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Protesi al seno Allergan, la Regione si attiva per informare sui rischi: “Ne sono state impiantate 6mila”

Un gruppo tecnico “costituito da specialisti con il compito di identificare le azioni da intraprendere per assicurare la massima sicurezza” delle pazienti con pregresso impianto di protesi mammaria a fini ricostruttivi ed estetici; un centro di ascolto regionale che risponde al numero verde 800.556060 e che dal 27 dicembre scorso “ha risposto a circa 190 pazienti; la diffusione a mezzo internet attraverso il sito istituzionale di una “corretta informazione”; l’invio di una nota informativa ai medici di medicina generale con “chiare indicazioni su presentazione clinica e percorso di diagnosi e cura”; la definizione di un percorso clinico assistenziale condiviso per la presa in carico dei pazienti sintomatici per possibile sieroma tardivo periprotesico. Sono queste le azioni “tempestive” messe in campo dalla Regione Toscana dopo la decisione, a fine dicembre 2017, della multinazionale Allergan spa di ritirare alcuni tipi di protesi mammarie dal commercio, che l’assessore alla sanità Stefania Saccardi, ha elencato in Consiglio rispondendo all’interrogazione del capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi.

In tutta la regione, si stima che “il numero delle protesi Allergan erogate negli ultimi cinque anni siano circa 6mila”. “Il dato è riferito al numero di dispositivi, pertanto non corrisponde in maniera puntuale al numero delle pazienti” ha chiarito Saccardi citando casi come un singolo impianto o reimpianto sulla stessa persona.
L’assessore ha inoltre rilevato che i “dati epidemiologici e scientifici resi disponibili dalla letteratura di settore, non danno indicazione per il richiamo delle singole pazienti. Viene prevista la singola sorveglianza solo nei casi sintomatici, ovvero con insorgenza di un sieroma freddo tardivo periprotesico”. Per la pazienti asintomatiche, ha continuato, “non ci sono indicazioni su possibili approfondimenti diagnostici utili a definire la classe di rischio o anticipare l’insorgenza della malattia”.
Indeciso sull’essere soddisfatto o meno, si è dichiarato Marcheschi che ha rilevato come 6mila protesi in cinque anni “siano davvero tante” e sembra che le pazienti “non siano state tranquillizzate più di tanto”.

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