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Furti, truffe ad anziani e ricettazione: sgominata la banda che agiva in Liguria e Toscana

Tre dei 14 colpiti dal provvedimento restrittivo percepivano il reddito di cittadinanza

Furti in casa, truffe ad anziani e ricettazione: in 14 accusati di associazione a delinquere.

Nelle prime ore della mattinata di oggi (20 ottobre), militari del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri della Spezia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale locale, nei confronti di 14 persone che, a vario titolo, erano sottoposte ad indagine per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, truffe ad anziani e ricettazione.

L’operazione, denominata Settimo comandamento, oltre che il levante ligure, ha interessato una vasta area del Nord Italia, nelle province di Torino, Varese, Monza-Brianza e Massa Carrara, con l’impiego di circa duecento carabinieri, supportati da elicotteri ed unità cinofile di Villanova d’Albenga, nonché da squadre operative dei reggimenti e battaglioni carabinieri Piemonte, Liguria e Toscana, con il supporto della compagnia carabinieri per la Marina diella Spezia.

Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica spezzina, erano partire ad agosto dello scorso anno a seguito di una serie di furti e truffe in abitazione tra le province della Spezia e di Massa Carrara ed hanno interessato alcuni nuclei familiari di origine sinti piemontesi, alcuni dei quali stabilitisi da diversi anni in provincia della Spezia, che avevano costituito uno stabile gruppo allo scopo di commettere una numerosissima serie di truffe pluriaggravate in danno delle fasce deboli, furti in abitazione, furti in esercizi commerciali e rapine. Al gruppo è stato infatti contestato il reato associativo, in ragione proprio della ripartizione dei compiti e del carattere di continuità e stabilità.

La paziente attività degli investigatori ha consentito di ricostruire, attraverso indagini sia tradizionali che tecniche, oltre cento episodi di reati contro il patrimonio commessi nell’arco degli ultimi anni in provincia della Spezia, nonché in Toscana ed Emilia Romagna.

Nel corso delle indagini è stato riscontrato che il gruppo commetteva reati soprattutto ai danni di anziani, individuati quali obiettivi ideali poiché è più vulnerabili e più facili da sopraffare in caso di un’eventuale reazione.

I malviventi agivano con totale insensibilità e particolare spietatezza e accanimento nei confronti delle vittime, anche quando queste manifestavano visibili precarie condizioni di salute fisica. Pur di portare a termine la loro attività, gli autori non si facevano scrupolo di usare violenza sulle vittime. In più occasioni, nel corso delle registrazioni ambientali, gli indagati hanno fatto riferimento alla possibilità d’immobilizzare la loro vittima per farsi consegnare denaro o preziosi.

Il gruppo ha dimostrato alta professionalità nei furti, messi a segno, solitamente, dopo accurati sopralluoghi e informazioni fornite da affidabili “basisti”, oltre che impiegando di una vasta tipologia di attrezzi da scasso, compresi utensili di ultima generazione come i divaricatori idraulici (in dotazione anche ai vigili del fuoco) per scardinare inferriate e porte blindate.

Gli indagati operavano anche utilizzando spray al peperoncino per rendere inoffensivi i cani o talvolta da spruzzare per assicurarsi la fuga, guanti per non lasciare impronte, cappellini ed occhiali per travisare il viso e non essere riconosciuti.

Accurate precauzioni erano prese nell’uso dei telefoni cellulari e radio portatili al fine di eludere eventuali intercettazioni telefoniche. La disponibilità economica consentiva l’acquisto di microscopie, di scanner e di autovetture destinate all’attività predatoria, che venivano poi modificate, clonando o alterando le targhe e cambiandole nel corso della commissione del reato per eludere i controlli.

Una rete di ricettatori consentiva poi la rapida vendita di gioielli e valori.

Dagli accertamenti svolti con il supporto del nucleo ispettorato del lavoro carabinieri della Spezia negli archivi dell’Inps, è emerso che tre dei colpiti da provvedimento restrittivo percepivano il reddito di cittadinanza, così come altri loro nove familiari, nonostante sia stato documentato un tenore di vita brillante, con auto di grossa cilindrata, viaggi, cene a base di tartufo e grigliate a base di kobe.

Ulteriori indagini sono tuttora in corso.

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