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Tpl, Mobit e le consorziate: “Fiduciosi nel lavoro della magistratura”

Le aziende che hanno presentato l'esposto: "Abbiamo rilevato una serie di anomalie"

Le aziende del trasporto pubblico facenti parti del consorzio che ha perso la gara regionale non ci stanno. E reagiscono alle affermazioni del governatori Rossi alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati.

Mobit tiene a precisare che, in riferimento all’indagine in corso, il “Consorzio è semplicemente parte offesa e che come tale sta collaborando con le autorità inquirenti nella misura in cui è consentito dalla legge”.

“Rimettiamo invece al mittente le accuse che vogliono questa indagine come un tentativo di bloccare la gara del tpl – scrive Mobit – che ha visto recentemente fissata la data dell’udienza di merito del Consiglio di Stato per il prossimo 8 ottobre e le cui dinamiche processuali, tutt’altro che concluse procedono indipendentemente dall’inchiesta penale. Esprimiamo solidarietà ai nostri consorziati che hanno ritenuto di presentare un esposto sulla vicenda della gara Tpl limitandosi ad esporre alle autorità inquirenti i fatti accaduti. Aspettiamo, fiduciosi nell’operato dei magistrati, gli esiti dell’indagine per comprendere cosa sia effettivamente accaduto nell’interesse di tutti i cittadini”.

Anche la Cap di prato e la Copit di Pistoia prendono la parola parlando di “una serie di anomalie e di singolarità, nel corso della procedura di gara pubblica, hanno indotto” le due società consorziate a riferire i fatti alla competente procura della Repubblica, rispettivamente nel giugno e nel dicembre scorsi.

“Sono stati riferiti fatti – spiegano Cap e Copit -, non opinioni, lasciando naturalmente alle indagini della Procura i necessari accertamenti. A proposito della intervista resa dal presidente Rossi in data 13 novembre 2015, le due società hanno rappresentato alla procura che il presidente, dando la gara per vinta da Ratp aveva manifestato malcelato disprezzo per le società toscane ed elogi per la Società francese Ratp. Viceversa, Ratp (e con lei Autolinee Toscane, che fa parte del gruppo) non aveva vinto niente, giacché era ancora in corso la valutazione da parte della commissione giudicatrice del Pef (piano economico finanziario) – sostengono – presentato dai due concorrenti: valutazione che è stata effettuata soltanto dopo l’intervista, in data 17 novembre 2015, mentre l’aggiudicazione provvisoria a favore di Autolinee Toscane è avvenuta ancora dopo, in data 2 novembre 2015”.

Le due società toscane hanno chiesto quindi alla Procura di verificare se, attraverso le dichiarazioni del presidente Rossi, “sia stato condizionato ed influenzato l’operato della commissione giudicatrice, la quale, dopo l’intervista, aveva svolto il suo esame ed aveva concluso che il Pef prodotto (anche) da Autolinee Toscane era coerente e sostenibile rispetto alle prescrizioni di gara. Tale verifica appariva ancora più necessaria per la circostanza che il Tar Toscana, con sentenza in data 21 settembre 2016, aveva annullato l’aggiudicazione in favore di Autolinee Toscane-Ratp proprio per la non conformità e la non coerenza del Pef, con ciò palesando il rilievo essenziale che tale documento possedeva ai fini della aggiudicazione della gara e la valutazione antigiuridica che ne aveva fatto la commissione giudicatrice”.

“Si osserva infine – si legge ancora nella nota – che la procura ben avrebbe potuto e dovuto chiedere la archiviazione, qualora avesse ritenuto infondati gli esposti, e che essa – viceversa – sta procedendo, dopo lunghi mesi di indagini. In quanto poi alle scomposte dichiarazioni del Presidente Rossi, che tratta da calunniatori gli autori degli esposti e delle denunce, le persone e le Società interessate reagiranno nelle competenti sedi giudiziarie”.

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