutto a regionale” ha detto il presidente citando anche il tema, strettamente collegato, delle coperture delle discariche. “Ci è stata spiegata la differenza tra copertura definitiva (molto consistente e regolata con decreto legislativo 36 del 2003 per impedire l’ingresso di acqua e la fuoriuscita di biogas ndr) e giornaliera (di altezza compresa tra 10 e 15 centimetri, ha l’obiettivo di impedire la dispersione in aria delle frazioni più piccole ma anche per contenere le emissioni odorigene ndr) attuata dallo stesso gestore sulla quale dobbiamo intervenire per renderla più adeguata possibile e per impedire possibili incendi” ha spiegato il presidente.
Altro tema affrontato, quello delle fideiussioni “sulle quali abbiamo chiesto un’analisi approfondita”. Tutti elementi di indagine che la commissione sta affrontando e dai quali stanno emergendo “spunti di riforme normative a livello europeo, nazionale e regionale che dobbiamo assolutamente affrontare nei prossimi mesi” ha concluso Giannarelli.
E proprio su questi spunti si è inserito il vicepresidente Francesco Gazzetti (Pd) che ha parlato di una seduta “davvero molto interessante” che ha permesso anche di “mettere in fila una serie di temi che ritengo saranno molto utili anche per la stesura del documento finale”. “Vorremmo infatti avanzare delle proposte concrete, anche in termini di produzione legislativa e il confronto con i tecnici della dirigenza Arpat è stato davvero molto utile” ha detto Gazzetti che ha ringraziato l’agenzia toscana per il contributo offerto e “per il lavoro che quotidianamente svolge. Siete un presidio fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente toscano ma anche per la tutela della cittadinanza” ha concluso.
Nel corso dell’audizione si è inoltre data notizia della costituzione di un gruppo di lavoro tecnico regionale sul tema rifiuti (delibera di giunta 30 del 21 maggio 2018) coordinato dal direttore della direzione ambiente ed energia e composto dal dirigente del settore “servizi pubblici locali, energia e inquinamenti”, dal dirigente del settore “bonifiche ed autorizzazioni rifiuti”, dal direttore generale di Arpat e da un componente in rappresentanza di Arrr (Agenzia recupero risorse). Secondo quanto riportato in delibera, il gruppo di lavoro dovrà redigere un documento ricognitivo della situazione impiantistica regionale con l’individuazione degli “eventuali interventi migliorativi desumibili dalle Best available techniques (Bat) di settore, in accordo con il gestore dell’impianto”. Il documento dovrà inoltre individuare le “azioni da intraprendere per dare soluzione alle ulteriori criticità indicate dalla relazione”.
Sul gruppo e sul lavoro che si sta svolgendo, Arpat ha informato che tra le “criticità più rilevanti” in Toscana c’è quella relativa al Css, il combustibile solido secondario ossia il derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi, il cui recupero energetico non è più possibile perché mancano gli impianti e viene quindi conferito in discarica.

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